Dal 22 febbraio al 2 marzo 2017 si è tenuta la tredicesima riunione regionale dell’Assemblea paritetica parlamentare UE-ACP. Quali sono stati i principali temi discussi?

Africa, Caraibi e Pacifico, ACP, le prime lettere di queste tre aree geografiche hanno composto, nel lontano 1975, l’acronimo da cui oggi prende il nome non solo l’omonimo gruppo di 79 Paesi, ma anche l’Assemblea che lo stesso gruppo coordina con l’Unione Europea.

Lo scopo dell’Assemblea UE-ACP è rafforzare la pace sociale in aree ancora politicamente frammentate, e gestire il coordinamento di attività di partenariato tra le due realtà extra-nazionali, legate al tema dell’immigrazione, ma soprattutto nell’ambito dello sviluppo economico e dell’integrazione nel mondo dell’economia globale.

L’Assemblea UE-ACP di questo inizio 2017, che si è aperta il 22 febbraio, si è tenuta a Freetown in Sierra Leone, e all’ordine del giorno aveva tematiche importanti e variegate riguardanti l’ECOWAS: la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (l’acronimo deriva dall’inglese Economic Community of West African States).

I discussi temi principali dell’ACP variavano dal già citato sviluppo economico alla crescita dell’agricoltura e dell’imprenditoria, ma il focus maggiore è stato la gestione delle risorse post-epidemia di ebola, diffusa e debellata in Guinea, Sierra Leone e Liberia, e alle politiche migratorie.

A rappresentare l’Italia, la Vicepresidente dell’Assemblea UE-ACP, Cécile Kyenge, che all’apertura e alla conclusione degli incontri ha rilasciato dichiarazioni positive sulla condizione sociale, economica e politica degli Stati africani occidentali. Alcuni certamente in difficoltà a causa della sopra citata, e da poco conclusa, epidemia, altri in costante crescita.

Al termine dell’Assemblea UE-ACP, Cécile Kyenge si è soffermata soprattutto sul tema dell’immigrazione, legato a doppio filo con l’area dell’ECOWAS, che vede certamente in atto un generale miglioramento delle condizioni di vita, ma è ancora la principale regione da cui si muovono i migranti.

Lo sviluppo economico dell’ECOWAS andrebbe sostenuto non solo dalle realtà nazionali africane e dall’ACP, ma soprattutto dall’Unione Europea, per far sì che nascano opportunità lavorative e sociali nei Paesi di origine dei migranti, dando vita a una maggiore circolazione di beni e servizi.

In tal senso, la Vicepresidente dell’Assemblea UE-ACP ha rivolto le sue critiche al Piano della Commissione UE per arginare i flussi migratori, in quanto la Libia, il Paese a cui si appoggia la messa in atto di questa strategia, è in una situazione complessa e frammentata. Il nodo centrale dell’immigrazione, secondo la Kyenge, è proprio l’ECOWAS, che dovrebbe essere un’area destinata alla costruzione di nuovi campi profughi, gestiti dall’UNHCR.

Le parole della Kyenge, dopo l’Assemblea UE-ACP, sono in effetti fondate, in quanto la totalità del progetto europeo per l’interruzione dei flussi migratori è legata alla complicata realtà della Libia. Dalla fine del 2016 è stata infatti avviata l’operazione Sophia, dedicata all’addestramento intensivo delle truppe di Guardia Costiera libiche, affinché possano intercettare e trattenere i migranti in viaggio.

L’Unione Europea ha stanziato un quantitativo di 200 milioni di euro, prelevati dal fondo per l’Africa, per tentare di arginare l’afflusso di migranti dalle coste libiche. Ad essere pattugliati e sorvegliati non saranno solo i confini costieri, ma anche le frontiere meridionali della Libia, e sono stati intavolati accordi affini anche con il Niger e altri Stati confinanti. Nel corso del 2017 sarà permesso l’ingresso nei campi profughi libici di svariate realtà umanitarie, in primis l’UNHCR, ma soprattutto vedrà luce il progetto del Seahorse Mediterranean network.

L’idea della Commissione dell’Unione Europea prevede la creazione, nella primavera del 2017, di un centro operativo per coordinare e gestire i flussi migratori, condiviso da Cipro, Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Anche Algeria e Tunisia potrebbero sostenere il progetto, ma risulta evidente l’assenza di quegli Stati africani da cui provengono la maggior parte dei migranti: quelli dell’ECOWAS.

In tal senso risultano più chiare le critiche della Vicepresidente dell’Assemblea UE-ACP, perché i dati legati ai flussi migratori parlano di una realtà che sembra non sia stata presa in considerazione dall’Unione Europea. Nei primi due mesi del 2017, dal 1° gennaio al 28 febbraio, in Italia sono sbarcate 13.437 persone, percentualmente quasi il 50% in più rispetto all’anno scorso, ma ciò che deve fare riflettere sono le nazioni di provenienza di questi profughi: dalla Costa d’Avorio, al primo posto di questa classifica dopo anni, è provenuto il 20% degli arrivi, al secondo posto, un’altra nazione dell’ECOWAS, la Guinea,  con il 19%, a seguire ancora la Nigeria, abbandonata dal 12% dei migranti giunti in questo inizio 2017; le ultime cifre significative riguardano il Senegal, il Gambia e il Mali, i cui migranti giunti in Italia rivestono rispettivamente il 10%, 9% e 7% del totale.

L’immigrazione è stato uno dei temi principali durante l’Assemblea UE-ACP conclusasi all’inizio di marzo 2017, e le cifre sopracitate ne confermano i motivi: l’ECOWAS, ovvero la comunità degli Stati occidentali africani, è la prima area da cui partono i migranti alla volta dell’Europa, passando solo successivamente per le frontiere e le coste libiche. La critica di Cécile Kyenge può dunque essere condivisa: perché l’Unione Europea si ostina a gestire la situazione immigrazione in modo emergenziale anziché dialogare concretamente con quei Paesi, in via di sviluppo, principali fonti migratorie?

Andrea Massera

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