parità di genere donne
Fonte: ONU https://sdgs.un.org/goals/goal5

La parità di genere? Le donne (non) possono aspettare, almeno fino ai prossimi cento anni. Il Global Gender Gap Report 2020 elaborato dal World Economic Forum analizza il divario di genere in 153 paesi monitorando progressi in quattro ambiti: partecipazione e opportunità economiche, istruzione, salute ed emancipazione politica. Secondo il Report la parità di genere non sarà raggiunta per i prossimi 99,5 anni nonostante alcuni passi avanti siano stati fatti soprattutto nel settore dell’istruzione dove si registra che la parità di genere è stata raggiunta completamente in 40 paesi sul totale.

Sulla base dei 153 paesi monitorati, l’Islanda resta il primo paese per parità di genere nel mondo per l’undicesimo anno di fila, mentre i paesi che sono migliorati sono Albania, Etiopia, Mali, Messico e Spagna. La top ten dei paesi in cui la parità di genere è raggiunta nelle percentuali maggiori sono: la già citata Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia, Nicaragua, Nuova Zelanda, Irlanda, Spagna, Rwanda e Germania.

Il miglioramento in alcuni ambiti è stato attribuito all’effetto positivo del role-model effect: il fatto che sempre più donne ricoprano posizioni di potere ispira nuove generazioni, rafforza l’emancipazione politica delle stesse, ne legittima il riconoscimento e crea effetti positivi nel mercato del lavoro. L’emancipazione come regola generale corrisponde dunque ad un aumento delle donne in posizioni di leadership nel mondo del lavoro. È emblematica, in questo senso, l’immagine della notte dell’elezione di Kamala Harris a vicepresidente degli Stati Uniti, che si è rivolta a tutte quelle bambine ed adolescenti che la osservavano estasiate affermando che lei non sarebbe stata l’ultima a ricoprire quel ruolo.

Nonostante questo, la parità di genere a livello mondiale nel mercato del lavoro è ancora lontana: tra gli ambiti analizzati dal Report WEF sopracitato, il settore economico e dell’occupazione è infatti quello in cui i progressi sono addirittura regrediti. Nel mercato del lavoro, le donne hanno una maggiore rappresentazione soprattutto nelle professioni tradizionali, e non abbastanza sono occupate in professioni per le quali la crescita di salario è più importante (come nel settore tecnologico) e non è ancora stata scalfita la barriera delle insufficienti strutture di formazione e di accesso al capitale. Considerando entrate economiche salariali, del reddito e delle proprietà, si stima che le entrate medie delle donne siano pari a 11.5 mila dollari all’anno, ben inferiore alla media annuale degli uomini pari a 21.5 mila.

A livello globale, solo il 55% delle donne in età compresa tra i 15 e i 64 anni è occupato nel mondo del lavoro, a confronto del 75% degli uomini della stessa fascia d’età. Ci sono poi 72 paesi su 153 in cui le donne hanno difficoltà ad aprire un conto in banca o ad ottenere linee di credito e non c’è un paese dove gli uomini impiegano lo stesso ammontare di tempo in lavori non pagati quanto le donne.

In ambito economico, la grande sfida da affrontare secondo il World Economic Forum è quello relativo alle nuove professionalità, soprattutto in ambito tecnologico, il settore in cui le donne sono ancora maggiormente sotto-rappresentate. Nel settore Cloud Computing solo il 12% degli impiegati sono donne, nel settore ingegneristico sono solo il 15% e nel settore dell’analisi dati e dell’Intelligenza Artificiale solo il 26%. Il World Economic Forum invita i governi a formare le giovani generazioni femminili fornendo loro competenze di alto livello per eccellere nel mondo del lavoro delle nuove professionalità, poiché se nel settore dell’istruzione il divario di genere sembra essere minimizzato, nella formazione specialistica c’è ancora molto da fare.

La rappresentanza politica, locale e nazionale, è un altro ambito in cui la parità di genere è ancora lontana. Si stima che solo il 25% dei seggi parlamentari a livello mondiale è occupato da donne e soltanto il 21% delle posizioni ministeriali. Una più ampia rappresentanza politica è «una necessità urgente». Secondo il Report WEF, infatti, una più ampia rappresentanza politica può porre le basi per un maggiore progresso anche negli altri ambiti relativi al raggiungimento della parità di genere.

Inoltre, il World Economic Forum mette in evidenza un aspetto importante relativo alla necessità di un cambiamento degli atteggiamenti sociali e culturali verso il tempo che le donne dedicano ai lavori domestici e di cura, di norma non retribuiti. Un bilanciamento nel carico dei compiti familiari è auspicabile perché questi aspetti danneggiano fortemente anche le opportunità di carriera delle donne.

Gli stereotipi sulla ripartizione dei compiti familiari e di cura e la violenza che può manifestarsi in molte forme, ivi compresa quella domestica, sono ancora protagonisti nella società del 2020, pressoché in ogni paese, nonostante le evidenti trasformazioni che stanno lentamente affermandosi in alcuni contesti e gli sforzi dei movimenti femministi. Forse troppo lentamente. Citando direttamente il Global Gender Gap Report: «Nessuno di noi vedrà raggiunta la parità di genere nelle nostre vite né probabilmente lo faranno molti dei nostri figli».

Sabrina Carnemolla

1 commento

  1. Questo articolo fa riflettere molto, perché il tema della parità di genere è argomento di discussioni ormai da anni. Un dato molto importante è l’aumento delle donne in posizioni di leadership nel mondo del lavoro. Bisogna continuare così! È c’è la necessità di eliminare quegli stereotipi secondo cui le donne debbano occuparsi dei lavori domestici. Bisogna continuare a lottare per cambiare il mondo e va fatto in fretta! Speriamo che i cambiamenti si concretizzino in un futuro prossimo e non fra 100 anni.

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