Brexit-Gran Bretagna-Unione Europea
Fonte immagine: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/eu-affairs/20160707STO36103/decisioni-sul-futuro-delle-relazioni-ue-regno-unito

La Gran Bretagna e l’Unione Europea hanno finalmente raggiunto un accordo che regolerà i loro rapporti commerciali a partire dal 1° gennaio 2021, data in cui ufficialmente il Regno Unito completerà il processo di uscita dall’Unione Europea e la Brexit potrà dirsi quindi definitivamente compiuta.

Nelle scorse settimane si è rischiato concretamente il no-deal, ossia l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza un accordo che ne regolasse le relazioni future, soprattutto da un punto di vista economico. I nodi commerciali riguardavano il cosiddetto level playing field, teso ad assicurare la concorrenza leale tra le aziende britanniche e quelle europee. In particolare, l’Europa chiedeva alle società d’oltremanica di impegnarsi a mantenere aggiornati i propri standard ambientali senza abbassarli per essere più competitivi sul mercato post-Brexit. Su questo aspetto la Gran Bretagna e l’Unione Europea si sono accordate per rispettare determinati principi a livello ambientale e sociale e per stabilire standard condivisi circa la tutela dei diritti dei lavoratori, prevedendo la possibilità di intervenire qualora il Regno Unito non rispetti le regole stabilite e che le misure adottate per ristabilire la giusta concorrenza debbano essere valutate in arbitrato. Eventuali controversie tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna, infatti, non potranno essere sottoposte alla Corte di Giustizia Europea.

L’accordo raggiunto prevede che Regno Unito e Unione Europa possano continuare a scambiare merci senza l’imposizione di dazi e quote, nonché di continuare a cooperare nei settori dell’energia, dei trasporti e della sicurezza. Le aziende britanniche, inoltre, avranno un accesso preferenziale al mercato europeo, nell’ambito del rispetto delle regole sancite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), cioè quelle previste per i paesi con cui i rapporti commerciali non sono regolati da accordi ad hoc. Di conseguenza, il flusso delle merci e le relazioni economiche potrebbero comunque ridimensionarsi molto in seguito all’atto definitivo di Brexit.

I cittadini britannici non potranno più lavorare, studiare o iniziare un’attività nei territori dell’Unione Europea liberamente e dovranno richiedere visti per soggiorni superiori a 90 giorni. L’accordo, inoltre, sancisce la fine della libera circolazione anche dei cittadini dell’Unione Europea nel territorio del Regno Unito. La Gran Bretagna non aderirà più al progetto Erasmus+ ma concepirà un nuovo progetto chiamato “Turing Scheme” che permetterà agli studenti britannici di studiare nelle università europee e del mondo.

Un altro punto cruciale su cui si è discusso molto per il raggiungimento dell’accordo è stato l’accesso alle acque britanniche da parte dei pescatori europei. L’accordo raggiunto prevede una riduzione del 25% del pesce pescato da imbarcazioni europee nel territorio britannico nei prossimi cinque anni con una riduzione graduale nel tempo. Ciò che invece non è stato regolamentato dall’accordo sono i rapporti finanziari: la piazza finanziaria inglese, la City di Londra, lascerà il mercato unico dei servizi il 31 dicembre 2020, e di conseguenza le nuove regole di accesso ai rispettivi mercati finanziari saranno decise unilateralmente dalle parti. Il settore più colpito dall’accordo della Brexit potrebbe infatti essere proprio quello dei servizi, per ambo le parti.

Il negoziato per la Brexit è stato difficile e più volte rimandato con il rischio del no-deal dietro l’angolo, nonostante la presidente della Commissione Europea Ursola von der Leyen avesse più volte espresso la volontà di raggiungere un accordo a tutti i costi, e nonostante nelle scorse settimane il premier britannico Boris Johnson si lasciasse andare a messaggi minacciosi contro l’Europa e a difesa della Brexit, arrivando a dichiarare addirittura di voler schierare le navi da guerra della Marina Militare per proteggere le proprie acque. Una volta raggiunta l’intesa Brexit, infatti, la Presidente della Commissione Europea ha tenuto a sottolineare quanto fossero state difficili le ultime settimane tramite il suo profilo Twitter.

Anche le relazioni internazionali subiranno contraccolpi a causa della separazione di Brexit: il presidente americano eletto Joe Biden sembra essere più vicino alle posizioni dell’Unione Europea, e di conseguenza la Gran Bretagna di Boris Johnson potrebbe nel tempo non beneficiare più di quella special relationship alla base dei rapporti internazionali tra Gran Bretagna e USA, sui quali i britannici avevano contato per espandere la propria proiezione internazionale. Nulla di concreto sulle future relazioni diplomatiche e di collaborazione tra Unione Europea e Gran Bretagna è stato stabilito, e non è dato sapere come essi evolveranno. Il confine tra Repubblica di Irlanda (UE) e Irlanda del Nord (Regno Unito), quantomeno, non sarà ristabilito per quanto riguarda merci e persone, e si tratta di un risultato significativo.

Formalmente la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea il 1° febbraio 2020 e nonostante i dieci mesi di transizione avrebbero dovuto portare ad un accordo, questo è stato raggiunto in extremis solo lo scorso 24 dicembre. Il premier britannico, nonostante dichiarasse il proprio impegno nei negoziati, non giudicava totalmente drammatica l’opzione di una Brexit senza accordo, con il rischio di inasprire drammaticamente le relazioni tra Londra e Bruxelles.

Esclusa questa possibilità, ad accordo finalmente raggiunto, Gran Bretagna ed Unione Europea si lasciano non senza rancore, come è ovvio che sia in tutti i divorzi sofferti e logoranti, ma limitando i danni.

Sabrina Carnemolla

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