
Tre racconti che scavano nei meandri dell’umanità, tra relazioni familiari, amorose e verità taciute, il lockdown, la difficoltà di lasciar andare e la facilità della distruzione: c’è tutto questo e tanto altro nelle tre storie di Nero come il buio, prefazione di Serena Venditto.

Smetti di guardare/Franco Forte
Nero come il buio (Homo Scrivens, 2025) si apre con il racconto di Franco Forte, Smetti di guardare. Un racconto disturbante, volgare, splatter, che ha per protagonista una famiglia disfunzionale: Forte si avventura nei meandri peggiori dell’esistenza umana, dove la morte e il sesso si intrecciano per creare situazioni al limite del sopportabile. Una narrazione esasperata, dialoghi forti, scene estreme, una scrittura che sovrasta il racconto, l’urgenza di scioccare a discapito della narrazione: il figlio che assiste a una scena di sesso tra la madre e una donna, la morte, la droga, il padre e il suo amante; è tutto estremamente crudo, non si prova alcuna empatia per questi personaggi, che fanno solo un po’ pena perché fingono funzionalità laddove nulla c’è di funzionale – è tutto nascosto, è tutta apparenza.
Franco Forte ha risposto ad alcune domande su questo racconto.
FRANCO FORTE/SMETTI DI GUARDARE
1) Perché la scelta di mischiare eros e noir?
Perché l’eros è una caratteristica primordiale che accomuna tutti gli esseri umani, nel bene e nel male. Quale strumento migliore per compiere la discesa negli inferi?
Soprattutto quando si scopre che in definitiva l’eros è forse la parte meno disturbante fra quelle che lacerano la vita di certe persone…
2) Madre e figlio hanno una complicità assoluta, pare che non abbiano segreti tra loro. Perché ha descritto questo rapporto così intenso?
Perché mi è stato raccontato sulla scena di un crimine oltre ventanni fa, con l’uccisione della madre da parte di un figlio in uno scantinato a Milano. Madre e figlio che volevano sfuggire al marito/padre violento e criminale. Non ho inventato granché, mi sono limitato a recuperare una terribile esperienza di cui mi ero occupato come giornalista di nera in una mia vita precedente.
3) Si nota un richiamo alla letteratura noir/thriller americana, e anche qualche dialogo da film americano. C’è qualche autore e/o regista che l’ha ispirata per scrivere questo racconto?
Un autore c’è, ma non è americano, anche se ha trascorso molta parte della sua carriera di autore a Los Angeles. Si tratta di Alan D. Altieri, grande scrittore, grande traduttore, straordinario editor. Questo racconto è un tributo a lui e alla nostra sintonia autoriale ed editoriale.
Lockdown/Diego Lama
Il secondo racconto in Nero come il buio è Lockdown di Diego Lama: Lama ha scritto un racconto urban, un noir al tempo del lockdown, con protagonista Gaetano Cimmino – anzi, Cimmino Gaetano! – un agente che cerca di sopravvivere alla solitudine e ai suoi (pochi e confusi) pensieri, che lavora e arranca in una Napoli deserta, pieno di superbia e inconsapevolmente ridicolo. Al centro del racconto c’è la fragilità di un sistema in piena crisi, la confusione, l’agitazione del momento, le regole che vanno rispettate e i limiti che non si dovrebbero superare – ma che vengono superati perché insostenibili. E attraverso la pungente scrittura di Lama si arriva all’epilogo del racconto, un finale che è un colpo di scena e che è contemporaneamente annunciato, perché l’agente Cimmino è un cliché.
DIEGO LAMA/LOCKDOWN
1) Il tema del lockdown, delle regole da rispettare, delle mascherine, i decreti… Un ritorno al passato così recente, come mai?
Non c’è un motivo. Primo o poi bisognerà fare i conti con questo periodo storico che certamente ha segnato la maggior parte degli abitanti del pianeta. Io ho cercato di parlarne in maniera non banale, spero, concentrandomi su aspetti collaterali (la mascherina, i permessi) che pur hanno molto influenzato la nostra vita in quei giorni. Anche il ruolo della polizia/carabinieri e delle multe è una cosa da rivedere e da capire: possibile che in poche settimane ci siamo trasformati in una società che vietava di uscire? Di passeggiare? Di incontrarsi?
2) C’è anche il tema del “potere”: un agente che si crede LA legge, bussola morale, linea di separazione tra delinquenti e gente per bene, e il confine tra queste due categorie è labile, per lui. Che cosa vuole rappresentare questo personaggio?
Vuol rappresentare appunto quello che ho appena detto: possibile che ci siamo trasformati in una società che vietava di uscire? Di passeggiare? Di incontrarsi? Certo, c’era un virus mortale, ma è accettabile che in così poco tempo sia stato possibile cancellare la nostra socialità? La nostra umanità? Il potere, anche il piccolo potere, quello di un singolo carabiniere, a questo punto conta e può incidere molto su un individuo… Niente, mi sembrava interessante parlare di tutto ciò: Cimmino rappresenta il lato piccolo, ottuso, estremo, assurdo della legge. Non ho letto nulla di simile fino a oggi, allora ho pensato di scriverlo io…
3) L’Agente quasi scelto Gaetano Cimmino, anzi Cimmino Gaetano, è solo molto ingenuo o è davvero stupido?
Cimmino è stupido. Ha sofferto e il dolore ha bloccato ogni sua capacità di ragionare in maniera corretta, umana: è ancora lì, nella cucina della sua casa dell’infanzia a spiare suo padre che pulisce la pistola.
Teatranti/Letizia Vicidomini
Il terzo racconto lo ha scritto Letizia Vicidomini: Teatranti è la storia di una relazione all’apparenza perfetta e che invece nasconde segreti, rancori, bugie. Partendo da una rappresentazione teatrale si arriva allo scioglimento della trama, trama intricata in cui moglie e marito cedono alla meschinità, alla cattiveria, alla crudeltà, è il racconto dell’esasperazione umana e relazionale.
Il teatro diventa metafora della complessità delle relazioni, dell’umanità che cerca di apparire pura mentre nasconde il torbido. Marito e moglie sono personaggi credibili, in cui – per vari motivi – possiamo tranquillamente ritrovarci (magari senza arrivare all’exploit finale?!).
LETIZIA VICIDOMINI/ TEATRANTI
1) Una pièce teatrale può davvero portare alla fine di un rapporto?
Ogni opera d’arte aiuta a specchiarsi in una realtà differente dalla propria, e può dare chiavi di lettura o istruzioni su come decifrare esperienze e sentimenti. Nel caso del teatro è ancora più forte l’immedesimazione, in special modo se si tratta, come nel mio racconto, di attori chiamati a interpretare un ruolo vestendo panni altrui. Il rapporto che lega i protagonisti di Teatranti è falsato, menzognero, e la commedia spalanca le porte all’autocoscienza. La fine del matrimonio è perciò inevitabile.
2) Un racconto che parla – anche – di apparenze. Cosa accade quando la realtà è così diversa da ciò che vediamo?
Si realizza un corto circuito che può, nella migliore delle ipotesi, aiutare addirittura a migliorarsi. Più spesso il confronto è foriero di tragedia, specie se si parla di temi seri come l’amore e l’onestà.
3) Il “non detto” in una relazione quanto può essere pericoloso?
Molte volte in un rapporto d’amore, specie se di lunga durata, l’abitudine al non detto diventa salvifica. Se gestita nel modo più saggio un’omissione aiuta a decomprimere le frizioni di convivenze che, inevitabilmente, possono creare attrito. Il vero problema è quando si mente su verità profonde, su posizioni di pensiero. È a quel punto che si dovrebbe capire che non ha più senso continuare su strade divergenti, destinate a non incontrarsi mai più.
Nero come il buio è una raccolta di noir diversissimi per stile e trama, ma che riescono a funzionare, perché la scrittura ha unito tre voci originali. Al netto di quale esagerazione, è una lettura viscerale che porta a profonde riflessioni sull’animo umano, sulla natura meschina e cattiva dell’essere umano, dove il bianco e nero non è un confine così labile, le sfumature sono necessarie alla sopravvivenza.
Valentina Cimino















































