Al Festival di Sanremo 2024, Ermal Meta canta un paradosso con Stella Stellina, richiamando la favola classica di Lina Schwarz (pubblicata nella raccolta Ancora… e poi basta!). Ma qui, la dolcezza della tradizione serve a evidenziare l’amarezza della realtà, mettendo in luce il dolore nascosto nella melodia.
Un’umanità che unisce
Cantautore e polistrumentista, Ermal Meta dedica questa ninnananna a una bambina che non si sveglierà più: una vittima innocente della guerra a Gaza, sospesa tra i muri e il mare della Palestina. C’è dell’altro. Ermal, cantautore di origini albanesi e naturalizzato italiano, ha sempre travalicato con la sua musica i confini della geopolitica. Il suo messaggio è nitido: l’empatia non ha passaporto perché esiste un’unica cultura, ricca di sfaccettature ma universale: quella umana.
Una favola per adulti
“Volevo raccontare l’impotenza di fronte a una vita giovane che viene stroncata per la brutalità dell’essere umano”, ha dichiarato l’artista. In effetti, Ermal Meta canta un paradosso con Stella Stellina proprio per raccontare la fragilità della vita. Il passato idilliaco dei versi originali si allontana per fare spazio a una rassegnazione mista al rimpianto: Mi è sembrato di vederti ancora / Eri così piccola / La stringevi fino a sera / È passata già un’eternità.
L’immortalità di una farfalla
La protagonista è una bambina, delicata come una farfalla e vittima di un conflitto cruento: “Come le farfalle hai vissuto un giorno”. Ma se la guerra spezza la vita, questa canzone ha il potere di renderla immortale, sottraendola all’oblio dei numeri e delle statistiche. Da questo punto di vista, Ermal Meta canta un paradosso con Stella Stellina per celebrare l’immortalità della memoria.
Abbandonare la propria terra contro la propria volontà significa spezzare un legame materno inestinguibile. Eppure, resta la consapevolezza che non è mai la terra a cacciarti, ma l’abuso che ne fanno le persone. «Ho pensato anche di scappare / Da una terra che non ci vuole / Ma non so dove andare / Tra muri e mare non posso restare.»
Non si vede che col cuore
La disumanizzazione trasforma gli uomini in soldati, una condanna che colpisce anche i superstiti tra le macerie. «Ho cercato di strapparmi il cuore / Perché senza non si muore / Ma ho avuto paura nel mentre / Di non sentire più niente.» Dalla collina si attende la primavera. Nonostante il buio del conflitto, la speranza e la costruzione di una rinascita non sono mai troppo lontane. In sintesi, Ermal Meta canta un paradosso con Stella Stellina trasformando una ninnananna in una riflessione profonda sulla condizione umana, trasformando il pianto di una singola vittima in un coro universale che sfida l’indifferenza del mondo.
Francesco Magnelli
















































