Fioramonti-Costa-decarbonizzazione-greenwashing
Fonte: green.it

Mentre a Madrid si svolgeva la fallimentare COP25, la venticinquesima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti proponeva un piano radicale per la riconversione verde dell’ENI attraverso una decarbonizzazione totale. Una proposta che implicherebbe l’abbandono drastico del petrolio e una moratoria delle esplorazioni di combustibili fossili in corso senza passare per tappe intermedie con l’utilizzo del gas naturale. Tuttavia, a smentire le parole di Fioramonti, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in un’intervista a La Stampa, si è mostrato favorevole a utilizzare una risorsa intermedia, come appunto il gas naturale, e alla gradualità del processo di transizione totale verso le energie rinnovabili, affermando: “Non si può passare in un giorno dalle fonti fossili alle rinnovabili e all’idrogeno. Non può che essere un percorso graduale, per accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie pulite”. Alla luce di questo scontro fra Fioramonti e Costa, è possibile parlare di operazione di greenwashing da parte degli esponenti del Governo?

A seguito del mancato accordo sull’articolo 6 alla COP25, in cui i 190 Paesi del mondo partecipanti non sono riusciti a concordare alcun obbligo per l’ulteriore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra necessaria al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, le affermazioni del ministro dell’Ambiente Costa non risultano alquanto felici. Soprattutto tenendo in considerazione che la Commissione Europea, a giugno, aveva valutato il nostro Piano Nazionale sull’energia e il clima (PNEC) come insufficiente a sostenere una decarbonizzazione dell’economia e una diminuzione delle emissioni in linea con gli standard europei. Nello specifico, veniva criticato il ruolo eccessivo assegnato al gas, pur sempre un combustibile fossile, in netta contraddizione con gli obiettivi di riduzione e poi eliminazione delle emissioni di CO2.

Bruxelles ha chiesto senza mezzi termini maggiore chiarezza su alcune misure chiave, come l’abbandono graduale delle centrali termoelettriche a carbone e il ruolo del gas nel mix energetico e delle energie rinnovabili. Inoltre, andrebbero riviste le sovvenzioni ai combustibili fossili che il blando Decreto Clima approvato a ottobre non prevede, preferendo continuare a sussidiare la produzione e il consumo di carbone, petrolio e gas. Nonostante i proclami, il Governo sembra non aver compreso l’urgenza di varare provvedimenti per una riconversione verde dell’economia, almeno per raggiungere gli obiettivi della Strategia EU 2030 per la riduzione del 40% delle emissioni rispetto al 1990, che risultano comunque insufficienti a mantenere l’aumento della temperatura media globale a +1,5°C rispetto al periodo preindustriale. 

Eppure, fra gli obiettivi per raggiungere l’accordo di Governo figurano la sostenibilità ambientale per il PD e la tutela dell’ambiente per il M5S, lasciando intendere una visione comune dei due partiti sulle tematiche ambientali e sulla necessità di costruire, per l’appunto, un’Italia verde. Tuttavia, le posizioni sulle trivelle e gli inceneritori appaiono molto distanti, con Di Maio che parla anche di chiusura delle centrali a carbone entro il 2025 e di un Paese che utilizza il 100% di energia rinnovabile. La smentita del ministro Costa delle parole di Fioramonti potrebbe dunque essere il segnale di una diversità di vedute all’interno della coalizione oppure di un’operazione di greenwashing poco credibile da parte del Governo. 

E il sospetto che si tratti di greenwashing (ovvero nascondere la propria condotta dannosa per l’ambiente mostrando un menzognero impegno nel rispetto della sostenibilità ambientale) può essere motivato dal fatto che una transizione graduale verso la decarbonizzazione rientra fra gli interessi dell’ENI, che continua a dare maggiore importanza al gas rispetto alle fonti rinnovabili. Un’inchiesta di Altreconomia sulla multinazionale svela come dietro al ripetersi pubblicamente di parole come “economia circolare” o “sostenibilità” da parte della compagnia si celi invece un forte interesse a puntare ancora una volta su gas e petrolio. Gli investimenti sugli idrocarburi continuano, mentre i tanto decantati progetti per la decarbonizzazione rappresentano una piccola fetta del totale investito, destinato soprattutto allo sviluppo di giacimenti di idrocarburi. Inoltre, per quanto riguarda la capacità degli impianti elettrici da fonti rinnovabili, le prestazioni di ENI con i suoi 40 MW appaiono deludenti rispetto alle concorrenti, come BP, Shell e Total, che superano o arrivano quasi a quota 1 GW. Questa titubanza deriva dalla minaccia rappresentata dall’espansione delle rinnovabili a scapito del settore più remunerativo per la multinazionale, quello del Gas&Power, messo a rischio anche da future politiche ambientali. Anche nel caso dell’ENI, è possibile dunque ravvisare una chiara operazione di greenwashing.

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Fonte: altreconomia.it

L’importanza di prendere una decisione risoluta e nel più breve tempo possibile, senza badare ai vantaggi economici a breve termine, viene espressa non soltanto da Fioramonti, ma anche da papa Francesco durante il discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale sulla tematica della transizione energetica e cura della nostra casa comune. Le sue parole: “Nel nostro incontro dello scorso anno, ho espresso la preoccupazione che «La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!» Oggi è necessaria una transizione energetica radicale per salvare la nostra casa comune. C’è ancora speranza e rimane il tempo per evitare i peggiori impatti del cambiamento climatico, a patto che ci sia un’azione pronta e risoluta, perché sappiamo che gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi.”

Nonostante le continue richieste di una decarbonizzazione dell’economia da parte dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, soprattutto fra la popolazione più giovane e vicina alla militanza di Greta Thunberg, ma anche degli organismi internazionali che chiedono un cambiamento nel portfolio d’investimento nell’ambito degli idrocarburi verso le energie pulite, il Governo italiano continua a rimandare le decisioni fondamentali per il futuro verde del nostro Paese, con Costa e Fioramonti che sembrano rimbalzarsi la palla. E pensare che il Parlamento italiano, appena lo scorso 11 dicembre, ha approvato una mozione della deputata Rossella Muroni di LeU contenente le disposizioni volte dichiarare l’Emergenza climatica a livello nazionale e spingere il Governo a fare altrettanto.

Ma pur mostrando un’immagine di sé assolutamente positiva nel campo ambientale e alimentando il sospetto di greenwashing, chi guida l’Italia preferisce mettere al primo posto gli interessi a breve termine, a scapito delle generazioni future.

Rebecca Graziosi

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