Burocrazia digitale
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In Italia, il futuro ha spesso il passo del gambero. Mentre il mondo corre verso l’intelligenza artificiale generativa e l’automazione totale, il cittadino italiano si trova sospeso in un limbo kafkiano: un mondo dove lo SPID apre porte digitali che immettono, quasi sempre, in corridoi pieni di faldoni cartacei. È il paradosso della burocrazia digitale, un ossimoro che frena la crescita e scoraggia l’entusiasmo.

La facciata e la sostanza

Sulla carta (e sugli schermi), i passi avanti sono innegabili. L’App IO è sui telefoni di milioni di italiani, il Fascicolo Sanitario Elettronico è una realtà e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) è uno dei pilastri del PNRR, così come le mail sicure e certificate sono, ormai da anni, il metodo più usato per comunicare. Tuttavia, l’efficienza non è un download.

Il problema risiede nella cosiddetta “digitalizzazione del caos”. In molti uffici, la tecnologia è stata sovrapposta a procedure ottocentesche senza una vera riforma strutturale. Il risultato? Si invia una PEC per ottenere un documento che deve poi essere stampato, timbrato e scannerizzato nuovamente. La tecnologia, invece di semplificare, diventa un ulteriore livello di complessità.

Perché andiamo a rilento?

Tre sono i freni principali che tengono l’Italia nel “pit stop” dell’innovazione:

1.     Il digital divide generazionale: non riguarda solo i cittadini, ma anche chi sta “dietro lo sportello”. Senza una formazione massiccia del personale pubblico, il software più avanzato resta una Ferrari guidata col freno a mano tirato.

2.     L’interoperabilità mancata: le banche dati spesso non si parlano. Il paradosso è che lo Stato chiede al cittadino dati che lo Stato possiede già, obbligandolo a fare da “postino digitale” tra un’amministrazione e l’altra.

3.     La resilienza della norma: la legge italiana è densa, stratificata e spesso ambigua. Tradurre norme analogiche in algoritmi digitali senza semplificare il codice legislativo è un’impresa titanica che genera continui errori di sistema.

Oltre il modulo PDF

L’errore di fondo è stato pensare che digitalizzare significasse trasformare un modulo cartaceo in un PDF editabile. La vera rivoluzione digitale è invisibile: è quella che elimina il modulo alla radice, grazie a sistemi che riconoscono il diritto del cittadino senza che lui debba dimostrarlo ogni volta. Finché il digitale rimarrà un “optional” da affiancare alla fila fisica, e non il cuore pulsante di uno Stato agile, l’Italia continuerà a vivere questo paradosso: avere il 5G nelle strade, ma il medioevo negli uffici.

Secondo gli ultimi indici DESI (Digital Economy and Society Index), l’Italia sta scalando posizioni per quanto riguarda la connettività, ma resta ancora nelle retrovie per quanto riguarda le competenze digitali dei cittadini e l’uso dei servizi pubblici online.

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