Filippine: inquinare è una violazione dei diritti umani
Fonte immagine: theconversation.com

Le Filippine: meta da sogno, arcipelago di settemila isole situato nel Sudest asiatico che nel 2018 ha primeggiato nel turismo con un record di 7,1 milioni di visitatori. Proprio il turismo di massa, unito alle cattive abitudini, a una inadeguata gestione dei rifiuti e alla mancanza di controlli, sta trasformando questa destinazione sempre più ambita nell’ennesima discarica a cielo aperto. Per Froilan Grate, direttore del gruppo ambientalista Global Alliance for Incinerator Alternatives, «Le Filippine sono accusate di essere una delle maggiori fonti dell’inquinamento marino nel mondo». A confermare tutto ciò le foto di Greenpeace che ritraggono rifiuti plastici monouso anche nel Verde Island Passage, uno degli ecosistemi più produttivi al mondo, epicentro della biodiversità marina globale. Ma l’inquinamento da plastica non è purtroppo l’unico dei problemi che attanagliano la vita del popolo filippino, con serie ripercussioni anche sui diritti umani.

Le Filippine al centro dei cambiamenti climatici

Correva l’anno 2013. Le Filippine furono colpite da una delle tempeste più violente della storia: il tifone conosciuto col nome di Haiyan causò un numero sproporzionato di vittime sulle isole di Leyte e Samar. Un evento meteo devastante che trascinò con sé tra le sei e le diecimila vite, che sconvolse la vita a quattro milioni e mezzo di persone di cui, secondo l’Unicef, il 40% bambini e ragazzi con meno di diciotto anni. Per Richard Sandison, responsabile della risposta alle emergenze, «La gente camminava senza meta, trasmettendo un senso di disperazione».

Filippine: inquinare è una violazione dei diritti umani
La scia di distruzione lasciata dal tifone Haiyan
Immagine: theguardian.com

Due anni più tardi, nel settembre del 2015, Greenpeace South Asia, in collaborazione con alcuni sopravvissuti alla catastrofe climatica, presentò una petizione alla Commissione per i diritti umani delle Filippine (CHR), chiedendo di indagare sui piani d’azione volti al contrasto del climate change delle grandi aziende presenti sul territorio. Fu così che il CHR, un organo costituzionale con il potere di indagare sulle violazioni dei diritti umani, inviò a 47 società, tra cui Shell, ExxonMobil, Chevron, BP, Repsol e Total, un documento di sessanta pagine con cui si accusava le suddette carbon major di aver violato i diritti fondamentali del popolo filippino. Nello specifico la denuncia sosteneva che le 47 società potevano essere ritenute responsabili degli effetti delle loro emissioni di gas serra nelle Filippine.

Tale indagine risultò essere il primo precedente morale e legale grazie al quale i grandi inquinatori poterono finalmente essere ritenuti responsabili della violazione dei diritti umani correlata agli interessi economici attorno ai combustibili fossili. A tal proposito Zelda Soriano, consulente legale e politico di Greenpeace Southeast Asia, affermò che «Le azioni della commissione non hanno precedenti. Per la prima volta, un ente nazionale per i diritti umani sta prendendo ufficialmente provvedimenti per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici sui diritti umani e la responsabilità degli attori privati».

CHR, ovvero una luce in fondo al tunnel

L’annuncio della denuncia che potrebbe aprire una nuova strada sulle responsabilità delle grandi aziende inquinatrici nei confronti della crisi climatica arriva dalla deludente Cop25 di Madrid. Roberto Cadiz, rappresentante della Commissione sui diritti umani delle Filippine, ha affermato che le carbon major sotto accusa, tra cui le italiane Eni e Italcementi, potrebbero aver avuto una condotta «ostruzionistica e responsabile di offuscamento intenzionale e negazionismo climatico». Secondo il CHR le oltre 3,4 milioni di famiglie colpite dai disastri naturali hanno il diritto di essere risarcite dalle grandi aziende suddette.

Esiste un dato di fatto inconfutabile che è importante tener presente: le grandi lobby dei combustibili fossili non sono le uniche nemiche dell’ambiente. Molto spesso l’inazione dei governi nei confronti della tutela ambientale risulta essere dannosa tanto quanto la sete di profitto delle lobby sopracitate. È il caso dell’Italia, che con costanti operazioni di greenwashing tenta di coprire l’inoperosità ecologica mentre, come denuncia Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ritira la proposta del taglio dei sussidi ai combustibili fossili dalla legge di Bilancio. È anche il caso del governo olandese, portato in tribunale dalla ong Urgenda e costretto dalla Corte suprema olandese a «ridurre entro la fine del 2020 le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 25% rispetto al 1990. Non rispettare questo limite costituisce una violazione degli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che tutelano il diritto alla vita e al benessere delle persone». È la prima volta che uno Stato, portato in tribunale dai suoi stessi cittadini, è condannato per non aver fatto abbastanza per la lotta ambientale.

Filippine: inquinare è una violazione dei diritti umani
“La storia è scritta”, il tweet dell’ong Urgenda
Immagine: twitter.com

Filippine, Paesi Bassi: le cause legali contro i responsabili diretti e indiretti dell’emergenza climatica aumentano e potrebbero segnare un punto di svolta nella battaglia ecologista, una speranza per il popolo, una luce in fondo al tunnel per gli ambientalisti. A confermarlo anche Amnesty International, secondo cui «Mentre la decisione della Commissione non prevede sanzioni immediate per le società in questione, il loro annuncio crea un precedente legale importante. Apre le porte a ulteriori contenziosi e persino a indagini penali, che potrebbero vedere le compagnie di combustibili fossili e altri importanti inquinatori costretti a risarcire i danni, oppure i loro funzionari in prigione per danni legati ai cambiamenti climatici».

Governi e lobby sono avvertite: l’inazione politica e le attività che alimentano i cambiamenti climatici rappresentano un crimine contro l’umanità, contro i diritti fondamentali dell’uomo. Anche il Governo Conte è avvisato: le operazioni di greenwashing e l’inerzia politica italiana potrebbero essere impugnate dai cittadini in una nuova causa legale sull’onda di quella olandese e di quella delle Filippine. Citando Greta Thunberg, «Che vi piaccia o meno il cambiamento sta arrivando».

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui