Spleen Records (fonte immagine: ufficio stampa Campania Teatro Festival)
Spleen Records (fonte immagine: ufficio stampa Campania Teatro Festival)

Per la sezione “Osservatorio ” del Campania Teatro Festival, lo scorso 4 luglio, al Teatro Tedér, è andato in scena “Spleen Records” di Carlo Galiero.

Spleen Records

Berlino, anni ’70. Bert e Olga sono appena due bambini quando la costruzione del muro li separa. Amici per la pelle e compagni di banco, da un giorno all’altro non si vedono più, non frequentano più la stessa scuola, appartengono a due nazioni e due mondi radicalmente opposti. Ma la forza del loro amore è più forte di qualsiasi muro. Riescono a escogitare un modo per comunicare, affidando le loro lettere a dei palloncini che sorvolano il confine: per tutti gli anni della loro infanzia e della loro adolescenza mantengono il loro legame, pur senza vedersi mai. Fino a quando, ormai grandi, Bert decide di provare a scappare, e a raggiungere Olga dall’altra parte. La notte della fuga, però, qualcosa va storto, e Bert viene catturato dal KGB…

fonte immagine: ufficio stampa Campania Teatro Festival

Ecco, questa ero lo spettacolo che spettatrici e spettatori si aspettavano di vedere al Teatro Tedér di Napoli, il Teatro del Rimedio. Un attrice e un attore. Scenografia inesistente, solo immagini proiettate su una cornice intorno al palco. Immagini in bianco e nero. Di un tempo passato. Il muro di Berlino, 1961. Germania Est e Germania Ovest. Comincia Spleen Records.

Giuseppe Brunetti e Mariasilvia Greco indossano le t-shirt del Campania Teatro Festival. Sembrano due maschere. Sono all’ingresso della sala, accolgono, perfettamente mimetizzati con lo staff del festival.

Lo spettacolo inizia. Ma non è quello che ci si aspettava. I due attori iniziano a interagire con il pubblico. Lo spettacolo è in ritardo e loro due devono intrattenere. La rottura della quarta parete ci trascina in una commedia, uno spettacolo slapstick, un intreccio di dialoghi, canzoni dei Radiohead, monologhi. Una storia d’amore che nasce sul palcoscenico, tra il pubblico, dietro le quinte. l’amore di Bert e Olga è l’amore tra i due attori in scena. Un amore complesso, perché è come se non si capissero. Un po’ come Bert e Olga, separati dal muro e separati dal quotidiano. Bisogna trovare espedienti di comunicazione. I palloncini volano sopra il muro. I due attori recitano battute e barzellette. Un po’ fantozziane, ma nel 2025. Forse qualcosa andrebbe rivista – forse il tempo del Bagaglino è passato?! E non ci manca.

Una satira politica? Il muro di Berlino è una metafora tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? L’attore dice una cosa, non gli piace Berlino est, chi è a est del muro è sfortunato. Ma anche qui, andrebbe approfondito. C’è qualcosa che non funziona. I due attori sono bravissimi. Sono bravissimi soprattutto quando mettono giù la maschera della simpatia e parlano, per pochissimo, giusto un accenno, del dolore.

Questo spettacolo è una maschera, questo spettacolo è un velo. Cosa nasconde, il velo?

Carlo Galiero ha risposto a una nostra riflessione. Il momento di serietà degli attori nascondeva una grande sofferenza, per ciò che abbiamo vissuto, per ciò che stiamo vivendo.

«Un lavoro che di fatto propone un intrattenimento, un varietà: c’è la musica, c’è la danza, i dialoghi, e lo fa indagando il senso dell’intrattenimento: che spazio diamo all’intrattenimento noi oggi? Perché ci serve? Che cosa dobbiamo nascondere sotto la neve? Cosa non possiamo vedere? Chiaramente è l’orrore che è sotto gli occhi di tutti, che viene spettacolarizzato, e che a pensarci rende impossibile continuare a vivere.»

Spleen Records è la rappresentazione delle brutture del mondo sotto forma di spettacolo comico. Uno spettacolo che fa ridere il pubblico, che lo coinvolge, che cavalca i cliché della comicità – forse un po’ troppo.

Non ci sono grandi prese di posizione, un po’ come le persone nella vita di tutti i giorni: una riflessione sull’orrendo, passa la notizia al telegiornale, noi la recepiamo, la interpretiamo, noi siamo mezzo e misura di tutte le cose. Noi sappiamo qual è la parte giusta: la nostra.

Spleen Records è un dialogo sull’incomprensione, sul lasciar andare, sul passato che torna e torna sempre, e non sempre abbiamo imparato la lezione. Anzi, quasi mai. Spleen Records è una descrizione della società, che ci vuole belli e performanti. Ridere per non soccombere a quel senso di angoscia e nostalgia di cui parlava Baudelaire. Ridere per non morire. E, quando si decide di morire – un libero arbitrio violento ma tanto reale, la sospensione della paura del giudizio esterno della società perché la nostra sofferenza è unica e dolorosissima – continuare a ridere, perché la vita continua. Nonostante tutto.

Uno spettacolo molto strano, Spleen Records. Gli anni ’80, gli anni ’90, quella comicità che non ci appartiene più, un po’ volgare, un po’ ridicola, che prende in giro non il potente – non in maniera diretta almeno – ma prende in giro noi come persone vuote e senza filtri. Quasi ineducati.

DI CARLO GALIERO
CON GIUSEPPE BRUNETTI E MARIASILVIA GRECO
AIUTO REGIA DI MARTINA GLENDA
DISEGNO LUCI SEBASTIANO CAUTIERO
PRODUZIONE TEATRO DEL CARRO

Valentina Cimino

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