Il Ventre di Napoli: il Teatro San Ferdinando, tempio di drammaturgia

Tempio della drammaturgia classica e napoletana, il Teatro San Ferdinando di Napoli è una delle strutture più conservatrici di tutta la città. La modestissima struttura teatrale sorge in una delle traverse di via Foria e precisamente nella zona dei Ponti Nuovi e alle spalle del quartiere Sanità, proprio lì dove il folklore e i colori del popolo napoletano sono più vivi e più carichi.

La storia del Teatro San Ferdinando di Napoli

La leggenda narra che re Ferdinando IV era un amante dell’opera buffa e della commedia dell’arte: aveva quindi l’idea di realizzare un teatro dedicato in suo onore e che comprendesse anche un lussuoso e splendido palazzo, il quale sarebbe dovuto diventare la dimora di sua figlia. In realtà non andò proprio così: il 4 agosto 1790 i membri della Deputazione dei teatri decisero che il nuovo stabile teatrale non poteva essere dedicato al sovrano in quanto questo non aveva contribuito né economicamente né materialmente alla fondazione del teatro. Per questo si scelse di conferirgli il nome di un santo.

Nel 1791, l’architetto Camillo Leonti e il decoratore toscano Domenico Chelli decisero di costruire a Napoli il nuovo teatro per la modica somma di 3900 ducati: il San Ferdinando fu inaugurato nello stesso anno con la messa in scena dell’opera di Domenico Cimarosa “Il Falegname”. Lo stabile si componeva di una platea ellittica e di cinque palchi più uno riservato solo ed esclusivamente alla famiglia reale.

Fin dall’inizio la struttura ha subito processi lunghi e tortuosi: tante peripezie — tra cui amministrazioni mal gestite — costrinsero il teatro a vivere anni difficili e improduttivi, tanto da farlo diventare un luogo di esibizione di piccole compagnie amatoriali.

Basti solo pensare che nel 1843, il principe di Colurbano vendette il teatro al signor Enrico Del Prete il quale decise a sua volta di subaffittarlo a quello che all’epoca era il capocomico e l’impresario del Teatro dei Fiorentini, cioè Adamo Alberti. Fu solo con Luigi Bartolomeo, modesto tipografo, e con l’impresario Salvatore Golia che il San Ferdinando tornò a risplendere: negli anni della stagione 1889-1890 ci lavorò Eduardo Scarpetta che portò in scena i suoi successi maggiori.

Intanto negli anni ’30 del secolo scorso, il figlio di Salvatore Golia, divenne l’unico proprietario e gestore del teatro San Ferdinando: affittò lo stabile che venne trasformato in “Cinema Teatro Principe”. Ma le cose andarono solo a peggiorare: durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale sulla città di Napoli, la struttura fu distrutta completamente e riuscì a sopravvivere solo una piccola parte del palcoscenico.

La svolta: l’attività di Eduardo De Filippo

Dopo la guerra, Salvatore Golia era oramai vecchio e stanco e decise di vendere definitivamente il teatro; ad acquistarlo nel 1948 fu uno dei cittadini di Napoli più famosi al mondo per la sua arte critica, passionale e realistica: si tratta ovviamente del grande Eduardo De FilippoNapoli, Teatro, San Ferdinando

De Filippo acquistò lo stabile indebitandosi fino al collo e mettendo a rischio i suoi rapporti con le banche. Ma la tenacia e la perseveranza di Eduardo hanno reso il San Ferdinando il suo tempio di drammaturgia: investendo tutti i risparmi della sua vita,circa tre milioni delle vecchie lire, aveva in mente l’idea di ridare alla città di Napoli uno dei suoi teatri storici. E ci riuscì. Il 24 gennaio 1954 inaugurò il San Ferdinando con la messa in scena dell’opera “Palummella zompa e vola” di Antonio Petito. Dedicò completamente anima, corpo, mente ed energie al suo lavoro in teatro: creò due compagnie, “La Scarpettiana” e “Il Teatro di Eduardo” che furono poi sciolte; nel 1971 inaugurò all’interno dello stabile un centro studi e un museo del teatro dialettale.

Per 26 lunghi anni Eduardo De Filippo ha considerato il Teatro San Ferdinando la sua casa e l’ha reso dimora del popolo di Napoli: egli stesso aveva dichiarato che «l’idea non era soltanto quella di costruire una casa per l’attore e l’autore Eduardo ma era anche e soprattutto quella di costruire un teatro, indipendentemente dall’uomo Eduardo, che creasse una rottura con il vecchio teatro dialettale napoletano». Ha portato in scena le sue opere maggiori, ha ottenuto tantissimo successo ed è riuscito a conferire una dignità linguistica al teatro dialettale. Egli stesso si preoccupò di creare un teatro che fosse lo specchio della società a lui contemporanea e per farlo fu necessario impiegare nelle sue opere tutte le sfaccettature della lingua napoletana. Il teatro dialettale si apprestava a diventare un teatro d’arte.

Dagli anni ’80 a oggi

Alla morte di De Filippo, avvenuta nel 1984, il San Ferdinando chiuse i battenti fino al 1996, anno in cui fu donato al figlio di Eduardo, Luca De Filippo, che decise di rimettere in sesto la struttura per regalarla al Comune di Napoli. Cominciò così un lungo periodo di lavori di ripristino e ristrutturazione: infatti oggi il teatro è una struttura molto accogliente, disposta su tre livelli collegati tra loro con una lunga scala di marmo che può ospitare circa 500 persone. E la caratteristica sta nel fatto che i palchetti portano i nomi di quelli che sono stati i personaggi più importanti di Napoli.

I restauri durarono più di dieci anni: il 30 settembre del 2007 il San Ferdinando riaprì le sue porte: sul suo nuovo palco fu messa in scena “La tempesta” di William Shakespeare nella versione rivisitata di Eduardo De Filippo.

Arianna Spezzaferro

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