Capodanno 2071 #Lottomarzo
Fonte: Unsplash

Il Collettivo Game of Tech, composto da studiosə del digitale che si sono formatə presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli “Federico II”, propone a seguire un contributo in occasione de #Lottomarzo. Una lettera dal futuro, Capodanno 2071.

«Brindiamo a noi, amore.»
«Buon 2071, tesoro».

Si baciarono sotto i droni luminosi che, al posto dei vecchi fuochi d’artificio, disegnavano onde nel cielo e grafici sull’andamento del PIL sostenibile. Era un capodanno bellissimo. Lə bambinə dormiva nella stanza accanto. Beta e Ross si sentivano fortunatə. Qualche giorno di ferie, il nido pubblico chiuso per le festività. Alba lə avrebbe raggiunti per il weekend. Da quando avevano scelto di diventare genitorə insieme, avevano rinunciato alle definizioni rigide. Non erano una triade romantica né una start-up domestica, erano un’alleanza affettiva e di cura, che avevano costruito passo dopo passo.

Alba lavorava come ricercatrice in fisica quantistica applicata. I finanziamenti premiavano i progetti con impatto sociale misurabile e collaborazioni con il Sud Globale. Quando era natə lə bambinə, come da prassi, l’istituto aveva attivato il congedo parentale distribuito per lei, per Beta e per Ross, così da evitarle il burnout, e avere maggiore stabilità lavorativa. Non era ovviamente l’unica azienda a applicare questa tutela, la parità, infatti, si era rivelata conveniente economicamente. Le imprese con governance paritaria avevano dimostrato maggiore resilienza alle crisi globali. I dati avevano convinto tutti, persino quelli che prima dicevano «eh ma è contro natura» mentre avevano il termostato a 25 gradi a dicembre. Con la cura equamente condivisa e servizi pubblici potenziati, più persone potevano avere figli.e e lavorare secondo cicli sostenibili. La settimana lavorativa media di 28 ore portava un aumento di produttività anche grazie alla intelligente-digitazione etica, che segnalava bias razziali, abilisti o sessisti nei documenti come errori grammaticali.

Non sapevano se sarebbero riuscitə a mantenere questa armonia tra loro per sempre, temevano gelosie, anche disaccordi. Non si definivano poliamorosə, semplicemente si stavano dando questa possibilità. Il fatto che l’asilo pubblico fosse vicino, e che il sussidio statale coprisse le spese fino ai 14 anni, allentava le preoccupazioni economiche ed evitava molte tensioni. Avevano un google calendar condiviso. Soprattutto era facile perché nessuno chiedeva chi fosse “la vera madre” o “il vero padre”. Erano visti come famiglia, era riconosciuta la qualità della cura che offrivano, e loro si sentivano parte di una comunità educante e di una società che proteggeva il futuro. Lə figliə portava il cognome dei tre genitorə, poi a 18 anni avrebbe potuto scegliere nome e genere all’anagrafe con una procedura semplice, tre click e un consulente empatico. Fino alla sua definizione avevano deciso di non forzarlə in etichette. A casa lə chiamavano “amore” “tesoro” o altri vezzeggiativi. Al nido, il personale era formato per usare un linguaggio neutro e rispettoso e tuttə indossavano un camice giallo o arcobaleno. Si era diffusa anche la moda di grandi tute da animali, morbide come peluche. Tigri, panda, delfini, e tutta una serie di creature ibride dai nomi poetici. Per ora a casa indossava veli come una nuvola sofficiosa.

Beta spesso andava al lavoro vestito da bradipo, era piuttosto iperattivo e voleva ricordarsi più spesso di rallentare. Lə colleghə lo trovavano molto promettente. Ross, assessore al teletrasporto metropolitano, collaborava con città di vari continenti per garantire infrastrutture accessibili. Alla fine se un luogo funziona per chi ha più ostacoli, funziona meglio per tuttə. Alternava riunioni istituzionali a sessioni di parkour sui tetti riqualificati, e spesso si ritrovava nei boschi, tanto il confine tra città senza traffico e natura si era assottigliato.
Eppure, non era tutto risolto. La gu3rr4 in Mediori3nt3 continuava a preoccuparlə, ricordava loro che gli equilibri non sono tutelati una volta e per sempre dalle delibere comunali. Una gu3rr4 alimentata da vecchi nazionalismi e nuove disuguaglianze.

Anche in un mondo riorganizzato su equità e parità, c’era sempre qualche freerider pronto a sabotare il bene comune, possibilmente in nome di un’idea molto sgangherata di superiorità. Avere delle risorse minerarie, o appartenere a minoranze religiose o sociali restava pericoloso. C’era sempre qualche nostalgico del comando, dell’uomo tronfio al potere, della bandiera sventolata sopra un campo di macerie.
«Pensi che durerà?» chiese Ross.

Beta guardò i droni che ora formavano la scritta: “Felicità collettiva +3%”. «Non lo so» disse. «Non lo so. La parità non è un traguardo, è manutenzione continua. Se smetti, si arrugginisce. E a pagare sono sempre gli stessi».
«Allora brindiamo anche a questo» disse Ross.
«A un 8 marzo che non celebri solo chi ce l’ha fatta, ma chi ancora lotta. A un mondo dove il colore della pelle non decida la probabilità di sopravvivere a un parto, dove una sedia a rotelle non sia un ostacolo ma una variabile progettuale, e dove migrare non significhi perdere dignità».

I bicchieri si toccarono piano.
Fuori, i droni cambiarono disegno.
Non più grafici o percentuali.
Solo una parola semplice, tradotta in cento lingue, sospesa nel cielo del Capodanno 2071: «Cura».

Brigida Orria, Collettivo Game of Tech

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