
Non è una semplice boccetta che cade, quella che il Duo Bucolico mette al centro della scena nel nuovo singolo “Il Genio dello Xanax“. È il rumore sordo di una generazione che ha smesso di lottare contro i propri demoni per provare, finalmente, a invitarli a cena.
Il brano si muove in un’intercapedine tra la veglia e il sonno, dove il peso dell’ansia smette di essere un tabù clinico per farsi materia narrativa, una nebbia fitta che avvolge il protagonista in mutande e canottiera, trasformando una penombra da monolocale in una cattedrale del disagio contemporaneo. La forza del Duo Bucolico risiede proprio qui: nel saper estrarre un’epica del quotidiano da un contagocce.
Il significato profondo del pezzo non risiede nella fuga chimica, bensì in una metamorfosi interiore. Quando il genio emerge dal flacone, non promette la guarigione, ma la visione. Volare sopra i cieli d’Europa su un tappeto volante non serve a dimenticare l’ansia, serve ad accettarla come “carburante che muove il cuore“.
“Il Genio dello Xanax” è una trasmutazione alchemica del dolore in energia vitale, un manifesto che prepara il terreno all’esplosione di “Champagne!“, il nuovo album del Duo Bucolico. In un’epoca di sorrisi filtrati, questa fiaba onirica ci ricorda che il lieto fine non è l’assenza di tormento, è la capacità di ballarci insieme sotto la luce di un’abat-jour.
Avete scelto di ambientare la scena madre in una penombra domestica, tra mutande, canottiera e un flacone sul comodino. Quanto c’è di biografico e quanto di politico nel voler nobilitare il momento più vulnerabile di un essere umano in questo nuovo capitolo del Duo Bucolico?
«L’immagine non scaturisce da un episodio autobiografico specifico; ciononostante, resta una scena estremamente realistica. L’ambientazione ha un sapore quasi da romanzo dell’Ottocento, almeno nella nostra immaginazione. Non so se possa essere colta come un intento politico deliberato; di certo era necessario far partire il brano da una base cruda e materica, per poter poi spiccare un volo fantastico nel finale.»
Nel singolo appare questo “genio normale”, una sorta di entità conformista che però apre le porte alla trascendenza: è un modo per dirci che la guarigione, secondo la filosofia del Duo Bucolico, non risiede nell’eccezionalità del miracolo, piuttosto nell’accettazione del nostro lato più banale e fragile?
«Esatto. Ci affascinava l’idea di descrivere l’eccezionalità, il “miracoloso”, attraverso uno stereotipo. Lo scopo era creare un contrasto divertente. Alla fine non si sa più come interpretarlo: il genio è eccezionale o banale? La trascendenza è diventata un cliché? Come sempre, le domande superano le risposte. È proprio questo il bello!»
Passare dal “digrignare per l’ansia” all’idea che essa sia un “carburante per un mondo migliore” è un salto acrobatico non indifferente. Come siete riusciti, in qualità di Duo Bucolico, a far convivere il cinismo della dipendenza chimica con la speranza di una nuova utopia popolare targata “Champagne!”?
«L’ansia è lo spirito del nostro tempo. È un sentimento collettivo che deriva dal sistema economico, dalle rivoluzioni digitali, dalla prepotenza dell’informazione, da una narrazione incauta della fine del mondo. In qualche modo dobbiamo accettarla. A livello individuale, il compito è provare a convertirla in energia propulsiva. Sia chiaro: non è un discorso da “fuffa-guru”. Intendiamoci, sarebbe meglio non avere affatto l’ansia ma, visto che c’è, tanto vale usarla come combustibile per affrontare il quotidiano!»
L’orchestrina meccanica che sorregge il brano sembra evocare un carillon impazzito che scandisce i battiti del cuore in panico. In che modo la musica del Duo Bucolico rifletterà questa distorsione psichedelica della realtà durante le venture date live?
«In realtà, durante i concerti, questa canzone verrà eseguita con un arrangiamento molto più scarno. Come accade quasi sempre nei nostri live, tutto viene ridotto all’osso: riteniamo che il brano possa reggersi in piedi solo grazie alla nostra intenzione e alla nostra determinazione.»
Roma, Bologna, Milano, Torino: il tour nazionale è ormai alle porte e segna un ritorno atteso per i fan del Duo Bucolico. Cosa troverà di diverso sul palco il pubblico del 2026 rispetto a quello che vi seguiva agli esordi, ora che il “male di vivere” è diventato un totem da dare in pasto alla folla?
«La novità risiede nelle nuove canzoni, che ci portano a vivere il palco ogni volta in modo differente. Sono sempre le storie a guidarci. Siamo carichi per le date imminenti e anche l’estate, per fortuna, si prospetta ricca di concerti. Tuttavia, l’impianto del nostro show resta coerente: essenziale, crudo, privo di qualsivoglia effetto speciale. Ricerchiamo un’estasi collettiva, presentandoci completamente disarmati. Ci siamo sempre considerati “cantastorie” puri; cerchiamo di restare tali, anche se il mondo esterno spinge verso una continua, insensata spettacolarizzazione e autocelebrazione dell’ego.»
Vincenzo Nicoletti
















































