A Silvio Berlusconi, il più grande leader della sinistra di sempre

Anzitutto, questo non è un elogio funebre, né un coccodrillo per il Cavaliere. Lo è, semmai, per la sinistra italiana – o se volete, una richiesta di eutanasia.

Perché giovedì scorso Silvio Berlusconi ha compiuto ottant’anni e come si fa di solito nelle grandi ricorrenze, oltre a trasmettere panegirici sulle reti Mediaset ogni trenta secondi, le cifre tonde sono sempre la migliore occasione per riflettere e considerare.

Il #brainch della domenicaIn realtà ci sarebbe poco da dire in merito: da qualsiasi punto di vista lo si consideri, Silvio Berlusconi appare come un vincente, un uomo che ha saputo emergere dalla massa ed ottenere tutto ciò che voleva, condensando intorno a sé un potere ben più ampio di quello politico o economico: una sorta di venerazione che tracima dai normali canoni della leadership e sfiora con pericolosa approssimazione il culto sacro.

Ancora adesso, giunto ormai sul viale del tramonto, è più facile imbattersi in chi conserva di lui il ricordo di colui “che ha dato lavoro a migliaia di famiglie” piuttosto che di colui che ha condotto l’Italia alle soglie del baratro. Quello in cui stiamo sprofondando con una cieca anestesia e il sorriso beato dell’ignoranza in volto.

Il Cav ha saputo incidere ed influire così profondamente sulla storia e la cultura italiana da segnare per sempre un’epoca, la Seconda Repubblica, che è già parte integrante della mente collettiva e dei paradigmi socio-politici. Il berlusconismo è dentro ognuno di noi, allo zenith o al nadir delle nostre coscienze, e traccia la rotta di ogni modello comportamentale con cui l’Italia odierna si trovi ad interfacciarsi.

La verità è che Silvio Berlusconi, per quanto amato o odiato, incensato o criticato, ha semplicemente saputo porre in atto ciò che la maggior parte degli italiani farebbe, se solo potesse: ha comandato, corrotto e manovrato, frodato il fisco e eluso la concorrenza, ha giocato a fare l’onnipotente e si è intrallazzato con graziose signorinelle, fino a confrontarsi con l’ineludibile dovere di scoprirsi umano, e in quanto tale debole, fallace, mortale.

Prova ne sia il già difficile compito di affidare una così grande eredità – con lui ancora in vita – e le conseguenze sui marchi che ne hanno caratterizzato la carriera: da Mediaset in crisi di ascolti a Forza Italia in crisi d’identità, passando per il nuovo Milan made in China.

Mi rendo conto che il mio possa sembrare, a conti fatti, un elogio. È purtroppo la mera constatazione di quanto un singolo uomo, che invece reputo una disgrazia, una sciagura, nonché un fuorilegge incallito, abbia potuto modificare geneticamente il nostro modo di agire e di pensare, condannandoci a cloni o repliche della stessa storia (leggasi “Matteo Renzi”) per chissà quant’altro tempo ancora.

E infatti, e soprattutto, il capolavoro di Silvio Berlusconi è stato di natura politica, nell’annichilire l’avversario, la sinistra, in una perpetua subalternità culturale.

In questa foto, il più grande riferimento della sinistra italiana insieme a Massimo D'Alema
In questa foto, il più grande riferimento della sinistra italiana insieme a Massimo D’Alema

Nessuno come lui ha saputo spezzare la dialettica, svilire il confronto ideologico e costringere il nemico a una perenne rincorsa verso una sindrome di Stoccolma politica, una prigionia di consensi, spostando il conflitto su campi fino ad allora sconosciuti – quelli del populismo – e di fatto condannando la sinistra a una meschina caratterizzazione oppositiva, quell’anti-berlusconismo che oggi è diventato anti-renzismo e che, comunque, proprio non riesce a convertirsi in null’altro che antagonismo.

Per questo Silvio Berlusconi è stato il più grande leader della sinistra degli ultimi trent’anni: ha saputo guidarne il popolo e indirizzarne l’azione, sebbene dall’altro verso, certamente più dei vari Prodi, D’Alema, Veltroni e Bersani. Ha svuotato il confronto, personalizzato il conflitto, fino a condurre amenamente gli avversari in una perenne crisi d’identità, quella che a sinistra genera divisioni e frammentazioni e costringe i militanti a una gastrite cronica.

In sintesi, a Silvio Berlusconi bisogna solo riconoscere di aver saputo interpretare, plasmare e sfruttare fino in fondo il mondo: quello che un manipolo di utopici sognatori s’illude ancora di poter cambiare.

A domenica prossima, lettori cari.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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1 commento

  1. Analisi perfetta di un fenomeno che ha trasformato l’Italia, gli Italiani e, ahimè, la Sinistra….Bravo Emanuele, farai grandi cose!!!

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