Così Giorgia Meloni banchetta coi voti di Matteo Salvini
Fonte: L'Espresso

L’emergenza sanitaria, oltre ad aver ridisegnato gli squilibri esistenti tra salute ed economia, ha anche avuto l’ardire di mettere in dubbio quelli politici all’interno delle coalizioni. Se l’area di governo è riuscita a contenere la forza disgregatrice delle pressioni renziane, l’area attualmente più forte dell’arco costituzionale, il centrodestra, è risultato insofferente alla diversa gestione politica dell’evento da parte di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

I due nomi di punta della politica nostrana, che rappresentano la soluzione politica di quasi la metà degli elettori italiani, sono stati sicuramente tra i protagonisti di questa emergenza. Le proposte, gli scontri con il governo e le manifestazioni di dissenso hanno raccolto il plauso o il dissapore dei propri elettori che, in un modo o nell’altro, hanno risposto.

Tra i due partiti quello che è riuscito a capitalizzare il consenso maggiore è stato Fratelli d’Italia. Una formazione che non ha mai conosciuto ostacoli negli ultimi due anni, da quelle fatidiche elezioni che hanno consacrato proprio il suo alleato ad astro nascente della coalizione.

Nel frattempo, Giorgia Meloni ha allevato la sua creatura tale da renderla davvero competitiva. E così è stato. Mentre Matteo Salvini commetteva il tragico errore del Papeete, l’ex ministro della Gioventù preparava l’affondo per raccogliere la leadership del centrodestra.

Una lotta che va a inserirsi in quella più ampia tra sovranisti e moderati, con le recenti dichiarazioni di Mara Carfagna che fanno intuire come all’interno dello stesso schieramento ci sia un serio problema di alternativa politica, senza considerare quello facente capo alla ragione sociale di un centrodestra a trazione populista.

Le impressioni derivanti dai sondaggi fotografano una situazione particolare. Dal maggio 2019, momento delle ormai celeberrime elezioni Europee che hanno consacrato la Lega quale partito di maggioranza relativa, i sondaggi hanno evidenziato un netto calo della creatura di Matteo Salvini, passata dal 34% al 26,6%. Al contrario, ci sarebbe stato un autentico balzo per Fratelli d’Italia.

Nel suo complesso, però, il centrodestra ruota sempre attorno al 50%, segno di come i voti persi dal Carroccio siano stati intercettati dalla Meloni. Resta da capire cosa sia successo alla Lega, e al suo leader, e perché di punto in bianco i suoi elettori abbiano preferito abbracciare l’offerta elettorale di Giorgia Meloni.

Che cosa è successo alla Lega di Matteo Salvini

Non sembrano avergli portato fortuna gli occhiali da statista, così come il suo nuovo look alla “Bertinotti” in Emilia Romagna. Le ha provate tutte il buon Matteo, è inutile negarlo, ma la spirale discendente che ha pervaso il Carroccio sembra essere più forte delle apparenze.

Ci sarà un motivo per cui la Lega stia perdendo consensi. Una domanda che i suoi alleati paiono non porsi dato che ognuno pensa ad approntare una propria strategia. Giorgia Meloni sembrerebbe aver raccolto l’eredità del suo collega: “politica urlata”, capacità di bucare e risposta fulminea. Berlusconi, invece, ha abbracciato in questa pandemia un senso patriottico di responsabilità, anche a costo di disorientare i suoi alleati.

Uno dei motivi del declino di Salvini è sicuramente il declassamento dei suoi cavalli di battaglia che, in questo periodo, non trovano riscontro nella realtà. Come si fa a parlare ancora di immigrazione con 260 morti giornalieri causati dalla pandemia?

Stesso discorso per il suo perdurante sovranismo antieuropeo. In un momento in cui i ceti imprenditoriali spingono verso l’Europa, la quale sta mettendo a disposizioni ingenti somme per supportare il tessuto produttivo degli stati più colpiti, non è possibile gridare all’Italexit. Lo ha ricordato anche Zaia, non uno qualsiasi. Per un leader abituato a dettare l’agenda all’intera opinione pubblica, il declassamento dei suoi temi più cari a problemi secondari rappresenta un boccone amaro da mandare giù.

Ma non è soltanto il temporaneo accantonamento dei temi più coinvolgenti ad aver causato il crollo della Lega. Anche la gestione mediatica dell’emergenza sanitaria lascia a desiderare, senza considerare il fallimento, dal punto di vista gestionale, del “modello lombardo“. Se a metà marzo il leghista accusava il governo di sottovalutare la situazione, quindici giorni prima postava video dagli aeroporti preoccupandosi per il turismo e gridava di “accelerare, riaprire, ripartire”. Poco prima, al contrario, chiedeva “controlli ferrei” e una chiusura totale delle frontiere, ovviamente in chiave migratoria. Una grande confusione.

Salvini ha fatto tutto da solo. Il governo, seppur raffazzonato, ha agito col favore generale, prendendo misure condivise. Basti pensare che, secondo le indagini di Demopolis, il prolungamento del blocco fino al 3 maggio è stato visto di buon grado dall’81% degli italiani. Ciò significa che gran parte dei cittadini ha preferito affidarsi alle indicazioni delle autorità, stringendosi attorno al governo e in particolare alla rassicurante figura del Presidente del Consiglio.

L’agenda si è svuotata e Salvini non ha avuto alcuna sponda per agire, pur continuando ad attaccare Palazzo Chigi. Una possibilità gli è stata concessa dal MES, argomento complesso trattato con disarmante superficialità, ma il tempestivo intervento del Premier ha sventato un vero e proprio blitz. Inoltre, il voto contrario e l’astensione sulle sue alternative, coronabond e Recovery Fund, ha tediato ulteriormente gli umori elettorali, dipingendogli il ruolo di leader sprovveduto.

Il disorientamento salviniano è sotto gli occhi di tutti. In un momento drammatico come questo, dove occorrono decisioni fattive, gli algoritmi di Facebook e Twitter sono passati in secondo piano e l’operato della Lega è stato giudicato insufficiente, tanto da spingere molti voti verso un’altra offerta elettorale, quella di Giorgia Meloni.

Il balzo di Meloni

Se all’opinione pubblica pare che lo scontro in atto tra maggioranza e opposizione si sia polarizzato attorno alla figura di Giuseppe Conte, in realtà se ne sta consumando un altro ancora più importante e, soprattutto, invisibile. Quando Matteo Salvini parte all’attacco contro PD, MES, Conte e Cinque Stelle l’obiettivo è il governo, ma il bersaglio è Giorgia Meloni.

In particolare sono due i dati che affermerebbero un epocale cambio della guardia. Il primo è lo storico 6,4% delle Europee, il secondo è il clamoroso record del 14,2%, calcolato da IXE. In termini relativi, FdI è cresciuto del 130%.

Oltre al dato dei partiti c’è anche quello della fiducia nei leader. Secondo il recente sondaggio di Emg Acqua dietro Giuseppe Conte, ormai quasi inarrivabile, si colloca proprio Giorgia Meloni con il 36%. Un trend che si conferma da più di qualche settimana e che premia soprattutto quella che viene percepita come una maggiore coerenza da parte della leader di FdI.

In un momento di grande emergenza, gli italiani hanno preferito premiare la capacità di Meloni di combinare un linguaggio urlato e populista con una certa sobrietà nella forma e nei toni. Non si è mai camuffata da statista, da medico o da poliziotto, né tantomeno si è recata da Barbara D’Urso a recitare l’eterno riposo in favore di telecamere. Gli elettori hanno apprezzato.

Sicuramente, trattandosi di una faida interna al centrodestra, questa non può non svolgersi anche e soprattutto con toni populisti. Sul MES, ad esempio, entrambi hanno alzato la voce diffondendo fake news. Se è possibile cogliere una differenza tra i due, questa ha riguardato il passo indietro di Meloni da Bruno Vespa circa “l’approvazione“. Un leader che ammette l’errore è un leader che piace due volte.

Anche sui social la situazione è incandescente. Le spese sostenute sottolineano il timore di Matteo Salvini di vedere turbata la propria leadership. Se a fronte dei 255mila euro spesi dalla sua pagina per la sponsorizzazione, Giorgia Meloni resta a debita distanza con meno di 45mila euro, alla “voce” partito la Lega ha investito meno di mille euro contro i 40mila di FdI. Un diverso modo di concepire identità, immagine e politica.

Numeri alla mano, ci si trova di fronte a un cambiamento davvero importante. Se per ora la leadership del centrodestra resta nelle mani di Matteo Salvini, il sorpasso pare essere dietro l’angolo. Giorgia Meloni sta combattendo con i mezzi messi a disposizione dal populismo di destra. La faida resta interna, poiché si tratta di un elettorato già polarizzato e deluso non da un ideale, bensì dalla gestione della leadership, come accaduto in passato con Berlusconi.

La strada è ancora lunga, ma un piccolo riconoscimento è arrivato addirittura da Conte, il quale in diretta tv si è riferito a entrambi gli istrioni del centrodestra ammettendo come i leader dello schieramento siano due. Resta da vedere chi avrà la meglio, e soprattutto a che prezzo.

Donatello D’Andrea

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