Giorgio Amendola
fonte immagine: toscanatoday.it

Nato a Roma il 25 novembre 1907, Giorgio Amendola vive – sin dalla tenera età – politica e istituzioni. Accompagna spesso a Montecitorio il padre Giovanni, parlamentare liberale, tra i più coraggiosi oppositori del fascismo.

All’età di diciassette anni Giorgio è testimone diretto della seduta del 30 maggio 1924, in cui Giacomo Matteotti denuncia le violenze fasciste e contesta la validità delle elezioni. Ricorderà che mentre Matteotti parlava i fascisti facevano di tutto per interromperlo, e che a quell’ostilità «partecipava direttamente anche Mussolini, che lo interruppe più volte» e che «a un certo punto ebbe uno scatto di insofferenza, con un gesto volgare e plateale, come se ormai Matteotti avesse superato il limite».

Compie così la propria scelta antifascista. Ispirato dal padre e dalle violenze fasciste da lui subite, e a causa delle quali muore, in Francia, nel 1926. Giorgio Amendola entra in contatto con gli ambienti antifascisti proprio in Francia, dove assiste il padre in fin di vita. Aderirà poi nel 1929 al Partito Comunista d’Italia.

Negli anni a seguire ci saranno la clandestinità prima e poi l’arresto durante una missione a Milano, nel giugno del 1932, e – senza processo, per evitare clamore mediatico – la condanna al Confino sull’Isola di Ponza. “Un’isola” di cui Giorgio Amendola scriverà e parlerà tutta la vita.

Nel 1943 a Marsiglia firma in rappresentanza del PCdI il Patto d’unità d’azione con il Partito socialista e “Giustizia a Libertà”, e rientra poi clandestinamente in Italia per partecipare alla Resistenza tra le file del PCI e delle brigate Garibaldi. Prende parte al fallimentare tentativo di difendere Roma, assumendo il comando militarmente dei Gruppi di Azione Patriottica attivi nella Capitale.

Nel 1944 entra nel Comando generale delle Brigate Garibaldi e diventa membro del Comando militare del Comitato di Liberazione Nazionale, designato dal PCI, e raggiunge Milano, svolgendo sino alla Liberazione attività di ispezione tra le formazioni partigiane delle diverse regioni ancora occupate. Nei giorni della Liberazione d’Italia sarà Membro del triumvirato insurrezionale piemontese e del comando delle Brigate Garibaldi, e organizza con Morandi gli scioperi pre-insurrezionali dell’aprile 1945 a Torino

Con la fine della guerra, Amendola diviene uno dei volti più autorevoli del Partito Comunista Italiano. Eletto all’Assemblea Costituente nel 1946, partecipa alla nascita della Costituzione repubblicana. Deputato per tutta la vita, si impone in Parlamento per serietà, competenza e capacità di confronto, anche con avversari politici più lontani dalle sue idee.

All’interno del PCI rappresenta l’anima riformista e più apertamente democratica del partito. Incrollabile comunista, è stato spesso critico verso il modello sovietico e sostenitore di una via italiana, democratica e parlamentare al socialismo. Negli anni Sessanta e Settanta lavora a una strategia fondata sulle riforme, sulla modernizzazione dello Stato e sul dialogo con cattolici e socialisti; breve ma significativa fu anche la sua esperienza come ministro del Bilancio nel 1947, nel secondo governo De Gasperi.

Amendola scrive molto, interviene nel dibattito pubblico con saggi e articoli dedicati al fascismo, alla Resistenza, alla questione meridionale e al futuro della sinistra. Il suo pensiero è diretto, chiaro e spesso polemico. Muore a Roma il 5 giugno 1980, lasciando un vuoto nella politica e nella sinistra italiana.

La sua lezione di dignità, onestà e capacità politica non verrà dimenticata.

Gabriele Bartolini

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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