Berlusconi Mediaset senatore a vita
La protesta di FI in Aula il 30 giugno scorso. (fonte: ilfattoquotidiano.it)

Berlusconi senatore a vita” è il motto che nelle ultime settimane Forza Italia sta ripetendo con forza dentro e fuori le aule del Parlamento. Il motivo è presto detto: la dirigenza di Forza Italia, a distanza di sette anni dalla conclusione processo Mediaset e un anno dalla morte del giudice Amedeo Franco, ha reso pubblica una registrazione audio del 2013 (risalente a poco dopo la sentenza Mediaset) in cui quest’ultimo sostieneva che il processo sia stato un “plotone di esecuzione” nei confronti del Commendatore.

Dunque, in virtù di queste “rivelazioni” sul processo Mediaset, è sopraggiunta la senatrice forzista Licia Ronzulli per proporre l’elezione di Berlusconi a senatore a vita, proprio a causa della condanna che gli costò 4 anni di carcere (seppur effettivi da scontare 0). Ronzulli insiste che il cavaliere deve essere “risarcito politicamente” . Risarcire, come se la politica dovesse seguire le logiche di un contenzioso tra privati, una lite portata di fronte ad un magistrato. Un’ipotetica nomina di Berlusconi a senatore a vita si configurerebbe come un paradosso, una compensazione non dovuta ad un uomo che, al di là di Mediaset, non merita di certo un posto privilegiato nelle istituzioni italiane. 

Senatore a vita vs. seratone a vita

Ad ora di pranzo del 30 giugno scorso alcuni noti deputati di FI, capitanati da Maria Stella Gelmini, Antonio Tajani e Maurizio Gasparri, hanno improvvisato un sit-in di fronte a Palazzo Madama a suon di “Verità per Berlusconi”. In contemporanea, faceva sponda una protesta dentro l’Aula di Montecitorio nella quale gli striscioni rotolati da FI chiedevano “Giustizia per Berlusconi”. Ai sensi della Legge Severino, che non permette di ricoprire ruoli istituzionali a chi è stato condannato in via definitiva, Berlusconi fu stato escluso dalla possibilità di ricandidarsi dal processo Mediaset fino a metà 2018. Il tentativo nemmeno troppo velato di riabilitare la figura del Cavaliere a livello istituzionale non si completa probabilmente nella richiesta di eleggere Berlusconi senatore a vita. Dalla sua riabilitazione a metà 2018 frange isolate e generalmente più liberali della destra italiana sognerebbero già il Cavaliere come nuovo Presidente della Repubblica nel 2022.

Un grande cliché per il quale l’intera campagna di riabilitazione di Berlusconi potrebbe eventualmente prendere piede a livello mediatico (ne siamo ancora ben lontani) è la tendenza a dimenticare in fretta. Anche nel caso di personaggi che, fino a qualche anno fa, rappresentavano l’intero fulcro della vita istituzionale italiana. Dov’è finito il Cavaliere in questi anni? Resta pendente sul capo una condanna a 4 anni di carcere nel 2013 con l’accusa di frode fiscale; 3 anni su quattro gli vengono condonati con l’indulto, mentre nell’ultimo anno ha servito come volontario per 4 ore consecutive a settimana in un centro anziani. Con 45 giorni di sconto sulla pena, in conclusione.

Mediaset
Manifestazione a Milano in sostegno di Berlusconi senatore a vita. (fonte: Affariitaliani.it)

Nonostante, dalla discesa in campo nel 1994, sia finito iscritto nel registro degli indagati almeno 30 volte, Silvio Berlusconi fino al 2013 ha potuto tranquillamente sedere nelle sedi della democrazia rappresentativa italiana. Un perseguitato, direbbero i suoi. Uno sfuggito, invece, direbbero altri, poiché da Mangano stalliere di Arcore in poi, Berlusconi ha fatto ben poco per meritarsi la nomi a a senatore a vita. 

Una tale nomina sarebbe ancor più improbabile con il processo Ruby Ter ancora in corso. In una wave estiva di appropriazioni e paragoni improbabili ad opera della destra italiana (Salvini che si rivendica Berlinguer, in primis), si inserisce l’azzardato accostamento proposto da Tajani di un Berlusconi come Dreyfus, entrambi perseguitati dalla giustizia. Berlusconi, l’inguaribile lumbard il cui operato da politico resta oscuro tanto quanto la parallela carriera da imprenditore, ha ben poco a che vedere con quel Dreyfus – ufficiale di artiglieria, vittima dell’anti-semitismo francese di fine ‘800. Il J’accuse di Émile Zola venne in soccorso proprio per smascherare come l’anti-semitismo coprisse uno scandalo militare deviato dalla “ragion di Stato”, imprigionando di conseguenza Dreyfus sull’Isola del Diavolo senza alcuna prova. Berlusconi, nel caso, potrebbe assumere il ruolo dell’antagonista in questa storia.

Berlusconi senatore a vita
“La Traitre”, disegno di fine ‘800 che mostra la scena della degradazione dell’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus

Infine, non fa mai male ricordare chi sono gli attuali senatori a vita della Repubblica italiana. Lasciando da parte Mario Monti, nominato per le circostanze da Giorgio Napolitano, anche lui senatore a vita di diritto, non si capisce come e perché proprio Berlusconi debba affiancare, tramite onorificenza del Presidente della Repubblica: Elena Cattaneo, biologa ed esperta ricercatrice sia sulla malattia di Huntington che sulle cellule staminali; Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984; Renzo Piano, l’architetto genovese che, tra le altre opere, co-progettò il Centre Pompidou a Parigi negli anni ’70; e Liliana Segre, politica e attivista, testimone dell’Olocausto – oltre alle due lauree ed i due dottorati honoris causa. 

Sarebbe curioso, quindi, capire dove scorgere le basi morali, legali o politiche per la nomina di Silvio Berlusconi senatore a vita. La senatrice Licia Ronzulli dovrebbe sapere che tale ruolo non è un “risarcimento” politico dovuto a nessuno, bensì una nomina di merito del Presidente della Repubblica a cittadini e cittadine che si sono distinti ” in campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Ecco, Berlusconi ha, forse, l’unico merito di aver segnato un’epoca. Ma quello di restare lontano dalle istituzioni e dalla politica è un suo dovere ancor più grande, che potrebbe tornare a coltivare in maniera più decisa – questa volta per il bene dell’Italia.

Lorenzo Ghione

Lorenzo Ghione
Studente magistrale di relazioni internazionali all’Università di Bologna, Bolognese di nascita, ho vissuto un anno a Lione (2015-2016) ed uno a Parigi (2018-2019) per motivi di studio e, perché no, di conoscenza. Studio, mi interesso e quindi scrivo principalmente di migrazioni internazionali, rapporti tra Africa ed Europa, politica interna ed estera italiana e francese. Scrivo e milito nella convinzione che l’atteso cambiamento, la fine della crisi, rivoluzione, non possano avvenire né solo tramite le parole né solo attraverso le azioni. “Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere”. (Gramsci)

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