Le Sardine al capolinea. Non ci metteremo a piangere, ma...
Fonte immagine: ilpost.it

Le ultime parole di Mattia Santori, con una discreta probabilità, hanno decretato per il movimento delle Sardine la fase del tramonto. In realtà, qualcosa che lasciasse intendere uno stop, perlomeno temporaneo, alla vita politica del Paese era già trapelato, alla luce anche delle ripetute gaffe dell’esponente principale dello stesso movimento.

La pausa di riflessione” così come proclamata dalla reggenza del movimento, servirà tra le altre cose a mettere in piedi un cantiere di idee per il futuro e chissà se, effettivamente, ci sarà all’orizzonte quella di trasformare ciò che fino ad oggi è stato un semplice attivismo, in una vera e propria realtà politica di partito. Aspirazione nemmeno troppo entusiastica se si considera l’ampia adesione popolare che si è registrata dal 2019, anno della consacrazione, ad oggi. 

Come già accennato, i vertici delle Sardine, nell’ultimo periodo, hanno dovuto fare i conti,  sempre più frequentemente, con la gogna mediatica. Ripercorrendo le vicende più recenti si fa effettivamente fatica a tollerare alcune ambigue “uscite” nel corso delle loro ultime apparizioni. Tra tutte spicca la vicenda Benetton, in seguito alla quale è stata avanzata l’accusa per le Sardine di essere vicine ai “poteri forti”. Tuttavia lo stesso portavoce si sarebbe difeso, dichiarando che i vertici del movimento presenti lo erano a titolo strettamente personale nell’ambito del convegno svoltosi a Treviso, presso il centro culturale Fabrica, nel quale ha presenziato il magnate Luciano Benetton, finanziatore e ideatore dello stesso centro.

Bisogna altresì rilevare che sempre Santori, il portavoce del movimento, ha ammesso con una discreta umanità lo sbaglio e, dato che sbagliare è in fin dei conti un atto umano, si può scegliere di essere un minimo indulgenti, sottraendolo ad un fin troppo severo e sproporzionato linciaggio mediatico. Dopotutto, il bilancio finale del loro attivismo politico non può ridursi a giudizi tout court, approssimativi, né si può liquidare miseramente chi ha comunque dato voce a migliaia di cittadini che, in modo del tutto ragionevole, non si rivedono nelle attuali figure politiche. 

L’indulgenza che applicheremmo agli scivoloni di Santori & Co. se non altro può essere giustificata dal fatto che quantomeno le Sardine, dalla loro costituzione, hanno risvegliato in maniera significativa alcuni dei sentimenti socialisti più di quanto qualsiasi esponente politico di Sinistra avesse apertamente fatto nel corso degli ultimi anni. Con questo dato non si vuole togliere nulla ad alcuni “superstiti” della cara Sinistra, che purtroppo vivono sotto l’ombra dei giochi politici o godono di scarsa visibilità, ma i numeri che le Sardine hanno portato nelle piazze italiane non si registravano da tempi immemori

Il merito dell’ampio consenso ricevuto può annoverarsi nella difesa dei suddetti ideali attraverso l’imponente partecipazione attiva e una considerevole mobilitazione di piazza. Tutto questo si è tradotto in un forte entusiasmo di chi pensava, verosimilmente, di ritrovarsi ormai impotente di fronte alla crescente deriva populista e sovranista. Questa nuova linfa è risultata vitale, soprattutto in un momento politicamente incerto come quello attuale. Pertanto dovremmo evitare di macchiarci, per il bene delle masse risvegliate sotto i comuni ideali antirazzisti, antifascisti e ambientalisti, di eccessivo giustizialismo.

Ad ogni buon conto, il movimento delle Sardine può anche prendersela comodamente, qualora decidesse di tornare a fare politica. Piuttosto, ciò di cui avrebbe urgentemente bisogno la comunità di sinistra è di una giovane, carismatica guida di chiara ispirazione socialista che sappia raccogliere in sé la fiducia di chi ormai, da tempo, l’ha persa e fa fatica a ritrovarla. 

Gianmarco Santo

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