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Foto: Isai Ramos, Unsplash (https://unsplash.com/photos/Sp70YIWtuM8)

A chiunque sarà capitato di imbattersi in un meme per poi condividerlo sui social o in privato con i propri amici. La loro forza propulsiva risiede nel potenziale di condivisione e di riconoscibilità, ed infatti un meme efficace è quello di cui si comprende il significato senza che siano necessarie particolari spiegazioni per decifrarne il contenuto comunicativo. Di solito contengono elementi che si riferiscono alla cultura popolare o a quella politica e da qualche anno sono diventati strumento ed oggetto di vera e propria comunicazione politica sia dal punto di vista degli elettori che degli eletti.  

Proprio sui social ci sono numerose pagine dedicate proprio alla produzione di meme anche in ambito politico. Questo tipo di pagine coprono più o meno tutto l’arco del panorama politico, con contenuti relativi sia all’area di destra che all’area di sinistra, passando per il centro e i 5 Stelle.

In un certo senso i meme possono essere considerati anche veri e propri strumenti di partecipazione collettiva perché danno la possibilità agli utenti e quindi ai cittadini di appropriarsi di una certa narrazione politica, spesso distorcendola comicamente o cinicamente, ma comunque arricchendola di nuovi significati e riflessioni.

Il rapporto tra le pagine social dedicate ai meme e i partiti politici non è sempre trasparente. Ci sono state svariate occasioni in cui si è dimostrato solo in seguito che chi gestisse pagine social dedicate ai meme con temi e messaggi legati ad una certa area politica, finisse poi per lavorare effettivamente per quello o quell’altro partito nell’ambito della comunicazione. “First reaction: shock” potremmo dire, tanto per restare in tema.

Tutti ormai conosciamo questa frase da settimane, grazie ad un meme creato appunto sulla base di un’intervista di Matteo Renzi concessa qualche anno fa alla BBC sul tema Brexit e ritornata virale in queste settimane ancor prima che cominciasse la crisi di governo. Ad essere prese di mira sono state le “competenze linguistiche” di Matteo Renzi, già protagoniste di altri meme negli anni scorsi, che anche se riprese e modificate in chiave dissacrante assicurano di certo una grande visibilità al protagonista stesso, pur ridicolarizzandolo.

Negli anni, gli esempi in cui il web ci ha assicurato uno shock da questo punto di vista, sostenendo paradossalmente l’ascesa politica di personaggi politici “controversi”, sono stati molteplici. Per citare il più famoso bastano solo tre parole: “Io sono Giorgia”.

“Io sono Giorgia” è il titolo del remix creato nel 2019 dal collettivo Mem&J, che riprende le parole pronunciate da Giorgia Meloni durante un comizio che ribadiva il suo allineamento ai valori della “famiglia tradizionale” per rilanciare un messaggio a favore della comunità LGBT+, satirizzandone le affermazioni in senso di meme. Il remix era teso a veicolare un messaggio contrario a quello lanciato durante il comizio ma ottenne l’effetto di rilanciare e rendere celebri le parole di Giorgia Meloni, che ne ha fatto un manifesto “auto-ironico” per festeggiarne i successi.

Tornando agli episodi delle ultime settimane poi, molti sono stati i meme sulla crisi di governo, che hanno tratto spunto da momenti che sono riusciti a suscitare una sincera ilarità. Si pensi al caso del senatore Ciampolillo, improvvisamente sparito durante il voto alla fiducia al Senato al governo Conte o l’ironia sulla pazienza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che da uomo di saggezza e istituzioni sembrava dovesse mettere ordine tra il caos dei nipotini decisamente meno saggi e più disordinati. Inoltre, si è fatto notare nuovamente Matteo Renzi, durante una seconda intervista questa volta rilasciata alla CNBC dove trattava proprio il tema della crisi di governo: mentre tesseva le lodi di Mario Draghi, ci ha tenuto particolarmente a sottolineare quanto proprio il presidente incaricato rappresentasse la miglior scelta, ripetendo più volte (proprio a furor di meme?) in lingua inglese «he is the best, the best, the best».

Tutti gli esempi fin qui riportati di meme, più o meno di successo, con maggiore o minore efficacia comunicativa, devono portarci ad alcune riflessioni. La prima è che spesso, anche se nati con intenzioni e finalità totalmente diverse, i meme efficaci, oltre a suscitare ilarità, portano ad un aumento di visibilità ed esposizione per i protagonisti dei meme stessi, i quali, nelle intenzioni iniziali dovevano essere obiettivo di scherno e satira. I rischi di celebrità involontaria possono essere connessi al fenomeno del “purché se ne parli”, soprattutto nel caso in cui la ricondivisione riguardi messaggi potenzialmente pericolosi, dirompenti e politicamente scorretti.

La seconda osservazione riguarda il fatto che, a prescindere dalle intenzioni, la riuscita e l’efficacia dei meme nel mondo social può portare ad una familiarizzazione con la politica maggiore, soprattutto tra i più giovani. Proprio grazie ai meme giovanissimi potrebbero, per esempio, cominciare a riconoscere meglio i personaggi politici e i contenuti che li caratterizzano. Probabilmente è quanto sta succedendo in questi giorni grazie ai meme su Mario Draghi.  

L’ultimo commento che è necessario proporre riguarda la natura del successo dei meme. In definitiva, perché riescono ad avere un rapporto con il mondo politico così fruttuoso da dare vita a contenuti così virali e così riusciti? Sinteticamente, la ragione è molto semplice: esistono degli elementi nell’ambito del dibattito pubblico che attingono all’ambito del grottesco, i quali vengono ripresi ed esteriorizzati dai meme. Il meme viene usato per raccontare la politica poiché la politica in svariate occasioni diventa il meme di sé stessa. Il confine tra realtà e fantasia e tra grottesco e comico, resta sconcertantemente labile, e le canzonette a volte non servono neanche più.  

Sabrina Carnemolla

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