Fusaro Togliatti
Diego Fusaro in una classica posa da turbo-filosofo. Fonte: artribune.com

Un fulmine squarcia il cielo già plumbeo della sinistra italiana: Diego Fusaro è il nuovo Palmiro Togliatti. No, non avete le traveggole, lo scrive con avventata sicurezza Marco Giannini, pentastellato reo confesso, ora giornalista, in un appassionata ode su affaritaliani.it. Il filosofo da salotto (TV), assurto alla gloria del grande grazie al lessico volutamente criptico, e recente fondatore del movimento-partito Vox Italia, sarebbe il passato, il presente e il futuro di un campo politico di alternativa al liberismo.

Si potrebbe liquidare tutto con una sonora risata, se non si trattasse affatto di osservazioni prive di un consistente e mirato riferimento politico: il rossobrunismo, ossia, pressappoco, l’ipotesi di una sinistra anti-globalista ma sovranista e conservatrice, che rappresenta una tendenza che attraversa le viscere e le menti di molti, che, almeno nominalmente, si sentono di appartenere a tale schieramento.

Fusaro è uno dei tanti prestanome di quest’operazione profonda di mortificazione e modificazione genetica, nient’altro che un virulento attacco ai valori progressisti, eppure molto di più.

Fusaro, né di destra né di sinistra, né filosofo né starlette

“Fusaro, chi è costui?” Sostanzialmente un’antinomia vivente, dove convivono pulsioni solo apparentemente inconiugabili. C’è il profilo intellettuale, il radical-chic: neo-professore, autodefinitosi «ultimo [filosofo] marxiano», onnivoro lettore, studioso e pontificatore della grande filosofia, della quale esibisce con grande altezzosità conoscenza e onniscenza (da grecista, dovrebbe “sapere di non sapere”). Probabilmente il suo ego si può scorgere a vista d’occhio da ogni angolo del Paese.

Della vasta conoscenza filosofico-culturale, da Hegel a Fichte, da Gramsci a Gentile, Fusaro lascia emergere una spiccata preferenza: abbagliato dai precetti di Costanzo Preve, intellettuale dissidente della sinistra comunista, marcatamente anti-globalista, comunitarista e neo-hegeliano, Fusaro attinge a piene mani soprattutto da questo humus culturale, senza produrre nessuna osservazione particolarmente innovativa (il “liberalismo turbo-capitalista” conta?) nelle sue pur numerose pubblicazioni.

Si è fatto conoscere al grande pubblico non tanto per le intuizioni filosofico-politologiche, quanto piuttosto per attacchi strumentali e velenosi (nonché dialetticamente abbastanza fragili) alla comunità LGBT+, al femminismo, all’Erasmus, ai vegani, ad Halloween (!?), e a tutto ciò che è vagamente progressista e/o europeista.

Fusaro
La neo-lingua di Fusaro, direttamente dal suo profilo Twitter

E poi c’è il profilo mediatico, quello del “personaggio”: campione di comparse nei talk show, è stato abbastanza abile nel costruirsi un’immagine mediatica efficace ed immediata, prima che politica, per riversare agevolmente una bile di contenuti scarsamente brillanti su un pubblico sin troppo abituato alle semplificazioni. Un pubblico che ha saputo sedurre con diversi artifici.

L’apparenza, da bambolotto incravattato e tuttologo, e dunque affidabile. L’auto-celebrazione da starlette: imprenditore di sé stesso sui social, un sito web auto-prodotto dedicato a se stesso, l’ostentazione della qualifica di “filosofo”, con tanto di esibizione in pose “pensose”. Il lessico volutamente e farsescamente arcaico e pomposo, che egli definisce “autarchico”, ma che non manca di suscitare diverse ironie e un florilegio di caratteristiche espressioni “fuffa”, tra variety ed erudizione (“turbo” e “plus” sono i suoi prefissi preferiti, e non lesina mai di avvalersene).

Sintesi brutale: un affabulatore di basso livello, una macchietta intenzionale e al contempo involontaria, un pericoloso reazionario opportunista, che sogna un posto a tavola nel luculliano banchetto sovranista-populista. Tutto questo ha ammaliato la categoria, insospettabilmente abbastanza vasta, dei più marcatamente sprovveduti che covano allo stesso tempo ambizioni intellettuali elevate. Cionondimeno ha anche rivestito una profonda influenza culturale.

Rossobruni di tutto il Paese, unitevi!

Gli imballaggi ideologici, gli accrocchi e le “eco-balle” di Fusaro, non sono così sprovveduti e pastrocchiati come possono apparire. Anzi: affondano la proprio consistenza in un sistema politico-culturale chiaramente riconducibile all’onda sovranista, che egli traghetta, come efficiente Caronte, dal campo storico della sinistra ai soggetti sovranisti.

Fusaro incarna il pensiero rossobruno in nuce, lo esporta e lo interpreta: la lotta di classe e l’internazionalismo sono considerate appendice secondaria rispetto alla difesa dell’ethos, dello stato etico (e moralistico) e della sovranità nazionale. Il miglioramento economico-sociale e il progresso civile sono vissuti quasi come un inciampo, all’interno di un nuovo corporativismo autarchico ed etnocentrico, minacciato dalle variazioni rispetto al concetto socio-normato di uomo e donna, dalla famiglia tradizionale e dall’immigrazione, componenti del disegno delle plutocrazie per la sostituzione etnica e l’abbassamento dei salari (in teoria).

Fusaro Togliatti
La galassia rossobruna secondo rollingstone.it

In tutto questo, Togliatti, Marx e Gramsci, con il complesso sistema di pensiero e prassi che hanno prodotto, vengono ridotti a badanti dello status quo ante e dell’anti-globalismo, degli interessi di un “popolo” non meglio identificato, destinato ad una teleologia nazionale che ne annulla le differenze e ne distoglie le aspirazioni, e dunque, essenzialmente, borghese e nazionalista.

Si tratta dell’ideologia di Steve Bannon, di Aleksandr Dugin, e di Vladimir Putin. Una nuova “terza via” pauperistica, anti-scientifica e reazionaria, innestata tra liberismo e socialismo. Un mostro di Frankenstein che per tenersi in vita assembla disordinatamente le parti ideologiche dell’uno e dell’altro, cucendole insieme attraverso il disagio sociale e lo spaesamento rispetto ai cambiamenti sociali. «Si – può – FARE!».

“Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi”

Così recita il titolo dell’album post-punk della celebre band (ma in realtà molto di più) CCCP – Fedeli alla Linea. Non è una citazione dotta a caso: un tempo fervente sostenitore del movimento comunista, il frontman del gruppo, Giovanni Lindo Ferretti, ha conosciuto l’emblematica parabola involutiva rossobruna, con tanto di conversione, frequentazione degli ambienti integralisti cattolici e avversione al progressismo. Un percorso sempre più comune. Fusaro, bisogna riconoscerglielo, è sempre stato coerente, e probabilmente antesignano.

Favoleggia una continuità grottesca tra l’estrema destra e l’estrema sinistra (pardon, “né di destra, né di sinistra”), privilegiando l’idealismo e l’illiberalismo sul materialismo e sui diritti. Contiguo alle classi dominanti nazionali, avversa quelle internazionali con argomenti pretestuosi e di costume, eviscerati di qualsiasi complessità, nonostante lo specchietto per le allodole delle scelte lessicali.

Togliatti
Fonte: elisaerinbonomo.it

Si propone come raccordo tra le due anime del rossobrunismo, ponendosi nel ruolo confortevole di intellettuale scomodo al servizio della nascente egemonia anti-globalista, avvalendosi di idee marxisteggianti mai approfondite e contestualizzate, condite da logica complottista e a banalizzazioni tardo-sessantottine. Pochissime le parole chiave, di facile accesso e di sicura efficacia: il sistema, le élite, il capitale, alienano il popolo attraverso il consumerismo, con mezzi leciti o illeciti, compreso il Gay Pride (!?).

Palmiro Togliatti, ex segretario del Partito Comunista Italiano sarebbe stato in profondo disaccordo, per non dire in aperto contrasto, con questa operazione di mortificazione populista e di ossessione catecumenicale. sicuramente non riconoscerebbe Fusaro come ultimo marxista e nemmeno come tale: ci piace pensarlo, e ci sono “prove testamentarie” a rassicurarci. Togliatti affermerebbe che l’alienazione sta nel lavoro precario e sottopagato, non certo nell’identità di genere, nei migranti o nei diritti delle donne. Ma tutto ciò è finanche banale da sottolineare. Il punto è un’altro.

Fusaro e Blair: le due malattie della Sinistra

Altro che Togliatti: ormai la sinistra è così confusa da colpirsi da sola. La scelta impossibile è liberismo di matrice blairiana o rossobrunismo alla Fusaro. Quest’ultimo però imbarazza a maggior ragione, anche per il clima già proteso verso equiparazioni aberranti. Il fondatore di Vox Italiae («oh che vuol ch’io faccia del suo latinorum?»), tra un selfie in spiaggia oppure tra le foglie autunnali, e un altro con Giorgia Meloni e gli integralisti cattolici, propaganda idee risibili e cacofoniche, ma efficaci in un campo politico fecondo alle infiltrazioni a causa del trionfo del Blairismo.

Fonte: articolo1mdp.it

Sono queste le due malattie della sinistra tramortita dalla caduta del Muro e smarrita dalla globalizzazione (turbo-capitalistica del plus-godimento? Anche no): da una parte un centro-sinistra liberista, manchevole di legami con la propria storia e di soluzioni al disagio sociale e alle disuguaglianze, dall’altra il rossobrunismo e i Fusaro, che quella storia la snaturano, la fraintendono e la umiliano.

La sinistra muore per la mistificazione della storia, la mortificazione del pensiero, la dissoluzione dei valori e delle idee (che appartengano all’alveo dei diritti sociali o civili). Tutto questo, in Italia e non solo, sta avvenendo contemporaneamente, con conseguenze politiche inedite e mostruose. Almeno lasciate che Togliatti, Gramsci e Marx riposino in pace.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

5 Commenti

  1. Da comunista pre comoromesso,ateo ed anticlericale…bravo,ottimo scritto,un quadro preciso, anche sulla pericolosità mediatica e subdola dei neo guru,apparentemente innocui .

    • Un grazie sentito (e buone feste!) sia a Diego, che a lei: ha proprio colto nel segno, la pericolosità del Fusaro-pensiero (e di altri come lui) è soprattutto mediatica, e fermenta in modo pervicace ed imprevedibile. Speriamo di avere gli anticorpi sia per riconoscere che per combattere fenomeni simili (ne dubito).

  2. Non sono un ex-elettore del PD o di LeU (si,
    comunque decisamente meno distruttivi per la qualità politica di questo paese di un movimento che si sta evidentemente sfarinando). Ma lo ammetto: sono reo confesso dei “cespugli vari”. Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio!

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