Il Natale a Napoli è poesia che stupisce e magia che unisce
Foto: Francesco Fortunato Orlando

Il Natale a Napoli è una festività molto sentita. Fra tradizione e innovazione, la magia del Natale napoletano riesce ancora a unire le persone.

Napoli sprigiona sempre poesia, 365 giorni all’anno. Ma nel periodo che va da fine novembre a metà gennaio, la città e i suoi vicoli straripano più del solito di suoni, profumi e colori: è la magia del Natale a Napoli. Dall’arte del presepe ai piatti tipici delle festività, passando per le usanze e le tradizioni più antiche che ancora oggi vengono osservate, il Natale a Napoli è un fantastico viaggio verso un mondo da scoprire e assaporare in compagnia di familiari o amici.

L’inizio del Natale a Napoli: l’8 dicembre

Anche se la via dei presepi, San Gregorio Armeno, situata nel centro storico di Partenope si riempie di turisti pronti a curiosare le novità dell’anno già dal mese di novembre, i preparativi per le festività natalizie iniziano, come da tradizione, il giorno dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre. È in questo giorno che in ogni casa fanno la loro comparsa i due simboli natalizi per eccellenza: l’albero e l’immancabile presepe, simbolo del Natale a Napoli.

Dato così il via ai preparativi natalizi, si attende il giorno della vigilia preparando squisiti dolci che imbandiranno la tavola per tutta la durata delle festività. Per il Natale a Napoli c’è solo l’imbarazzo della scelta: dagli struffoli, piccoli pezzi di pasta frolla fritta e conditi con il miele e i “diavulilli”, ovvero i confettini colorati, agli immancabili roccocò, biscotti alle mandorle a forma di ciambella dalle origini medievali. Per la loro particolare durezza, i roccocò si prestano molto bene a essere intinti nello spumante, nel vino bianco o in alcuni superalcolici. Altri immancabili dolci natalizi sono i mustacciuoli, biscotti a forma di rombo ricoperti interamente di cioccolato e i raffiuoli, dolci di pan di Spagna ricoperti di una glassa di zucchero.

Gli zampognari

Un’altra importante tradizione del Natale a Napoli è rappresentata dagli zampognari. La storia degli zampognari si perde nella notte dei tempi, così come la storia della zampogna, uno strumento musicale a fiato simile alla cornamusa per suono e caratteristiche. Per la Novena della festività dell’Immacolata e per quella della festività del Natale, gli zampognari sfilano per il centro storico di Napoli intonando canti natalizi e ricevendo piccole offerte in denaro in segno di riconoscenza. È una tradizione tipica anche di molte altre località del sud Italia, specialmente delle località montane.

La vigilia del Natale a Napoli

Il giorno del 24 dicembre è usanza per i napoletani passeggiare per le strade della città per godersi l’atmosfera natalizia e per provvedere agli ultimi acquisti in vista del cenone e dello scambio dei regali. Spesso, il pranzo della vigilia è composto da una pizza fritta, un particolare calzone fritto e ripieno. Tradizione più recente, ma vivamente sentita dai napoletani, è quella di riunirsi davanti alla televisione per godersi la celeberrima commedia di Eduardo De Filippo, “Natale in casa Cupiello”.

Al cenone della vigilia i piatti a base di pesce dominano la scena, poiché la tradizione cristiana vuole che non si consumi la carne nei giorni di vigilia. Il baccalà e il capitone non mancano su nessuna tavola di Natale, così come l’insalata di “rinforzo”, preparata con cavolo e verdure sott’olio. Per il cenone della vigilia del Natale a Napoli non può mancare la frutta secca, rinominata “o’spass”: noci, pistacchi e arachidi fanno capolino sulle tavole natalizie, pronti per accompagnare i commensali durante l’attesa della nascita di Gesù.

La Tombola

Sapevate che il gioco della tombola è un’invenzione tutta napoletana? Grandi amanti del gioco del lotto, i napoletani inventarono il gioco della tombola proprio come sostituto casalingo del gioco del lotto. La tombola, così come il lotto, è legata alla “Smorfia”, un libro dei sogni che attribuiva un significato a ogni numero, in modo da poter giocare al lotto i numeri con un significato propizio. La sera della vigilia, dopo il cenone, ci si riunisce per giocare a tombola, aspettando la mezzanotte per la processione del “Bambiniello”. A ogni numero estratto, il giocatore incaricato di apporre i numeri da 1 a 90 sul cartellone della tombola recita il significato che la “Smorfia” attribuisce a quel numero. Alcuni numeri famosi? Il numero 42, ‘o caffè, il numero 48, ‘o muorto che parla e il numero 90, ‘a paura.

‘O bambiniello

È tradizione, il giorno dell’Immacolata, preparare il presepe senza il personaggio di Gesù Bambino. Solo dopo la mezzanotte del 25 dicembre Gesù Bambino, detto “‘O Bambiniello” viene posizionato nel presepe, accanto agli altri personaggi già predisposti. Allo scoccare della mezzanotte si porta il “Bambiniello” in processione per la casa, illuminata soltanto dalla luce delle candele, cantando “Tu scendi dalle stelle”.

Gli auguri e i regali

Dopo aver posizionato ‘O bambiniello nella grotta del presepe, arriva il momento degli auguri e si auspica ai presenti salute e tranquillità. Lo scambio degli auguri è subito seguito dallo scambio dei regali. Anche se sono i più piccoli ad attendere questo momento, per gli adulti rappresenta comunque un momento significativo. I regali possono essere scambiati anche la mattina del 25 dicembre o durante il pranzo di Natale. Anche per il pranzo del 25 dicembre la parola d’ordine è abbondanza. I piatti di solito sono a base di carne, a differenza dei piatti del cenone della vigilia, che sono a base di pesce. Non mancano i contorni di verdure, la frutta secca e i dolci natalizi. Il pranzo di Natale, di solito, si protrae fino al tardo pomeriggio inoltrato e ci si intrattiene giocando a tombola e a giochi di carte.

Il Natale a Napoli è tutto questo e molto altro. Non basterebbe una rubrica intera per parlare di quanto sia sentito il Natale e di tutte le forme in cui questa festività si manifesti in una città dalle mille anime come Napoli. C’è però un’ultima cosa da provare a raccontare: il senso di convivialità che c’è dietro tutto questo. Perché, al di là di tutto ciò che di consumistico questa festa ha portato con sé nel nuovo millennio, è bello credere che abbia portato con sé anche una parte di umanità, una voglia genuina di trascorrere qualche giorno in compagnia di familiari e amici, un bisogno di staccare per un po’ la spina dai doveri e dalle ansie che accompagnano spesso la nostra frenetica vita occidentale. A Napoli, pensare ancora al Natale come momento di felicità e spensieratezza è possibile, ritrovarne l’essenza perduta è un sogno realizzabile. Perchè, non importa se in miseria o in nobiltà, questa città sa sempre come ritrovare un po’ di serenità. E, se proprio non dovesse riuscire a ritrovarla, avrebbe la fantastica capacità di inventarsela. Buon Natale a te, Napoli.

Anna Rita Orlando

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