Roberto Gualtieri e l'economia pandemica: titanismo o inadeguatezza?
Fonte: ilfoglio.it (LaPresse)

Roberto Gualtieri è stretto nella morsa della crisi “pandemica”: è l’uomo giusto al momento sbagliato? Il titolare del dicastero Economia e Finanze è stato forse il vertice istituzionale più esposto alle intemperie della gestione dell’emergenza Covid-19, ritagliandosi un ruolo di prima grandezza nell’esecutivo Conte II, al prezzo di una faticosa battaglia campale alla depressione economica post-lockdown combattuta soprattutto nella trincea delle logoranti trattative con l’Unione Europea.

Si tratta di un’impresa impossibile? Un percorso indubbiamente accidentato, quello della gestione economica della pandemia, ma che proprio per questo esige una figura politica di massimo spessore.

Il MEF, pensiero e azione

Prima eurodeputato S&D e presidente della commissione per i Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo, ora deputato PD e vertice del MEF (Ministero Economia e Finanze), Roberto Gualtieri presenta, se ci si attiene alle coordinate ideologiche in politica economica, il profilo di un sincero e convinto socialdemocratico keynesiano, con indiscusse competenze (nonostante la formazione “classica”) maturate soprattutto nel contesto europeo. «La presenza dello Stato in economia non deve essere un tabù. Serve anche a far funzionare meglio il mercato», ha sostenuto in un’intervista al quotidiano Repubblica.

Secondo questa logica l’intervento pubblico in economia dovrebbe tradursi in investimenti per innovazione e settori strategici, nell’elaborazione delle linee di politica industriale, nel sostegno dell’iniziativa privata, così come nella sua regolazione in nome dell’interesse collettivo. Si tratta di una sorta di azionariato di raccordo pubblico-privato, che funga da parametro regolatore generale degli affari economici, a tutela dei diritti dei lavoratori.

Roberto Gualtieri economia
Giuseppe Conte in conferenza stampa affiancato da Roberto Gualtieri.
Fonte: LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

In questo contesto le questioni di bilancio e dell’equilibrio di finanza pubblica, con speciale riferimento allo spropositato debito pubblico italiano, meritano attenta considerazione e prudenza, ma vanno ricomprese all’interno del più ampio quadro dei costi-benefici dell’intervento pubblico. Intervento pubblico che deve essere strutturale, e tenere conto delle questioni di lungo periodo (quali, ad esempio, la riconversione ecologica).

Queste, approssimativamente, le direttrici principali della politica economica secondo l’inquilino di via XX Settembre, seguite anche nella faticosa elaborazione della Legge di Bilancio 2020 e Decreto Fiscale 2019. Poi la storia ha corso veloce.

Vita, decreti e miracoli di Roberto Gualtieri

Roberto Gualtieri, a guisa di eroe tragico-romantico, si è trovato in prima linea nel confronto-scontro con insidiose entità tanto imponderabili quanto impalpabili. Il titanismo non è un’esagerazione, se si pensa che ci si sta riferendo alla pandemia che ha mietuto 350.000 vittime in tutto il mondo e più di 32.000 in Italia, ma anche alla farraginosità burocratico-politica italiana e alle trattative con l’Unione Europea. Quest’ultima, secondo le farsesche rappresentazioni sovraniste, addirittura a metà strada tra Leviatano e Panopticon.

Nel contesto di un esecutivo “stordito” dal repentino diffondersi del virus e dalle sue devastanti conseguenze economiche, il MEF ha reagito con una certa tempestività, quantomeno negli intenti: dapprima con sedativo e tampone (no pun intended), estendendo gli ammortizzatori sociali preesistenti alla più vasta platea possibile, in seguito con tre interventi di finanza pubblica ambiziosi e sistemici, attraverso risorse e strumenti straordinari: in ordine diacronico, il Cura Italia, il Decreto liquidità, e infine il Decreto Rilancio.

Roberto Gualtieri
Roberto Gualtieri e le precauzioni anti-covid.
Fonte: castelfrancopiandisco.it

All’estensione straordinaria della cassa integrazione per la protezione dei lavoratori dipendenti e autonomi, con indennità pari a 600 euro, hanno quindi fatto seguito l’istituzione del reddito di emergenza per precari, stagionali e irregolari, la proroga o la cancellazione delle scadenze fiscali, e l’erogazione agevolata di prestiti bancari a persone e soprattutto alle imprese (compresi quelli con garanzia SACE, ovvero Cassa Depositi e Prestiti), con particolare attenzione a una misurata ricapitalizzazione pubblica, anche a fondo perduto. Non sono mancati nemmeno congedi parentali, detrazioni e bonus, oltre a tutele specifiche del lavoro, su tutte la sanatoria Bellanova, per la regolarizzazione temporanea dei lavoratori in nero, oppure stranieri senza permesso di soggiorno.

La concretizzazione delle misure messe in campo sono state la principale spina nel fianco di Roberto Gualtieri, e hanno incontrato significative difficoltà: il decreto aprile è diventato decreto maggio, il decreto maggio poi decreto fine-maggio. I ritardi, ancora persistenti, nell’erogazione della cassa integrazione e dei sussidi sono concausati dal sovraccarico oggettivo delle domande, dalle inefficienze burocratiche, dalle difficoltà di raccordo tra Regioni e INPS. La procrastinazione nella stesura dei provvedimenti ha invece responsabilità politiche: non tanto del Ministero, quanto riferite alle fibrillazioni tensive e continue tra i soci della composita e rissosa maggioranza di governo PD-M5S-IV.

La questione dell’immissione di liquidità nel sistema, e del conseguente setaccio delle risorse necessarie, si riferisce alla pregnanza della dimensione europea: Roberto Gualtieri ha partecipato da protagonista alle trattative dell’Eurogruppo per il MES della discordia, per gli eurobond e l’emissione di titoli di debito comune, e infine per il recovery fund e il recovery plan: un pacchetto per la ripresa, con modalità di prestito rimborsabili a scadenza oppure a fondo perduto o con tassi agevolati.

Il confronto estenuante e interminabile frugali contro investitori, che ha suscitato dibattiti accesi e consumato fiumi di inchiostro, così determinante per la teleologia delle istituzioni comunitarie, ha dimostrato tutta l’inadeguatezza delle stesse. Eppure le trattative paiono essere sfociate in un compromesso al rialzo: la Commissione Europea ha presentato la proposta di un pacchetto di ben 750 miliardi (circa 172 all’Italia), da incanalare con modalità concordate, in equilibrio tra sussidi e prestiti a lungo termine, Next Generation EU. Il negoziato è lungi dall’essersi concluso: le posizioni dei singoli paesi sono ancora parecchio distanti dall’unanimità necessaria per l’approvazione. I pregressi e le premesse, come sempre, invitano alla prudenza: gli obiettivi e le riforme da raggiungere per gli esborsi potrebbero essere il cavallo di troia dell’austerity.

La pagella politica di Gualtieri, rimandato a settembre

Per una valutazione complessiva e non aprioristica della gestione della pandemia promossa da Roberto Gualtieri, sia in patria che presso i tavoli europei, non si può che tenere conto di queste importantissime variabili contestuali, le complicazioni oggettive e le entità “titaniche” di cui sopra.

Il fuoco incrociato di critiche e scontento arriva da parte dell’opposizione politica, scontata e pretestuosa, della coalizione Salvini-Meloni, così come di istrioni in cerca d’autore anche all’interno della compagine governativa (non bisogna fare nomi, giusto?), ma anche di osservatori, giornalisti e opinionisti, da parte della distruttiva e padronale Confindustria di Bonomi, ma anche in generale dal mondo dell’impresa, da svariate categorie sociali, e dei più intransigenti a sinistra del PD. Tutto ciò segnala indiscutibilmente che in materia economica non tutto è proceduto secondo i piani del Governo. Non si può, tuttavia, trascinare sul banco degli imputati il ministro Gualtieri, quantomeno privo del diritto di una difesa d’ufficio.

Il ministro dell’economia che suona “Bella Ciao” è già abbastanza?
Fonte: youtube.com, EurodeputatiPD

Nell’esplicare le difficoltà economiche sperimentate dal paese, svariati fattori sistemici sono più rilevanti dell’azione circoscritta ed emergenziale di un governo nazionale (peraltro politicamente debole). Ci si riferisce al contesto dell’economia globale, laddove la sovranità economica di un paese di medie dimensioni e finanziariamente in rosso come l’Italia è necessariamente europea, con tutto ciò che ne consegue, così come alle problematiche strutturali: la burocrazia elefantiaca e inefficiente, un quadro di relazioni tra livelli amministrativi e competenze regionali da riformare con urgenza, una classe dirigente largamente inadeguata. Tutto ciò compromette la responsività e la performanza del sistema-paese dinnanzi alle crisi.

Non si scada nel fatalismo apolitico o nell’immanentismo liberista del in medio stat virtus: alla guida del MEF è d’uopo una figura che tenga conto del contesto in cui opera, ma che sia un vero rivoluzionario, nella visione, negli intenti e nella prassi per poterlo plasmare. Una figura titanica, appunto, perché circostanze eccezionali richiedono uomini eccezionali. Roberto Gualtieri ha ancora tutto da dimostrare: se sarà all’altezza dell’arduo compito lo scopriremo senz’altro nei prossimi mesi.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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