Sinistra-solitudine
Buzludzha, Bulgaria

Un sentiment, quello della solitudine, ormai abbastanza connaturato al mondo della Sinistra. Una sfumatura di grigio sull’orgoglioso manto, una volta scarlatto, e ormai rassegnato alla canizie: un senso di profondo scoramento, coadiuvato dagli scarsi risultati elettorali e dall’ormai esegua rilevanza all’interno del dibattito politico mondiale, egemonizzato da liberismo e sovranismo.

Eppure, il vasto repertorio ideologico, culturale e simbolico della Sinistra affondava, fino a qualche tempo, radici che era lecito credere fossero quasi del tutto inestirpabili. Una lenta ma inesorabile crisi identitaria e pragmatica, che arriva dal ’68, esplode con la caduta del Muro di Berlino e culmina con gli strascichi dell’ultima crisi economica, ha distrutto la credibilità e dilapidato il patrimonio politico del cosiddetto “schieramento degli ultimi”.

Dalle sue ceneri sparse in Italia, in Europa, nel mondo, la Sinistra si accinge a germogliare di nuovo sul fertile suolo della storia, con nuovi riferimenti e nuove forme organizzative. Riuscirà a tornare centrale nella discussione pubblica e a colmare la “solitudine” dei suoi elettori e simpatizzanti? Si tratterebbe di una previsione troppo azzardata, che anche scaramanticamente si preferisce evitare. Piuttosto, ci si accontenterebbe di riscoprire e rinnovare l’orgoglio di una grande tradizione politica.

La Sinistra, né utopica né pragmatica, dal trono al sepolcro

Il filo rosso, è proprio il caso di dirlo, che percorre la Sinistra come si è preso a definirla politologicamente dalla fine del XIX secolo, è il socialismo, più o meno legato direttamente, con diverse sfumature, al pensiero marxista. Più delle precise coordinate ideologiche, in questa sede occorre sottolineare che si tratta di un pensiero politico che poggia su due opposte pulsioni, apparentemente inconciliabili, una idealistica e l’altra pragmatica: l’aderenza ai bisogni pragmatici della società da una parte, e alla sue speranze e ambizioni dall’altra, lo spirito teleologico dell’utopia socialista contrapposto alla scientificità del materialismo storicamente determinato di matrice hegeliana.

La sintesi tra questi due elementi ambivalenti è sempre stata delicata, ma imprescindibile, e la loro più o meno sapiente coniugazione ha segnato i successi e gli insuccessi di questa parte politica.

Qualora vi si chiedesse “Qual è il problema della Sinistra oggi?”, potreste quindi rispondere che essa ha perduto l’equilibrio tra queste due componenti, oppure, nella maggior parte dei casi, che ha completamente smarrito il legame sia con l’una che con l’altra. È possibile tracciare un percorso storico, se non del tutto lineare, quantomeno caratterizzato dalla direzione abbastanza chiara e univoca e che passi attraverso queste due categorie.

La solitudine e l'orgoglio di chi oggi si sente di Sinistra
I funerali di Togliatti, Renato Guttuso

Dagli inizi del Novecento, prese forma, in Europa, la Sinistra: politicamente organizzata attraverso un movimento di massa e con obiettivi di breve e lungo periodo, sia utopica che pragmatica. Dal “biennio rosso” fino alla Seconda Guerra Mondiale, si è poi attraversato un ventennio di brutale repressione, ma anche di eroica resistenza, culminato nelle esperienze del socialismo reale da una parte e delle sinistre liberali dall’altra.

Due strade molto diverse, ma entrambe caratterizzate da insuccessi: il Blocco Sovietico si sbriciola repentinamente, non riuscendo a tenere il passo delle concrete e pragmatiche esigenze della società che non riesce più a soddisfare; la Sinistra “democratica” decide invece di ripudiare sé stessa, attraverso i tradimenti “ideali” del blairismo e delle varie declinazioni centro-sinistra riformista affermatisi dopo l’89, che abbandonano i principi di radicale trasformazione della vita e della società, ritenendoli, erroneamente, superati.

Il processo culmina negli anni successivi alla crisi economica del 2008, con gli stessi governi di “Sinistra” partecipi o artefici dell’assottigliarsi dei diritti sociali, e quindi di una disfatta anche concreta oltre che ideale.

La solitudine e le macerie dello “spirito del tempo”

L’esplosione delle questioni della contemporaneità, dalla crisi dei debiti sovrani a quella dei rifugiati, e l’emersione del populismo di destra, infieriscono il colpo di grazia: la Sinistra, ormai non più ideale né pragmatica, o troppo ferma nel passato o troppo precipitosa verso un supposto futuro, si riduce ai minimi termini, in tutti i campi d’azione della società.

Lo “Spirito del Tempo”, che muove e interpreta il senso storico, pare essere migrato altrove, egemonizzato da soggetti del tutto diversi, che settano l’agenda dei temi del dibattito pubblico e macinano successi elettorali. L’egemonia culturale, una volta esercitata dalla politica alle arti con grandi risultati, ha perso uomini, pensieri, energia.

Sinistra-solitudine

Le macerie del dissesto della Sinistra, imponenti quanto i suoi antichi fasti, sono assai evidenti, e capita spesso di inciamparvi in ogni analisi politica che provi a dissezionare gli sviluppi dei fenomeni politici e sociali odierni. I principali nodi della contemporaneità, dalla gigantesca questione della globalizzazione e della sostenibilità ambientale, al nazionalismo etnico e religioso, ai temi connessi ai nuovi strumenti tecnologici e mediatici, fino al capitalismo della precarietà e delle grandi disuguaglianze ad oggi privi di contrappesi, rivelano quanto l’assenza della Sinistra, e soprattutto delle risposte che essa potrebbe formulare a queste problematiche, sia percepita come un’incolmabile mancanza.

Se essa è quasi scomparsa, non lo è affatto il suo popolo, portatore di bisogni e aspirazioni sociali e civili che il progredire della storia non ha cancellato, ma ha semmai reso più drammatiche e urgenti. Quel popolo, perso nella solitudine della mancanza di autentici riferimenti politici, è orfano sia di utopia (ossia di immaginare uno spazio nel mondo per costruire il proprio futuro), che di pragmatismo (ossia di misure economiche e sociali concrete). In una parola, di rappresentanza.

Una rinascita possibile? Solo attraverso il ritorno della politica

Eppure, qualcosa si muove, come da effetto rimbalzo. Quelle domande, lasciate inevase, trovano risposta per la teoria dell’assenza del vuoto, nei gangli della società. Disordinate e disorganizzate, si sparpagliano come polline: la Sinistra è tornata?

Lo dimostrerebbe il complessivo successo nelle piazze della vasta galassia dei movimenti globali, che vedono coinvolti nell’attivismo soprattutto i più giovani, e che affrontano questioni cruciali e care alla sensibilità della Sinistra: dai diritti delle donne alla causa ambientale fino ai diritti dei migranti.

Non solo: anche il rinnovato interesse pubblico per i temi sociali, dal welfare ai servizi pubblici all’esigenza di un mercato del lavoro più tutelato, tornati prepotentemente nell’agenda politica, sarebbe il segnale dell’esistenza di vasti settori dell’elettorato, per di più composti da cittadini e cittadine politicamente molto attivi che potrebbero guardare a Sinistra.

La solitudine e l'orgoglio di chi oggi si sente di Sinistra
Ph: Omnimilano/bsc)

Concretamente, si può osservare qualcosa che in verità si conosce già da tempo, ossia che una Sinistra orgogliosa e non timorosa della propria storia, che si fa interprete dei temi complessi che emergono dalla società, ottiene un miglioramento dei risultati elettorali, che si legge nei volti di nuove leve politiche dal grande successo mediatico: dalla socialista americana Alexandra Ocasio-Cortez alla giovane ambientalista Greta Thunberg.

Tuttavia, non basterà: non basteranno i volti nuovi, non basterà la società civile, non basteranno l’attivismo, le piazze piene, le iniziative sui social. Non basterà intestarsi il dissenso e la resistenza agli avversari, espressi attraverso voci scoordinate e prive di guida.

C’è bisogno della politica, di compartecipare e di organizzare politicamente e gramscianamente queste forze sociali emergenti, di far sì che diventino parte integrante di un progetto politico innovativo e di ampio respiro che guardi al futuro. Un processo, ancora una volta ideale e pragmatico, avviato in molti paesi del mondo, ma molto in difficoltà in altri (tra cui l’Italia).

Sarà vero, «La solitudine o ci fa ritrovare o ci fa perdere noi stessi» (Roberto Gervaso).

Luigi Iannone

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