
Istituito nel luglio 1937 su ordine delle SS guidate da Heinrich Himmler, il Campo nasce inizialmente come luogo di detenzione per oppositori politici tedeschi ma diventa presto un grande centro di internamento per deportati provenienti da tutta Europa. Secondo le ricostruzioni del United States Holocaust Memorial Museum, tra il 1937 e il 1945 transitarono per il campo circa 280.000 persone. Concepito non come un luogo di sterminio immediato ma di internamento e lavoro, vi persero la vita, secondo i documenti degli Arolsen Archives, almeno 56.000 prigionieri – a causa del lavoro forzato, della fame, delle violenze sistematiche e delle condizioni igieniche disastrose.

Il Campo costituisce il centro di una vasta rete di sottocampi di lavoro forzato, in cui i detenuti vennero impiegati in fabbriche e cantieri e sottoposti a ritmi di lavoro estenuanti, per sostenere la produzione bellica tedesca. Immediatamente dopo la Notte dei cristalli vengono internati a Buchenwald migliaia di ebrei arrestati in Germania, e negli anni successivi diviene uno dei principali luoghi di detenzione per deportati dai territori occupati. Migliaia di soldati dell’Armata Rossa vennero lì internati e fucilati.
Nonostante il terrore e le tragiche condizioni di vita, nasce nel Campo una forma di resistenza interna. Una rete clandestina organizzata dai prigionieri politici che, secondo lo storico (ed ex prigioniero del Campo) Eugen Kogon, avrebbe avuto un ruolo decisivo. Il Campo di Buchenwald si libera da solo l’11 aprile 1945.
Con le truppe della United States Army ormai vicine, la resistenza interna dei prigionieri decide di agire: approfittando del disordine tra le SS, i detenuti insorgono e prendono il controllo del Campo. Quando i soldati americani arrivano, trovarono il campo già in mano ai prigionieri e migliaia di sopravvissuti in condizioni disperate.

La storia di Buchenwald è oggi ampiamente documentata grazie a fonti archivistiche, studi storiografici e testimonianze dirette. Oltre ai materiali conservati dallo United States Holocaust Memorial Museum e dagli Arolsen Archives, un ruolo fondamentale è svolto dalla Fondazione Memoriale di Buchenwald e Mittelbau Dora, che cura la conservazione del sito e la ricerca storica.
Oggi Buchenwald è un luogo della memoria europea e il giuramento di Buchenwald è uno dei documenti simbolo della memoria antifascista europea. Fu pronunciato il 19 aprile 1945 dai sopravvissuti del campo di concentramento:
«Noi, detenuti di Buchenwald siamo riuniti oggi per onorare i 51 mila prigionieri assassinati a Buchenwald. 51 mila padri, fratelli, figli sono morti di una morte piena di sofferenza, perché hanno lottato contro il regime degli assassini fascisti. Noi, che siamo rimasti in vita e che siamo i testimoni della brutalità nazista, abbiamo assistito, con una rabbia impotente alla morte dei nostri compagni. Se c’è qualcosa che ci ha aiutato a sopravvivere è l’idea che la giustizia sarebbe giunta un giorno. Oggi, noi siamo liberi. Noi, quelli di Buchenwald, russi, francesi, polacchi, cecoslovacchi, tedeschi, spagnoli, italiani e austriaci, belgi e olandesi, lussemburghesi, rumeni, jugoslavi e ungheresi, abbiamo lottato contro le SS, contro i criminali nazisti, per la nostra liberazione. Un pensiero ci anima: “La nostra causa è giusta e la vittoria sarà nostra”. È per questo che giuriamo, in questi luoghi del crimine fascista, davanti al mondo intero, che abbandoneremo la lotta solo quando l’ultimo responsabile sarà stato condannato, davanti al tribunale di tutte le nazioni. Il nostro ideale è la costruzione di un nuovo mondo, nella pace e nella libertà. Lo dobbiamo ai nostri compagni uccisi e alle loro famiglie. Alzate la mano e giurate per dimostrare che siete pronti alla lotta.»
Gabriele Bartolini
















































