Salute sessuale e riproduttiva nella risoluzione del P.E.
Il Parlamento Europeo approva la risoluzione sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne. Fonte immagine: www.pixabay.com

Con 378 voti a favore, 255 contrari e 42 astenuti il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una risoluzione atta a promuovere e a tutelare la salute sessuale e riproduttiva delle donne dell’Unione Europea, in conformità con la linea di azione dettata dalle Nazioni Unite e nel rispetto della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

All’ordine del giorno, nell’agenda dell’Unione Europea, non troviamo solo vaccini e green pass: anche le discussioni in materia di diritti umani e della loro tutela sono considerate prioritarie, ancor di più nell’era della pandemia; infatti, uno studio delle Nazioni Unite conferma un incremento delle violenze domestiche e di genere proprio nei mesi caratterizzati dai vari lockdown e dalle diverse ondate di contagi da COVID-19. E allora occuparsi di salute sessuale e riproduttiva per donne e membri della comunità LGBTQIA+ risulta fondamentale: la storia ci insegna che le situazioni emergenziali vengono spesso accompagnate da crisi sociali, ed è quindi necessario prevenire la possibilità di diffusione di violenze e abusi con risoluzioni che, pur non avendo un forte valore giuridico, costituiscono una forte presa di posizione da parte dell’UE e sanciscono delle linee guida alle quali i paesi membri dell’Unione Europea sono invitati a conformarsi.

Nello specifico, tra le tematiche affrontate dalla risoluzione del 24 giugno 2021 figurano alcuni temi fondamentali per i movimenti femministi di tutto il mondo: la possibilità di accedere facilmente e legalmente alle procedure di aborto, l’equilibrio tra la tutela del diritto all’obiezione di coscienza e la possibilità di garantire l’aborto legale per tutte, l’eliminazione della cosiddetta tampon tax e la possibilità per tutti e tutte di accedere alle cure mediche necessarie per garantire la salute sessuale e riproduttiva. Infatti, come sottolineato dallo stesso Parlamento all’interno della sua risoluzione, nonostante siano stati fatti molti progressi in tal senso permangono ancora diverse sfide da affrontare collettivamente: non è un caso che alcune nazioni ad orientamento conservatore, la Polonia tra tutte, abbiano ancora delle leggi che vietano alle donne la possibilità di abortire legalmente e in sicurezza. In base a quanto emerso dai lavori del Parlamento Europeo, l’impossibilità di abortire costituirebbe una forma di violenza di genere ed una violazione del principio sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani secondo cui “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti”.

La tutela della salute sessuale è un tema che può essere inquadrato nel progetto a più ampio raggio dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, un programma all’insegna dell’intersezionalità delle battaglie contro le ingiustizie e le oppressioni. Lotta al cambiamento climatico, istruzione garantita a tutti e tutte e lotta alla povertà estrema sono solo alcuni degli obiettivi a cui mirano le Nazioni Unite, il cui raggiungimento dovrebbe essere previsto per il 2030. Non stupisce quindi che all’interno della risoluzione dell’UE si sottolinei anche l’importanza dell’educazione sessuale, da portare avanti attraverso la scuola e l’istruzione ma anche con i canali mediatici a disposizione nell’era del digitale; l’informazione sulla sessualità, sul corpo umano e su come si possa preservare la propria salute sessuale e riproduttiva deve necessariamente passare ai giovani attraverso modalità consone all’età, in modo da contribuire anche alla prevenzione dalla violenza sessuale e di genere.

In generale, la linea proposta dal Parlamento Europeo mira alla costruzione di una società inclusiva e fondata sull’uguaglianza giuridica e sostanziale, quindi anche economica, tra tutti gli individui che la compongono. Se è vero che questo obiettivo apparentemente utopistico può essere raggiunto soltanto attraverso la collaborazione e la cooperazione tra i singoli individui che compongono la comunità europea, è però essenziale che il cambiamento venga guidato dalle istituzioni, affinché la creazione di un futuro più roseo possa diventare, almeno negli intenti, un progetto più concreto e meno idealistico.

Giulia Imbimbo

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