Global Strike: come sono andati gli scioperi per il clima finora
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Citando il visconte François-René de Chateaubriand, politico e scrittore francese, «Le foreste a precedere le civiltà, i deserti a seguire». Potrebbe essere questa la frase rappresentativa del quarto Global Strike for Future, lo sciopero globale per il clima che oggi vedrà la partecipazione di milioni di giovani in tutto il mondo. Per Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, «Non c’è più tempo da perdere», non è più il tempo di indugiare, di parlare di tutela ambientale come se fosse un’opzione e non un dovere, un obbligo verso le future generazioni.

I Global Strike fino a oggi

Son passati più di otto mesi da quello storico 15 marzo, dal primo sciopero mondiale per il clima che ha visto circa due milioni di ragazzi manifestare in 2083 città di 125 nazioni diverse. In Italia più di 180 piazze si sono riempite di giovani studenti preoccupati per la crisi climatica e ambientale. Scopo del primo Global Strike, nato grazie all’imperterrito attivismo di Greta Thunberg, era quello di riportare l’ambiente al centro del dibattito pubblico. Le sterili polemiche dei mai stanchi “indignados” del web, gli insensati e tristi insulti dei teorici del complotto, i falsi complimenti dei leader politici mondiali e degli ambientalisti dell’ultim’ora hanno senz’altro rappresentato il raggiungimento di tale obiettivo. È innegabile: di ambiente si parla sempre più, nei talk show, nei palazzi del potere, nelle piazze. Anzi, di ambiente e di clima che muta forse si parla un po’ troppo, il che non è un male, fino a quando la stessa salvaguardia ambientale non diventa oggetto di greenwashing da parte delle aziende e dei partiti politici, fino a che dell’argomento ne parla chi di dovere, fino a quando la materia non inizia ad essere influenzata da fake news che altro non fanno che creare ancora più confusione.

«Siccità e alluvioni, carestie e acqua inquinata, microplastiche, malattie, estinzioni di massa, carenza di cibo: ricordiamo, una volta per tutte, che i disastri ambientali sono disastri umanitari». L’apertura del comunicato di Fridays For Future Italia in occasione del secondo Global Strike for Future era carico di rabbia e delusione. Poco, quasi nulla era accaduto dal precedente appuntamento. Mentre Irlanda e Regno Unito, grazie alle pressioni del movimento ispirato a Greta Thunberg, dichiaravano quantomeno lo stato di emergenza climatica, i leader politici di altri Paesi, dopo essersi ipocritamente complimentati con la sedicenne ambientalista svedese, si voltavano per l’ennesima volta dall’altra parte, rimandando la questione ambientale, ignorando le richieste di aiuto di milioni di ragazzi e ancor di più le avvisaglie di un clima impazzito. Si arrivava così al 24 maggio, al secondo sciopero globale per il clima. «Chiediamo alla politica tutta una rapida ed efficace riconversione del sistema economico e produttivo mondiale e che la tutela del pianeta venga messa in cima alle agende politiche di ogni Paese e continente»: le richieste da parte di Fridays For Future rimanevano immutate, così come l’atteggiamento passivo di chi avrebbe dovuto ascoltare tali istanze.

«Le persone soffrono. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui riuscite a parlare sono i soldi e le favole della crescita economica infinita. Come osate!». Esattamente quattro mesi dopo, nel bel mezzo della prima Climate Action Week, una delle più grandi proteste ambientali della storia, Greta Thunberg attirava su di sé l’attenzione di tutto il mondo con un discorso che di certo ha lasciato il segno. All’Assemblea generale delle Nazioni unite di New York del 23 settembre 2019 ancora una volta la portavoce del movimento ambientalista più giovane di sempre denunciava l’immobilismo della politica mondiale. Tale inazione non scoraggiava affatto i giovani di tutto il mondo che il 27 settembre, data del terzo Global Strike, occupavano le piazze chiedendo irremovibilmente giustizia climatica.

FU.TU.RO. : il manifesto targato Fridays For Future

Per la scrittrice statunitense Pearl S. Buck «L’entusiasmo è il pane quotidiano della gioventù. Lo scetticismo è il vino quotidiano della vecchiaia». Sono molte le perplessità attorno alla lotta ambientalista portata avanti dall’attivista svedese e dal movimento a lei ispirato. Il cinismo porta gran parte del popolo a chiedersi cosa sia stato fatto di concreto a favore della battaglia per il clima e l’ambiente, come se riportare tale battaglia al centro del dibattito mondiale, come se formare una dei più grandi movimenti ambientalisti di sempre fosse cosa da tutti i giorni. Il 14 novembre scorso la Banca Europea per gli investimenti (BEI) ha raggiunto un accordo sullo stop ai finanziamenti ai combustibili fossili: la BEI infatti smetterà di finanziare progetti che fanno uso di petrolio, carbone e gas entro la fine del 2021. L’onestà intellettuale dovrebbe portare gli scettici di cui sopra a chiedersi se tutto questo sarebbe stato possibile senza la pressione mediatica che fino a un anno fa non esisteva.

Un piccolo, grande obiettivo verso un futuro ecosostenibile è stato quindi raggiunto. È chiaro che la battaglia per la tutela dell’ambiente e la mitigazione dei cambiamenti del clima è assai lunga e faticosa, soprattutto se si considerano studi come quello apparso su National Geographic secondo cui «…i principali Paesi produttori prevedono di aumentare l’estrazione di petrolio, gas e carbone del 120 percento in più, entro il 2030, rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C. Tali piani includono la produzione del 280 percento in più di carbone. Questo avvia la Terra verso un riscaldamento di oltre 4°C».

Tali notizie scoraggerebbero anche i più appassionati ambientalisti. Non gli studenti del Global Strike che oggi riempiranno le strade e le piazze di tutto il globo, non le future generazioni per cui la parola “arrendersi” non può essere presa in considerazione. Chiaramente denunciare i problemi ambientali, la crisi del clima, le nefandezze delle lobby petrolifere, l’inefficienza dei politici mondiali non basta. A tal proposito Fridays For Future ha redatto un manifesto per il “FU.TU.RO.” con l’intento di «rispondere a chi vuole screditarci dicendo che “siamo solo dei ragazzini che vogliono saltare la scuola” o che “non sappiamo neanche per cosa protestiamo“». Tre semplici richieste:

Come sono andati i Global Strike per il clima finora
Il manifesto di Fridays For Future
Immagine: fridaysforfutureitalia.it

Non ci resta che scendere in strada con i milioni di ragazzi a cui va garantito un futuro vivibile. Non ci resta che manifestare per mettere sempre più pressione sui nostri politicanti che senza dubbio anche oggi si riempiranno la bocca di belle parole, sfrutteranno l’onda verde per i più beceri fini, parleranno di clima, di gioventù, di ecosostenibilità, per poi tornare a mettere l’illusione di una crescita economica infinita davanti a tutto e tutti. E se nemmeno le manifestazioni pacifiche, appoggiate dagli scienziati di tutto il mondo, basteranno, non ci resta che eliminare democraticamente una classe politica che ci sta portando verso l’oblio, senza cadere nuovamente nella trappola del populismo, avvicinandoci alla scienza e abbandonando una volta per tutte la logica capitalista che altro non fa che alimentare una guerra fra poveri. In attesa della Cop25, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Madrid dal 2 al 13 dicembre, vi invitiamo a prendere parte al quarto Global Strike for Future. «Together we are unstoppable. Change is coming, whether you like it or not».

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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