È noto che le barriere architettoniche causino un disagio fisico a chi è invalido, tuttavia esse ne minano anche l’ambito sociale.

Riguardo a quest’ultimo, uno degli ambiti su cui è possibile soffermarsi è rappresentato dagli eventi sportivi, poiché talvolta può capitare che, anziché abbatterle, le suddette barriere architettoniche vengano aggirate.

È ragionevole affermare che un individuo, seppur invalido, nutra gli stessi interessi di coloro appartenenti al “mondo normodotato”, pertanto non è difficile ipotizzare che l’individuo in questione sia, ad esempio, un appassionato di calcio voglioso di recarsi allo stadio per assistere a una partita o anche a un semplice allenamento. In un caso simile, oltre al piacere di assistere all’evento, è probabile che la persona cerchi un’interazione sociale con gli altri tifosi, usando la passione condivisa come mezzo per accrescere i propri rapporti personali con terzi.

Ciò sarebbe possibile se gli spalti di qualsiasi impianto sportivo, soprattutto di quelli calcistici – essendo il calcio lo sport più diffuso in Italia –, fossero facilmente raggiungibili da tutti. Invece la realtà informa che le discusse barriere architettoniche impediscano l’auspicato momento di aggregazione: l’invalido in questione potrebbe così ritrovarsi con la sola compagnia del proprio accompagnatore sulla pista d’atletica.

In apparenza, una situazione simile potrebbe sembrare qualcosa di avvincente, poiché si può assistere a una partita di calcio, o anche agli allenamenti dei propri idoli, a contatto con il campo. In alcuni casi è possibile entrare in contatto con i campioni tanto acclamati e relazionarsi con loro. Tuttavia, questa apparente “fortuna” non sempre corrisponde a ciò che la persona con difficoltà motorie cerca quando intende assistere a un evento sportivo: spesso, si ambisce alla condivisione del momento di svago.

È tuttavia lecito supporre che adattare un impianto sportivo all’esigenza ora detta equivalga a maggiori costi in fase di costruzione e a un maggiore impegno teso a garantire la sicurezza.

Ciò che emerge, dunque, è che ogni medaglia ha necessariamente due facce, una delle quali sembra sottolineare che anche in un mondo pragmatico l’essere umano necessita della socializzazione e della condivisione con altri individui. Nell’esempio qui usato, chi soffre di qualsivoglia disabilità necessita di essere in compagnia di altri individui, non solo del proprio accompagnatore, per godere pienamente dell’evento cui ha desiderato assistere.

Eugenio Fiorentino

Si ringrazia Sayo che ha realizzato la vignetta in copertina.

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.

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