Giornata contro la violenza sulle donne: perché il 25 novembre?
Fonte: https://mujeresbacanas.com/las-hermanas-mirabal-asesinadas-en-1960-las/

Oggi, 25 novembre, ricorre la giornata internazionale dedicata a “l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Domestica, fisica, verbale, economica: tante sono le forme che la violenza nei confronti della donna, in quanto tale, può assumere. Si parla anche di violenza di genere; la matrice è imprescindibilmente legata alle disparità e alle diseguaglianze che ancor oggi regolano i rapporti tra uomo e donna. Estirpare le radici di tali asimmetrie tra i sessi non è cosa facile: colpa di una mentalità maschilista e patriarcale che purtroppo è ancora presente nella società.

Ma perché proprio il 25 novembre?

La data non è scelta a caso.

Siamo nel 1960 a Santo Domingo nella Repubblica Dominicana: tre giovani donne, passate alla storia come Las Mariposas (“le farfalle”) dedicano la propria vita a combattere il dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Rafael Leónidas Trujillo era salito al potere nel 1930 con elezioni truccate: la sua dittatura, durata circa 30 anni, fu caratterizzata da una dura repressione dei nemici e grande sfruttamento della forza lavoro.

Fu proprio in questo clima di lotta alla tirannia che crebbero le tre sorelle Mirabal. Patria, Minerva e María Teresa si ersero a vere rivoluzionarie, sfidando il dittatore e facendo sentire la propria voce in un periodo in cui per le donne era ancor più difficile.

Fu Minerva Mirabal a dar inizio alla militanza: nel 1949 non esitò ad esprimere le proprie idee politiche, sfidando pubblicamente il dittatore. Fu quello l’inizio delle rappresaglie e da quel momento tutta la famiglia Mirabal fu oggetto di persecuzioni.

Questo non fermò Minerva che il 9 gennaio 1960 tenne a casa sua la prima riunione di cospiratori: nacque il “Movimento 14 giugno”, la prima organizzazione rivoluzionaria contro il regime. Minerva aveva trascinato anche le due sorelle Patria e Maria Teresa in quell’attivismo politico così serrato da portare il dittatore ad affermare: «Ho solo due problemi: la chiesa e le sorelle Mirabal».

Trujilo decise allora di tendere un’imboscata alle mariposas; il 25 novembre 1960, le sorelle si stavano recando a far visita ai mariti in prigione (anch’essi attivisti politici): la loro automobile fu intercettata da un gruppo di uomini del dittatore. Vennero torturate e massacrate e infine brutalmente uccise. La violenza fu coperta inscenando un incidente automobilistico: i corpi delle tre donne furono rimessi nell’automobile, che fu gettata in un precipizio.

L’assassino delle tre sorelle smosse la coscienza popolare, risvegliando l’indignazione e suscitando commozione in tutto il paese. Così il triste destino delle mariposas segnò quello dello stesso dittatore, ucciso nel 1961.

Il 25 novembre divenne per la Repubblica Dominicana la data di commemorazione di quel brutale assassinio; qualche anno più tardi, il 17 dicembre 1999, L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 54/134 istituì la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

La quarta sorella Mirabal, conosciuta come Dedé, fu l’unica sopravvisuta al regime e dedicò la propria vita ad onorare il ricordo delle sorelle e a crescerne i figli. Nel 1999 pubblicò un libro di memorie “Vivas in su Jardin”.

«Durante un’epoca di predominio dei valori tradizionalmente maschili di violenza, repressione e forza bruta, dove la dittatura non era altro se non l’iperbole del maschilismo, in questo mondo maschilista si erse Minerva per dimostrare fino a che punto ed in quale misura il femminile è una forma di dissidenza».

Dedè Mirabal

La storia de Las Mariposas diventa esemplare di un coraggio che non potremo mai dimenticare. Ci ricorda quanto è importante combattere sempre, soprattutto contro chi usa la forza e la violenza per cercare di zittirci. 

… questo NON è AMORE 2019

Negli scorsi giorni, la Polizia di Stato in vista del 25 novembre ha pubblicato il rapporto Questo non è amore 2019” che fa il punto sul fenomeno della violenza sulle donne. I dati aggiornati sono preoccupanti: a titolo esemplificativo nel mese di marzo 2019 ogni 15 minuti è stata registrata una vittima di violenza.

Dal rapporto emerge che i reati sono distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale, a prova che l’appartenenza a determinate regioni non va in alcun modo ad influire sulla propensione a denunciare. Ancora, le vittime sono italiane nell’80,2% dei casi e gli autori italiani nel 74%. Dal 2016 al 2019 le vittime sono passate dal 68% al 71%: questo dato sembrerebbe avere un risvolto anche positivo, andando ad indicare la maggiore propensione e fiducia nel denunciare.

Di fondamentale importanza quest’ultimo punto, visto che molto spesso la violenza è accompagnata dal silenzio. Questo perché nella maggior parte dei casi arriva da persone che la vittima conosce fin troppo bene. Nell’82% dei casi chi fa violenza su una donna non bussa: ha le chiavi di casa.

Riconoscere la violenza in quanto tale, specie quando arriva da chi ha promesso amore e rispetto, non è semplice. Ma bisogna avere il coraggio di non farsi rubare la voce e di rivendicare la forza di salvarsi da sole.

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

1 commento

  1. Ormai si moltiplicano di anno in anno le iniziative per sensibilizzare sul tema del femminicidio che è la costante della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e che ricorre ogni anno il 25 novembre. Anche in Italia, i dati su questo fenomeno sono sempre sconfortanti e le radici vanno ricercate in una società maschilista che non ha ancora strumenti sufficienti in grado di interpretare e accettare i cambiamenti sociali come la libertà delle donne, la loro emancipazione e capacità di autodeterminazione. Uno studio internazionale ha rivelato come una media di 7 femminicidi su 10 è preceduta da episodi di violenza, soprattutto domestica. Vuol dire che la maggior parte dei casi è commessa dal marito, dal fidanzato o dall’ex della vittima. Il fatto che molte denunce siano finite nel vuoto, poi, arrivando all’episodio di violenza estrema, la dice lunga sull’inefficacia delle misure utilizzate contro le molte forme di persecuzione alle donne. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre, ha subìto almeno una volta una forma di violenza da parte di un uomo, mentre una su quattro è stata uccisa dal partner. Solo quest’anno, nel nostro Paese, i casi di femminicidio sono circa 100 e oltre ai casi più gravi, non bisogna dimenticare le violenze quotidiane, anche di tipo psicologico, che sfuggono alle statistiche ma che hanno impatti devastanti sulle vittime e la loro vita.
    La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, fu istituita dall’Onu tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. La data fu scelta per ricordare il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana mentre si recavano a visitare i loro mariti imprigionati per motivi politici durante la feroce dittatura di Trujillo. Da allora, rappresenta il momento più importante dell’anno per parlare, informare e sensibilizzare su questo grave problema che riguarda tutti i paesi del mondo. La violenza sulle donne ha molti volti, quella fisica e quella sessuale, lo stupro, senza dimenticare la violenza psichica e interiore che è poi quella che lascia il segno più rilevante. E’ un fenomeno gravissimo, che ha conosciuto una spaventosa crescita, soprattutto nell’ambito familiare e solo una percentuale bassissima dei casi viene denunciata, per paura o per mancanza di difese adeguate. Molte volte non sono solo le donne a essere colpite. I bambini sono sempre più spesso coinvolti, diventando a loro volta vittime. I dati, infatti, dimostrano che nel 65,2% dei casi di violenza domestica sono presenti anche i figli. Allora, alla luce di questi dati allarmanti, è indispensabile coinvolgere la pubblica opinione su questo tema così delicato e trasmettere tutte le informazioni attraverso una rete capillare, improntando il discorso su una politica sociale tempestiva e precisa che sappia ascoltare le donne, garantendo per loro e per i propri figli la sicurezza e l’assistenza necessarie, ma che sappia soprattutto parlare agli uomini, affinchè collaborino per iniziare un processo di sradicamento e trasformazione di una forma di sottocultura maschilista, che spesso si tende a sminuire e trascurare, ma che ancora, purtroppo, si annida in molti settori della nostra stessa vita.
    Pasquale Aiello

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