La Via Campesina, movimento sociale, globalizzazione
Fonte: Instagram @eliagraziosiphoto

Ogni anno nella cittadina di Porto Alegre, in Brasile, si riunisce una rete di movimenti sociali globali ed eterogenei (ambientalisti, femministi, per i diritti umani e l’economia solidale, solo per citare alcune istanze di questi movimenti new global). Si tratta di una realtà poco conosciuta che propone una visione alternativa della globalizzazione sotto svariati punti di vista. Il nome di questo incontro, Forum Sociale mondiale, richiama un altro meeting che avviene a Davos annualmente, ma che rappresenta il simbolo della globalizzazione neoliberale, il Forum Economico mondiale. Fra questi, spicca un movimento sociale in difesa dei contadini e dell’agricoltura su piccola scala, La Via Campesina, che s’impegna a favore dell’agroecologia, dei diritti dei contadini e della sovranità alimentare. La lotta compiuta da questo movimento contadino mira a contrastare l’eccessivo potere acquisito dalle multinazionali che operano nel settore alimentare e che fanno business a scapito degli ultimi e degli oppressi. Di fatti, lo smodato sfruttamento della risorse naturali distrugge e affligge non soltanto la natura, ma anche le relazioni sociali e le possibilità di sopravvivenza delle comunità di tutto il mondo. 

La storia del movimento sociale contadino che lotta contro le multinazionali del cibo

Per comprendere il contesto in cui si inserisce La Via Campesina sembra opportuna una piccola digressione sulle pratiche promosse dalla reti di movimenti sociali internazionali in vista di un’economia e uno sviluppo più sostenibile. Il suo disegno è quello di creare una vera e propria globalizzazione dal basso che parte dalla “società civile globale” e che mira a una giustizia a livello mondiale.

Nell’immaginario collettivo il viaggio in mongolfiera rappresenta una spinta liberatoria verso l’alto e una metafora di libertà e innovazione. Eppure, i lillipuziani ne “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift hanno adottato un strategia che consente di tessere reti tra i tiranti dei palloni e di mantenersi saldi a terra, nonostante la leggerezza del volo. Questa metafora viene utilizzata da Andrea Saroldi in “Costruire economie solidali”, edito EMI, per descrivere efficacemente le pratiche e le esperienze di economia solidale, come quelle proposte dai movimenti sociali mondiali. In questo senso, tradizione e innovazione non appaiono più come contraddizioni e lo scambio continuo di informazioni consente la diffusione di una cultura della convivialità fra popolazioni diverse e apparentemente lontane. Questa serie di leggere mongolfiere ben ancorate sul territorio, alle storie e alle persone, sono allo stesso tempo libere dal peso costituito dai quei comportamenti nocivi che lasciano tracce indelebili sull’ambiente e sulla società. 

Fondata nel 1993 in Belgio il movimento sociale internazionale La Via Campesina è costituito da milioni di piccoli contadini, giovani e donne, indigeni, migranti e senza terra da tutto il mondo (182 organizzazioni da 81 paesi), rappresentando una vera e propria alleanza che promuove la solidarietà  fra i produttori del Sud e del Nord globale. Dopo qualche mese dalla fondazione, la tornata di negoziazioni denominata “Uruguay Round” del GATT (Accordo generale sulle tariffe e il commercio) avrebbe incluso l’agricoltura e il settore alimentare negli accordi, aprendo la strada per l’istituzione dell’Organizzazione mondiale del commercio e trasformando le economie nazionali maggiormente controllabili in un’economia globale guidata esclusivamente dal mercato. Oltre alla Conferenza Internazionale organizzata ogni 4 anni per definire l’agenda futura, La Via Campesina coordina azioni e campagne in difesa delle donne e dei contadini

«Le donne producono il 70% del cibo del pianeta, ma sono marginalizzate e oppresse dal neoliberalismo e dal patriarcato. Giocano un ruolo fondamentale ne La Via Campesina. Il movimento difende i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere e lotta contro tutte le forme di violenza sulle donne.»: recita il sito ufficiale, mettendo in evidenza il nesso fondamentale che corre fra tutela ambientale e diritti delle donne, fra accesso alla terra e discriminazioni di genere.

La Via Campesina, movimento sociale, globalizzazione
Fonte: viacampesina.org

Cibo e globalizzazione: come La Via Campesina lotta per la terra, l’acqua e i territori

In risposta all’emergenza sanitaria globale anche La Via Campesina si è mobilitata in tutto il mondo per un settore che non può affidarsi al virtuale, quello agricolo. Dai coltivatori indonesiani del Serikat Petani al sindacato del lavoro agricolo palestinese, si è tentato di limitare i danni del COVID-19 chiedendo dispositivi di sicurezza per i lavoratori e il potenziamento dei sistemi alimentari.

Nel corso della sua storia le richieste avanzate da questo movimento sociale hanno ruotato intorno a tre assi principali:

  • La difesa della sovranità alimentare, la lotta per la terra e le riforme agrarie per garantire il diritto ad una alimentazione salutare, appropriata alla cultura di appartenenza e composta da cibi prodotti con metodi sostenibili. La priorità viene assegnata a cibi prodotti e consumati localmente, insieme al diritto dei produttori di disporre terre, acqua, biodiversità e sementi non contaminate. Inoltre, per le donne de La Via Campesina domandare una riforma agraria che superi le discriminazioni di genere significa anche redistribuire terre, risorse e diritti.
  • La promozione dell’agroecologia e la difesa delle sementi locali come forme di resistenza nei confronti di un sistema economico incentrato esclusivamente sui profitti. Questo movimento sociale riconosce la capacità dei piccoli contadini, delle popolazioni indigene e degli allevatori di produrre alimenti sicuri per le proprie comunità in maniera del tutto sostenibile.
  • La promozione dei diritti dei contadini e la lotta contro la criminalizzazione dei contadini, spesso sfollati e discriminati dalle multinazionali che negano il loro diritti fondamentali, quali il diritto di lavorare in aree rurali, di avere uno standard di vita dignitoso, di utilizzare le terre, di ottenere giustizia e uguaglianza di trattamento fra i generi. 

A fronte di un sempre più frequente fenomeno di land grabbing (acquisizione a livello globale di terreni presenti solitamente nei Paesi in via di sviluppo), della crescita di colture da destinarsi alla produzione di biocarburanti e l’eccessivo sfruttamento del suolo per incentivare le esportazioni, La Via Campesina cerca di smascherare i rapporti di forza tipici della globalizzazione, che assegna facilmente il ruolo di vincitori e vinti. Da una parte le multinazionali dell’agroalimentare e i Paesi industrializzati si alleano con le élite locali corrotte per acquisire nuove risorse naturali, dall’altra gli ultimi della piramide sociale rimangono vittime della coercizione e della manipolazione, privati delle loro terre e del loro sostentamento. 

Dare una voce internazionale ai contadini significa riconsegnare agli ultimi il necessario per il proprio sostentamento nei Paesi del Sud globale, pur non trattandosi di una questione “esotica” e lontana dall’Occidente industrializzato. Di fatti, il degrado ambientale avanza nei Paesi Europei, come nel caso italiano con 672 specie di vertebrati estinte e 161 a rischio estinzione. Non soltanto le lotte de La Via Campesina riguardano tutti noi, ma le istanze dei movimenti sociali mondiali dimostrano che una globalizzazione alternativa può essere pensata e che nuovi orizzonti possono essere aperti.

Basta intraprendere il viaggio in mongolfiera. 

Rebecca Graziosi

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