
Dall’Italia guidata da Giorgia Meloni agli Stati Uniti di Donald Trump, dall’Ungheria con Viktor Orban all’Argentina di Javier Milei: in tutto il mondo destra e, soprattutto, estrema destra in odore di fascismo stanno dominando il panorama politico.
Non si tratta di una novità degli ultimi tempi: se pensiamo all’Ungheria, Orban è primo ministro da ormai 16 anni, prima della vittoria a sorpresa di PeterMagyar. mentre in Polonia il partito conservatore e nazionalista Legge e Giustizia (PiS) è al governo da oltre 10 anni. In Italia, la Lega è riuscita ad affermarsi nel discorso politico passando dall’essere un movimento che negli anni ’90 inneggiava all’indipendenza del Nord a diventare un partito nazionalista sotto la guida di Matteo Salvini, coalizzandosi con Fratelli d’Italia e Forza Italia e ottenendo la maggioranza alle ultime elezioni politiche.
Il dominio dell’ultradestra a cui stiamo assistendo oggi è il risultato di un lungo processo, che in tempi più recenti ha conosciuto un’accelerazione. Sebbene si trovino in aree geografiche diverse, i partiti conservatori di estrema destra sono riusciti a sfruttare elementi comuni normalizzando il discorso d’odio sia a livello nazionale che internazionale e andando, di fatto, ad aumentare l’instabilità sociale e politica. Il Reactionary International, insieme al Transnational Institute, ha svolto un’indagine sull’ascesa dell’estrema destra e sulla nuova svolta autoritaria, realizzando il report State of Power, che fornisce una mappatura sulla diffusione del fascismo nel mondo.
Tra i fattori strutturali che favoriscono il consenso della destra radicale troviamo le crisi economiche e l’insicurezza sociale. In un clima politico in cui il futuro appare incerto, coloro che presentano soluzioni semplici e concrete ai problemi e alle preoccupazioni degli elettori si dimostrano in grado di ottenere consenso promettendo protezione e sicurezza e puntando il dito contro quelli che vengono etichettati come nemici e potenziali pericoli per la società, che diventano i perfetti capri espiatori.
L’accanimento verso le persone immigrate ne è un esempio, con una retorica basata sull’uso di termini allarmistici come invasione, emergenza sicurezza e difesa dei confini e sulla strumentalizzazione del concetto di identità nazionale, che trova soluzione nelle politiche detentive e repressive al centro di violazioni dei diritti umani: i CPR in Italia, l’ICE negli Stati Uniti, gli accordi con le guardie costiere di paesi come Libia e Tunisia vengono presentati come necessarie risposte al “problema”. La narrazione basata sulla paura e sulla minaccia fa ricorso ad una retorica che enfatizza i pregiudizi razziali e si rafforza con teorie complottiste come quella della “sostituzione etnica”, che sfociano in proposte a dir poco controverse, tra cui i programmi di remigrazione promossi da movimenti di estrema destra e neofascisti.
I leader di estrema destra si distinguono per la loro strategia comunicativa, costituita da messaggi brevi e concisi, che mirano a semplificare problemi complessi e strutturali, con slogan che spesso e volentieri vengono ripetuti anche quando smentiti dai fatti. Come sottolineato nel rapporto State of Power, il controllo dei media è fondamentale per plasmare il dibattito pubblico. Giornali, reti televisive e piattaforme digitali di proprietà di alleati di politici conservatori e di ultradestra contribuiscono alla polarizzazione delle tematiche, diffondendo narrazioni razziste, xenofobe, omofobe o sessiste, senza lasciare spazio al dissenso.
Tra le personalità più rilevanti, nell’indagine viene citato Rupert Murdoch, presidente di Fox Corporation, che ha messo il suo impero mediatico a disposizione della presidenza Trump. Oppure Paul Marshall, co-fondatore e presidente di Marshall Wace, che investe in piattaforme e testate britanniche amplificatrici delle voci dell’ultradestra. Mentre in Italia – oltre alla Rai oggi ampiamente condizionata dal governo – Mediaset ha avuto una notevole importanza strategica per il lancio di Forza Italia e l’ascesa politica del suo proprietario Silvio Berlusconi, con un impatto sia sul mondo dei media italiani che nel campo politico, la cui eredità viene portata avanti oggi dal figlio.
Non solo la televisione. I social network sono ormai uno strumento indispensabile, grazie ai quali leader e movimenti di estrema destra possono comunicare con milioni di utenti senza filtri né verifiche. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una normalizzazione dell’estremismo a colpi di slogan e informazioni manipolate, la cui diffusione viene favorita dagli algoritmi che prediligono i contenuti sensazionalistici, dando priorità a ciò che scatena reazioni forti come la paura e la rabbia – due fattori essenziali per l’ultradestra. La rinuncia ai programmi di fact checking da parte di diverse realtà (Meta, X e YouTube) e l’inneggiamento al cosidetto free speech, difeso tra gli altri da figure come Trump e Elon Musk, rientrano in questa preoccupante deriva.
Il risultato è di contribuire in modo sostanziale ad un aumento della disinformazione e della diffusione incontrollata di fake news, in un quadro in cui la libertà di parola diventa uno scudo di protezione per la normalizzazione dell’odio rivolto alle comunità razzializzate e discriminate, amplificando le narrazioni più estremiste.
I partiti di estrema destra possono contare sull’appoggio di élite economiche, imprenditori conservatori e organizzazioni mosse da interessi in linea con le loro agende politiche. Il rapporto menziona la coalizione di reti transnazionali che investono miliardi nelle battaglie contro i diritti sessuali e riproduttivi, la parità di genere e i diritti LGBTQ+ che, oltre alle campagne mediatiche, ricorrono ai tribunali (finanziando cause con l’obiettivo di ribaltare sentenze storiche sui diritti civili, come accaduto negli Stati Uniti con la Roe v. Wade sulla legalizzazione dell’aborto) e all’attività di lobbying.
Le figure politiche che promuovono i valori tradizionali si rifanno ad un linguaggio comune presentando minacce immaginarie alla famiglia, spesso avvalendosi di termini privi di fondamento. Un esempio è la tanto temuta “ideologia gender”, termine coniato negli anni ’90 negli ambienti più conservatori della Chiesa Cattolica e tornato al centro del dibattito pubblico nell’ultimo decennio. Non si può negare, in questi casi, la coesione tra leader conservatori e istituzioni o dei movimenti religiosi, in grado di esercitare un’influenza anche decisiva sulle questioni socio-politiche. L’indagine pone l’esempio dell’America Latina, in cui le Chiese Evangeliche sono diventate alleate preziose per politici come Milei in Argentina o Bukele a El Salvador, grazie al legame reciproco tra i valori promossi dalle figure religiose e i programmi conservatori e autoritari dei partiti politici su tematiche come genere e comunità LGBTQ+.

La mappa del fascismo mostra la diffusione dei partiti di ultradestra in numerosi paesi. Nonostante le distanze geografiche, i leader conservatori e le nazioni da loro guidate sono uniti da un filo rosso, rappresentato da interessi economici e geopolitici. Una situazione che, oggi, si fa sempre più evidente con conseguenze devastanti in termini di diritto internazionale. È grazie a questi legami se una figura come quella di Netanyahu si è resa protagonista di un genocidio che, malgrado il cessate il fuoco, continua a causare centinaia di vittime a Gaza e di una guerra su più fronti godendo del pieno sostegno degli Stati Uniti.
L’estrema destra avanza imperterrita, scagliandosi contro ogni forma di dissenso: ciò avviene all’interno dei governi che si fanno promotori della democrazia ma che, di fatto, ricorrono alla repressione utilizzando sorveglianza e intimidazioni verso sindacati, media indipendenti e organizzazioni per i diritti umani. In Italia, per esempio, l’attuale governo ha introdotto e implementato misure che impongono limiti alle ONG, come il Decreto Piantedosi, o il più recente Nuovo Pacchetto Sicurezza. Lo scorso mese, inoltre, è stato approvato il DDL antisemitismo: una misura che, come evidenziato da diverse organizzazioni, costituisce uno strumento del governo per silenziare le voci critiche nei confronti di Israele.
La mappa del fascismo di Reactionary International e Transnational Institute fornisce un quadro conciso del potere contemporaneo e della rete che unisce i governi di ultradestra e le aree più conservatrici del mondo, basandosi su una strategia comune: la costruzione sistematica di nemici interni ed esterni. Che si tratti della criminalizzazione dei flussi migratori, degli attacchi ai diritti della comunità LGBTQ+ e delle politiche di genere, o della disumanizzazione di intere popolazioni civili, il meccanismo è lo stesso.
Ciò che conta è trovare un capro espiatorio per giustificare politiche reazionarie, così da avere una cornice in cui poter agire portando avanti i propri interessi politici e di dominio. Estremamente allarmante è il sempre più accentuato smantellamento del diritto internazionale, nato per la volontà di non ripetere gli orrori del passato, oggi messo da parte dai politici riproponendo le stesse logiche autoritarie. Il paradosso è palese: i leader che si ergono a paladini del free speech e promotori di democrazia e “sicurezza” sono i primi a utilizzare la loro libertà per incitare all’odio, violare i diritti umani fondamentali e alimentare le tensioni.
Cindy Delfini

















































