8 marzo in America Latina
fonte: Wikimedia Commons

Ce la vendono ogni anno come una festa, come una giornata per celebrarci e mai come una giornata di riflessione. Ma esattamente, cosa c’è da festeggiare? Niente.

Infatti l’8 marzo non è la “festa della donna” ma la giornata internazionale dei diritti della donna, e serve a ricordarci quanto ancora è grande il divario tra i generi, quanta violenza impunita viene perpetuata nei confronti delle donne e quanta strada c’è ancora da fare in alcuni paesi per la conquista dei diritti fondamentali e per quella parità la cui visione è giorno dopo giorno più annebbiata. 

Quest’anno è doveroso concentrarci su una parte del mondo ben precisa dove i diritti (e soprattutto i corpi) delle donne sembrano essere un campo di battaglia. Questa area è il Sud America dove, nel 2025, si è registrato un numero terrificante di femminicidi, lesbicidi e transcidi. Un dato che rivela sia in che situazione vivono le donne in termini di diritti che la precarietà delle istituzioni che faticano ad affrontare questa emergenza. e che prende giorno dopo giorno le caratteristiche di una mattanza senza precedenti.

America Latina: numeri, femminicidi e narcofemminicidi

I numeri provenienti da questa regione, in materia di violenza di genere ma soprattutto di femminicidi sono agghiaccianti: in Messico, nel 2025 ci sono state 394 vittime di femminicidio. In Venezuela la ONG Utopix ha riportato che nel 2025 si è verificato un femminicidio ogni 73 ore, basandosi solo sulla copertura mediatica delle notizie di femminicidio (perciò lasciando intendere che il numero reale può essere più grande). In Argentina l’osservatorio dell’associazione Ahora si que nos ven ha confermato che nello scorso anno sono state 226 le vittime di femminicidio, lesbicidio e transcidio nel paese. Ma il Brasile è il paese dal quale arriva un numero agghiacciante: 1.470 donne uccise tra gennaio e dicembre 2025, equivalente a una media di quattro vittime al giorno. Di fatto, il Brasile è il paese dell’America Latina con il maggior numero di casi di femminicidio. Questi sono numeri che raccontano un dramma in cui la violenza di genere è sia strutturale – se pensiamo che persino la Presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha subito una molestia durante un evento pubblico – che legata a delle dinamiche ben precise come, per esempio, il fenomeno dei narcofemminicidi. Si tratta di femminicidi che avvengono in contesti di crimine organizzato o narcotraffico, molto comuni in Sud America, che rendono la vita delle donne sempre più difficile e pericolosa. Secondo l’osservatorio sulla violenza di genere dell’associazione MuMaLá nella provincia Argentina di Santa Fe, un’area che notoriamente vive una situazione critica a causa del narcotraffico, tra il 2020 e il 2025 hanno avuto luogo 128 femminicidi di cui 49 solo nel 2022.

Il lavoro delle associazioni è fondamentale

Il motivo principale per il quale possiamo avere una conoscenza precisa e statistica di questa emergenza sociale in America Latina lo dobbiamo alle moltissime associazioni e movimenti volontari che, grazie al loro lavoro, mantengono alta l’attenzione sul tema e mettono nero su bianco i numeri di una strage che sembra fare poco eco nei palazzi delle istituzioni.

Il movimento Ni Una Menos, ad esempio, nato in Argentina 10 anni fa a seguito del femminicidio della quindicenne Chiara Paez, ha preso i connotati di quella che anno dopo anno è diventata un’organizzazione trasversale e, soprattutto, internazionale (in Italia rappresenta uno dei principali movimenti che operano nell’ambito della lotta alla violenza di genere). Si tratta di un movimento che ha cambiato la narrativa sui diritti delle donne negli ultimi dieci anni convertendo giornate come quella dell’8 marzo da semplici commemorazioni a giornate di sciopero globale contro un establishment che non riesce a far fronte a quella che è, a tutti gli effetti, un’emergenza sociale.

Una situazione critica aggravata dalla piaga del narcotraffico

L’8 marzo arriva ogni anno puntuale a ricordarci che, ahimé, molta strada ancora c’è da fare.

In America Latina, dove le diseguaglianze sociali, la povertà e la piaga del narcotraffico affossano anche la più debole speranza di cambiamento, il lavoro də volontariə dei collettivi e dei movimenti, la cosiddetta voce dal basso, diventa un pilastro importante per non affondare nell’abbandono sociale ed istituzionale.

Dove non riescono ad arrivare le istituzioni, ci sono survivor, genitori di vittimə, reti di professionistə che mettono a disposizione la loro professionalità e volontarə che si impegnano perché ci sia sempre qualcuno che lotti per i diritti delle donne.

Benedetta Gravina

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