Nella Death Valley raggiunti i 54.4°C: segnali estremi di un clima impazzito
Foto: Abby Kihano, Pexels

Stati Uniti, California. Nel deserto del Mojave, la Death Valley, uno dei luoghi in cui si registrano le temperature più elevate al mondo, è stata investita da un’ondata di caldo da record. Il 16 agosto appena trascorso entra di fatto nella lista dei giorni in cui i cambiamenti climatici hanno mostrato tutta la loro potenziale forza di distruzione. Poco prima delle 16.00, i sistemi di rilevazione di temperatura della National Weather Service, l’agenzia meteorologa del governo federale degli Stati Uniti, hanno registrato la temperatura di 54.4°C. Era da più di un secolo, esattamente 107 anni, che nella Death Valley il clima estremo non raggiungeva tali picchi. Un evento da record che evidenzia ancor di più l’urgenza di una rapida ed efficace azione contro la crisi climatica.

Death Valley, dead human

La temperatura da record registrata nella Death Valley è da considerarsi ancora un dato preliminare, da confermare. Come riportato sul sito dell’Iowa State University «Se verificata, questa sarà ufficialmente la temperatura più alta registrata dal luglio del 1913 sempre nella Death Valley. Poiché questo è un evento di temperatura estrema, essa dovrà sottoporsi a una revisione formale. Un comitato per gli eventi estremi climatici verificherà la validità della lettura di 130° F (54,4° C)».

Nella Death Valley raggiunti i 54.4°C: segnali estremi di un clima impazzito
Immagine: twitter.com/NWSVegas

Ma la Death Valley non è l’unico luogo dello “Stato del Sole” ad essere stato investito da temperature così alte. Sono giorni drammatici per la California: migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa degli incendi che stanno divampando in tutto lo Stato. Secondo Daniel Berlant, assistente vicedirettore del dipartimento statale delle foreste e della protezione antincendio, fino ad ora le fiamme hanno distrutto 175 edifici e minacciano di divorare oltre 50.000 abitazioni. I numeri che riguardano gli ordini di evacuazione sono senza precedenti e, considerando la pandemia di coronavirus, il lavoro atto a mettere in sicurezza cittadini e turisti diventa assai più complicato.

Per Crystal Kolden, scienziato presso l’Università della California di Merced, «Gli incendi saranno difficili da contenere fino a quando non si interromperà l’ondata di caldo». La scienza ormai è chiara circa la portata di tale fenomeno: il riscaldamento globale e il clima sempre più arido provocano l’aumento degli incendi e ne intensificano la forza. Ne sono un esempio i “firenado“, veri e propri tornado di fuoco che hanno colpito il nord della California. L’aria riscaldata dai grandi incendi si trasforma in grosse nuvole che, in caso di forte vento, possono arrivare a formare dei giganteschi e distruttivi tornado di fuoco. Anche in questo caso i meteorologi del National Weather Service hanno avvertito che dato il caldo da record, l’impatto dei fulmini col terreno potrebbe facilmente dar vita a nuovi incendi.

54.4° C: un clima impazzito e una società fuori controllo

La California della famigerata Death Valley non è l’unico Stato colpito da caldo da record e incendi. Come nel 2019, anche quest’anno molte sono le nazioni che si ritrovano a far fronte alle altissime temperature, dovute a un clima impazzito, e a combattere contro il fuoco divampante. Appena un anno fa l’Australia, la regione amazzonica, la Russia, la Scandinavia, l’Indonesia e la Cina furono al centro dell’attenzione mondiale a causa delle distruzioni dovute agli incendi. Secondo i dati forniti dalla Nasa e dall’Esa, l’European Space Agency, nell’agosto del 2019 il tasso di incendi a livello globale è quintuplicato rispetto allo stesso periodo del 2018: «La missione Copernicus Sentinel-3 ha registrato 79.000 incendi nell’agosto di quest’anno, rispetto ai poco più di 16.000 incendi rilevati nello stesso periodo dell’anno scorso», si apprende dal sito dell’Agenzia.

Nella Death Valley raggiunti i 54.4°C: segnali estremi di un clima impazzito
Immagine: www.esa.int

Anche l’Igg-Cnr, l’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche, ha confermato che «Sebbene la maggior parte degli incendi sia innescata da attività umane, dolose e non, le condizioni del clima influenzano la propagazione e quindi l’estensione dell’incendio». Grazie alla collaborazione con la rivista Scientific Repost e con le università di Lisbona, Barcellona e della California, un team speciale dell’Igg-Cnr è arrivato alla conclusione che in un futuro non troppo lontano l’Europa mediterranea, in particolare Italia, Francia e Catalogna, corre il maggior rischio in materia di incendi poiché nei secoli passati gli ecosistemi di siffatte nazioni si sono adattati in maniera minore alla progressiva siccità che l’intera area sta sperimentando.

La mole di dati che dimostrano la correlazione tra aumento della temperatura media globale, condizione del clima estreme e accrescimento degli incendi e della loro pericolosità, conferma che l‘uomo è il protagonista assoluto della distruzione degli ecosistemi mondiali e quindi, molto presto, della specie umana stessa. Il caldo da record che ha colpito la Death Valley è l’ennesimo campanello d’allarme suonato dall’oramai straziata natura. I radicali cambiamenti in ambito ecologista tardano ad arrivare e forse non arriveranno mai. Contrariamente, l’avidità capitalista non conosce limiti, cresce, invade e distrugge con il tacito consenso dei decisori politici globali.

A due anni dalle prime manifestazioni di Fridays For Future nulla è cambiato, nessuna misura seria e coraggiosa è stata intrapresa dagli enti predisposti. Al contrario molti leader mondiali spingono per politiche ancor più distruttive in nome di una crescita economica nel presente per cui, a quanto pare, l’uomo è disposto a sacrificare tutto il resto, il futuro. Il greenwashing delle grandi aziende inquinanti si intensifica nel silenzio più assoluto, le foreste bruciano, i fiumi si trasformano in letamai, i mari e gli oceani continuano ad essere zuppe di plastica, i ghiacciai collassano. Nel mentre, la politica si gira i pollici sprofondando sempre di più nel nulla assoluto, avendo come unica preoccupazione le sorti economiche di una società che si avvia verso una sempre più veloce sesta estinzione di massa. Nell’indifferenza politica generale, il clima è fuori controllo, la Death Valley brucia, l’Australia brucia, l’Amazzonia brucia, l’intero pianeta brucia.

Le soluzioni della scienza alla crisi del clima esistono, ma giacciono in fondo ai cassetti dei sempre più mediocri e asserviti politici di turno, schiavi di un’antica mentalità devastatrice, terrorizzati dalla solo idea di un mondo nuovo in cui una nuova economia rappresenti uno dei molteplici pilastri su cui è fondata la società, non l’unico, non quello fondamentale. Il destino della specie umana è nella mani della specie umana, che deve cominciare a farsi carico delle proprie responsabilità ambientali, e deve comprendere che la tutela dell’ambiente passa anche dalle urne elettorali. Non è più il tempo del greenwashing e delle inutili riforme della sinistra socialdemocratica, non è più il tempo delle folli e inapplicabili soluzioni della destra conservatrice. Le soluzioni della scienza alla crisi del clima esistono, occorre tirarle fuori dai cassetti.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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