La sanità cubana è il miglior antidoto al Coronavirus
I medici cubani a Malpensa. Fonte: Sputnik Italia, REUTERS / Alexandre Meneghini

Nonostante un durissimo embargo pluridecennale, le scarse disponibilità economico-infrastrutturali e la nomea di “rogue state” della nazione che la eroga, la sanità cubana garantisce brillantemente il diritto alla salute dei suoi cittadini, ed esporta la propria solidarietà agli altri paesi, anche nel contesto di perdurante gravità della pandemia di Coronavirus. Non siamo condannati ad anelare ad un irraggiungibile orizzonte utopico: esiste un modello di sanità universalistico, alternativo a quello privatistico o in fase di privatizzazione, ed estremamente pragmatico, a meno di 700 km dalla Florida.

Cuba, l’isola che esporta diritto alla salute

Cuba, sin dalla sua fondazione come entità politica agli albori delle esplorazioni geografiche della monarchia spagnola, è stata caratterizzata dalla raison d’être coloniale: serbatoio di materie prime e valvola di sfogo demografico. Un’escatologia gravosa e apparentemente incoercibile. La fu incontaminata perla dei Caraibi, si dice, ha da allora sempre esportato zucchero e tabacco, e importato affaristi e canaglie.

Con il passaggio al regime di sfruttamento massivo del protettorato statunitense, quelle esportazioni sono aumentate. Con la Rivoluzione Castrista, invece, il paese ha innanzitutto rinnegato questa predestinazione, avvicendando la “Repubblica delle banane” a valori di segno diametralmente opposto. Oggi, Cuba esporta soprattutto diritto alla salute.

Proprio mentre la tragedia umana e sanitaria del Coronavirus funestava l’Italia all’apice del suo dramma, una nutrita spedizione di medici cubani ha raggiunto l’aeroporto di Malpensa, con tanto di gigantografia del Líder Máximo Fidel Castro. Destinazione: non solo la Lombardia messa in ginocchio dalla pandemia, ma tutto il mondo. Non si tratta di semplice e umana solidarietà internazionale, esibita anche da diversi altri paesi, caratterizzati da disponibilità economico-finanziarie e da interessi geopolitici di portata sicuramente maggiore, e nemmeno di un episodio estemporaneo oppure contingenziale.

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Fonte: tgcom24.mediaset.it

Per la sanità cubana, lo propensione agli aiuti internazionali è considerato il diretto prolungamento del diritto alla salute dei cittadini della Repubblica: “l’esercito dei camici bianchi” non ha praticamente mai mancato di presidiare le corsie d’emergenza medica di ogni scenario di crisi internazionale, dalla dolorosa decolonizzazione dell’Africa (Algeria, Etiopia, Congo), ai terremoti e agli uragani in America Latina (Honduras, Guatemala, Haiti), alle guerre in Medio Oriente (in Iraq o in Yemen), fino alle epidemie (prima del Coronavirus, l’Ebola in Africa occidentale nel 2014). Sono ben 67 i paesi attualmente serviti da missioni mediche cubane.

L’aiuto è arrivato in paesi e/o in comunità spesso sprovvisti di qualsivoglia assistenza sanitaria, in situazioni drammatiche, ovviamente senza remunerazioni di sorta, e partendo da condizioni materiali in patria mai al livello dei paesi occidentali. Si tratta di una strategia internazionalista a lungo termine che favorisce la cooperazione win-win tra paesi del sud del mondo, al fine di rafforzare reciprocamente i sistemi sanitari, in nome dei diritti umani e dei valori universali della Rivoluzione.

Il centro nevralgico della proiezione mondiale della sanità cubana è la Scuola latinoamericana di medicina (ELAM) a L’Avana, che forma professionisti competenti e preparati in tutto il continente, i quali presidiano gli scenari di crisi e permettono la circolazione di attrezzature, medicinali e personale.

La sanità cubana e il modello solidaristico

Un miracolo, direbbe qualcuno. In realtà, più laicamente, questa “superpotenza medica” si fonda presupposti decisamente materiali. Dunque, com’è organizzata e su quali cardini si regge la sanità cubana?

Innanzitutto, il diritto alla salute (art. 72) è sancito esplicitamente dalla nuova Costituzione approvata alla fine 2018 quale diritto umano fondamentale che lo stato deve garantire ad ogni cittadino a titolo gratuito (le prestazioni si corrispondono in denaro solo per i cittadini stranieri che possono permetterselo). Le spese sanitarie sono dunque totalmente coperte da investimenti statali e l’organizzazione stessa della sanità cubana è centralizzata, onde evitare disparità regionali, attraverso il raccordo di diversi organi di monitoraggio e consultori. Ospedali rurali e policlinici specializzati sono stati diffusi con capillarità su tutto il territorio, con pazienza e spesso nella penuria di risorse.

Nonostante diverse avversità, come le secche dell’immediato post-rivoluzione e del bloqueo degli anni ’90, che hanno comportato ciclicamente la scarsità di medicinali e l’arretratezza di attrezzature di base, la qualità e la funzionalità del sistema sanitario sono infatti rimaste costanti, con punte di eccellenza (basti pensare alla Brigata specializzata Henry Reeve per le gravi epidemie, la stessa che ha soccorso il nostro paese flagellato dal Coronavirus).

sanità cubana
Fonte: lettera43.it

Cuba deve il successo del suo modello sanitario innanzitutto all’abnegazione e sulla preparazione dei suoi professionisti, dovuta ai proficui e lungimiranti investimenti nella formazione (anche grazie al sostegno di paesi alleati come URSS e Venezuela). La sanità cubana dispone attualmente di un personale pari a 76.000 medici e 89.000 infermieri per circa 11 milioni di abitanti, che può quindi permettersi di dislocare sia in patria che all’estero, e in grado di soddisfare la crescente domanda di turismo medico.

Il sistema ha beneficiato anche di numerosi e mirati programmi per la salute promossi negli anni dal governo, volti alla prevenzione delle malattie croniche, dell’infanzia o infettive (va citato il traguardo straordinario dell’arresto dei contagi da HIV nella trasmissione madre-figlio), alla tutela estensiva delle categorie più fragili, come anziani o malati terminali, oppure al graduale potenziamento delle strutture più periferiche. Il Programma del Medico di Famiglia (risalente alla fine degli anni ’80), ha portato l’assistenza sanitaria primaria al 95% delle famiglie.

Tuttavia, i risultati eccezionali della sanità cubana si spiegano probabilmente meglio attraverso considerazioni che esimono dai dati: quello che è stato delineato è più di una semplice sequela di ottimi risultati amministrativi. Si tratta di priorità: il diritto alla salute, come quello all’istruzione e al lavoro, occupa il vertice della piramide valoriale della società cubana, in senso non solo ideologico e formale, ma sostanziale, e si fa perno dell’agire politico-esecutivo. Ne scaturisce un modello sanitario solidaristico, che vuole inevitabilmente permeare di sé non solo la comunità nazionale, ma la società umana nel suo complesso, e che si condensa agevolmente nella formula marxista «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni».

Uguaglianza sostanziale, il miglior antidoto al Coronavirus

Le burrascose contingenze economico-sanitarie non sono felici occasioni per discutere di massimi sistemi, sarebbe oltraggio al pragmatismo emergenziale. Si tratta della caratteristica miopia dei nostri tempi: la tempesta perfetta del Coronavirus è in realtà, più che un invito, un monito per riflettere circa le disfunzioni del modello di convivenza dell’Occidente liberista post-89. Non ci si può esimere da raffronti contrappositivi tra il modello Cuba e quello della sanità privatistica statunitense, fondata sulla società del profitto “avido” e sviluppista, che si diffonde a livello globale.

Fonte: farodiroma.it, MINOLTA DIGITAL CAMERA

L’evanescente tutela del diritto alla salute, mortificata da continui dis-investimenti e/o semplicemente dalla “diversa centralità” rispetto ad altre priorità, in Italia come negli Stati Uniti, paesi con possibilità materiali infinitamente superiori a Cuba, è solo parte di un discorso più ampio, ma ne sussume consequenzialmente i nodi problematici: la competizione, l’economicismo e la logica di mercato, privi di contrappesi valoriali inemendabili, non possono animare ed ispirare la vita sociale in tutti i suoi ambiti (in nessuno, secondo il parere di chi scrive), pena la disumanizzazione della convivenza civile e lo svuotamento sostanziale dei diritti umani.

Sotto il peso di sé stesso, il sogno americano ha accentuato i suoi caratteri aleatori, per divenire, se non addirittura un incubo, un miraggio. Paradossalmente, per molti, troppi americani, le cure mediche essenziali per il Coronavirus sono più irraggiungibili dell’orizzonte utopico-ideologico della vituperata ed illiberale dittatura Castrista. Che Guevara stesso, prima di essere un eroe della rivoluzione, era un medico: alla fine, gli idealisti della perla dei Caraibi si sono presi la loro rivincita con il destino storico, nel pragmatismo della sala operatoria e degli ambulatori. Le esportazioni, nonostante l’embargo americano, vanno fortunatamente a gonfie vele: per la sanità cubana, «la patria intera è l’umanità» e viceversa.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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