Five Eyes contro la Cina: il contenimento del Dragone
Fonte: beltandroad.news

Five Eyes, l’alleanza di intelligence simbolo delle nuova Guerra Fredda, potrebbe allargarsi includendo il Giappone, in una chiara strategia di contenimento della Cina di Xi Jinping. L’eventuale entrata del Paese nipponico nel “club” avrebbe vantaggi nel breve periodo, ma nel medio-lungo termine sorgerebbero diverse difficoltà. Quali sono dunque le prospettive e gli sviluppi di questo nascente soggetto geopolitico?

Che cos’è Five Eyes

Five Eyes è un’alleanza di intelligence che comprende cinque paesi anglofoni: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Risale in realtà alla Guerra Fredda del secolo scorso: forgiata dai primi due Paesi con la Carta Atlantica del 1941 e sancita con l’Accordo UKUSA del 1946 sotto la pressione della minaccia sovietica, l’alleanza si è successivamente allargata e ha raggiunto una cooperazione e condivisione di intelligence senza precedenti.

È evidente come il successo dei Five Eyes (in chiave antisovietica prima e nella guerra al terrorismo poi) sia dovuto ai profondi legami strategici, culturali e linguistici che contraddistinguono le relazioni dell’anglosfera occidentale, fattore che non può essere ignorato.

Il contenimento del Dragone: 5G, Hong Kong e il Mare Cinese Meridionale

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse di vari legislatori britannici e statunitensi per rimodulare i Five Eyes in un’alleanza coesa, politicamente ed economicamente, per competere con la Cina e contenerla. Ed è proprio sotto questa lente che bisogna leggere le varie sollecitazioni per includere il Giappone nell’alleanza, quando il duello globale tra USA e Cina entra nel vivo e si vivacizzano i numerosi teatri di tensione tra le due potenze, quali l’infrastruttura 5G, Hong Kong e l’attività militare del Dragone nel Mar Cinese meridionale. Tutte questioni nelle quali i Five Eyes collaborano strettamente, principalmente sotto impulso statunitense, schierandosi dichiaratamente contro la Repubblica Popolare Cinese.

Per quanto riguarda il 5G, è noto come gli Stati Uniti considerino Huawei, incaricata in molti paesi di costruire l’infrastruttura e legalmente molto vicina al governo di Pechino, come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, sia in termini di interferenze straniere che di spionaggio. Per questi motivi l’amministrazione statunitense non solo ha messo al bando Huawei (come è successo a Tik Tok), ma ha fatto pressioni sugli altri Paesi Five Eyes affinché facessero altrettanto. I risultati non si sono fatti attendere: Ottawa, Canberra e successivamente anche Londra (con un clamoroso dietrofront) hanno interrotto o sono in procinto di interrompere la collaborazione con l’azienda cinese per lo sviluppo della rete 5G.

Fonte: medium.com

Gli Stati Uniti sembrano voler utilizzare anche la questione di Hong Kong per destabilizzare il Dragone. Dopo l’approvazione della discussa legge sulla sicurezza nazionale da parte del governo filo-Pechino, il Porto Profumato è ormai considerato da Washington parte della Cina continentale. Di conseguenza, Hong Kong non godrà più del trattamento privilegiato in termini di flussi commerciali e investimenti, prima canalizzati dalla regione amministrativa speciale verso la Repubblica Popolare. Gli altri membri Five Eyes hanno agito di riflesso: il Regno Unito ha aperto le porte agli abitanti di Hong Kong dotati di doppio passaporto, ed anche l’Australia si è mostrata disponibile ad accoglierli. Inoltre, tutti i “cinque” hanno sospeso i rispettivi trattati di estradizione con il Porto Profumato.

Quando si parla di rivendicazioni territoriali, la Cina si è spesso rivelata molto aggressiva, che sia sull’Himalaya o per la conquista di Taiwan. In particolare, nelle acque del Mare Cinese Meridionale gli Stati Uniti navigano proprio per smentire le pretese di sovranità di Pechino, ufficialmente considerate illegali da Washington, ma anche da Canberra. In parallelo, è notizia recente che la portaerei britannica Hms Queen Elizabeth potrebbe unirsi alle sempre più frequenti esercitazioni militari nipponiche-statunitensi nelle acque limitrofe alla Repubblica Popolare Cinese, di fatto adempiendo alla richiesta statunitense pervenuta a Giappone, India, Australia e Regno Unito di presenziare quelle acque. Sembrerebbe che gli Stati Uniti, più che per contenere l’espansionismo cinese, stiano intrecciando un’alleanza sistematica con i propri alleati per ridimensionare in modo sostanziale le ambizioni di potenza del Dragone. Ma i Five Eyes potrebbero essere anche più di tutto questo.

La proposta, previo dietrofront, del Regno Unito

Il caso del Regno Unito è forse il più eloquente per sondare il livello di profondità di questa nuova e simbiotica alleanza anglo-atlantica. Nel pieno dei difficili negoziati Brexit, Londra ha repentinamente deciso con chi schierarsi senza risparmiarsi eclatanti dietrofront, come sulla vicenda 5G. Solo a gennaio Boris Johnson aveva stabilito che Huawei sarebbe stata inclusa nello sviluppo delle componenti periferiche della rete 5G, escludendola per quelle core. Ma il mese scorso c’è stata una brusca inversione: sotto la persuasione/pressione di Washington, Huawei è stata completamente esclusa dallo sviluppo e le sue apparecchiature esistenti dovranno essere rimosse entro il 2027. Adducendo come motivazione del ritiro il fatto che le sanzioni di Trump contro l’azienda cinese obbligheranno quest’ultima a reperire tecnologia non statunitense, quindi non sicura, Downing Street ha in parte responsabilizzato gli USA per questa marcia indietro, chiedendone in realtà l’appoggio e celando un palese e definitivo allineamento con gli altri Five Eyes.

Tagliata la testa al toro per necessità strategiche più che per convenienza economica, il Regno Unito si è posto subito in prima fila nell’iniziativa di allargare e di approfondire l’alleanza di intelligence in chiave anti-cinese. Secondo il Financial Times, tra i partner per allargare i Five Eyes oltre al Giappone vi sarebbero anche India e Corea del Sud. Non solo, ma il Regno Unito si sta sforzando per persuadere i suoi alleati a collaborare, dagli investimenti fino alla ricerca e sviluppo, per cercare alternative industriali affidabili a Huawei, includendo altre cinque democrazie. Per questo, si parlerebbe già di un gruppo “D10”, i Five Eyes più altri cinque Paesi democratici interessati all’iniziativa. Londra, in cerca di un posto nel mondo post-Brexit, ha deciso di ritornare alla special relationship con gli USA e stringere rapporti più stretti con l’anglosfera, come dimostra la volontà di Johnson di arrivare ad accordi commerciali anche con Australia e Nuova Zelanda.

Il Giappone può diventare il Sesto Occhio?

Negli ultimi due anni vi sono state mosse per avvicinare sempre più il Giappone al framework dei Five Eyes in chiave anti-cinese, e per alcuni analisti i tempi sarebbero maturi per ufficializzare un legame formale e completo. Lo stesso Ministro della Difesa nipponico Kōno, esprimendo grande preoccupazione per l’espansione militare cinese, si è reso fautore dell’entrata del Giappone nei Five Eyes: se la condivisione di intelligence diventerà costante nel tempo, «allora l’alleanza potrebbe essere chiamata Six Eyes», ha dichiarato il Ministro.

Fonte: globaltimes.cn


Tuttavia, formalizzare un accordo simile è difficoltoso per ragioni culturali, politiche, economiche e linguistiche. Tralasciando le difficoltà operative di una riorganizzazione del sistema di condivisione di intelligence, la coerenza dell’agenda politica dei membri potrebbe venire meno, giacché Tokyo ha comunque un maggiore bisogno di coordinarsi in alcuni ambiti con la Cina. Inoltre, per ragioni storiche derivanti dalla Seconda Guerra mondiale, il Giappone non avrebbe un rapporto paritetico con gli Stati Uniti, e potrebbe presto rivelarsi l’anello debole del network, poiché non ha un sistema di autorizzazione di sicurezza né un field service. Se il vantaggio nel breve termine è il contenimento del Dragone, nel medio-lungo periodo le difficoltà operative e politico-strategiche di una piena membership potrebbero prevalere.

Da alleanza di intelligence a relazione economica strategica?

La pandemia da COVID-19 ha svelato le dipendenze strutturali dell’Occidente dalla Cina, ed è per questo che i Five Eyes, cercando di allargare la collaborazione con altri paesi, sembrano voler trasformare l’alleanza di intelligence in una vera relazione economica geo-strategica e industriale, soprattutto nella produzione di metalli rari (componenti chiave per l’industria elettronica di consumo e difesa, 90% dei quali sono stati prodotti dalla Cina nell’ultimo decennio) e di materiale medico-sanitario. Tuttavia, una tale rimodulazione dei Five Eyes non si costruisce in un giorno, e un’alleanza a carattere industriale potrebbe portare con sé problemi più spinosi di una collaborazione militare e delle informazioni.

L’obbiettivo degli Stati Uniti rimane quello di disaccoppiare (decouple) la Cina dalle catene di valore e produttive dell’Occidente, creando le condizioni per un potenziale blocco di libero commercio tra i Five Eyes, forse addirittura sul modello dell’UE. Pascal Lamy, ex Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, intima cautela sul disaccoppiamento produttivo dalla Cina, poiché un Dragone più autonomo e chiuso in sé stesso potrebbe rivelarsi ancora più pericoloso. Per ora però, Washington e i suoi “occhi” continueranno con il contenimento.

Augusto Heras

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