Putin Navalny elezioni giovani russi
[NYTimes]

Tra poco più di un mese i cittadini russi saranno chiamati alle urne per eleggere il prossimo presidente. Dopo l’esclusione dalla corsa alle presidenziali di Alexei Navalny, fondatore del Partito del Progresso, a sfidare il presidente uscente Vladimir Putin non rimane altri che i soliti vecchi volti della cosiddetta “opposizione sistemica”: comunisti, liberali e socialdemocratici, oltre a qualche indipendente, come Ksenia Sobchak, noto volto della TV russa.

La rielezione di Putin, che entrerebbe nel suo quarto mandato, è data da tutti per scontata. Se vincesse il leader di Russia Unita, in carica già da 18 anni, rimarrebbe al potere fino al 2024.  L’unico dubbio è se l’attuale presidente riuscirà o meno a portare gli elettori alle urne.

Nel 2012 Putin vinse le elezioni al primo turno con una maggioranza del 63,6%, tuttavia l’astensione fu altissima, trend che è continuato giungendo ad un picco storico alle parlamentari del 2016. Del resto, già dal 2011 l’indice di gradimento di Putin era sceso drasticamente e i cittadini russi scesero ripetutamente in piazza tra il 2012 e il 2013 dando vita alla cosiddetta Rivoluzione Bianca, una serie di proteste pacifiche contro la corruzione che esprimevano dissenso nei confronti dell’operato del governo.

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Vladimir Putin, 65 anni, da quasi vent’anni capo indiscusso della Federazione Russa. [Moscow Times]
Ed è proprio un ritorno a questo periodo critico che Putin vuole a tutti costi evitare.

Allo stesso tempo, lo Zar non sembra essere ancora pronto ad affrontare quelle che avrebbero potuto essere le prime elezioni pulite della “democrazia” russa.

Nonostante i sondaggi lo dessero a poco più del 2%, l’attivista politico anti-corruzione e videoblogger Alexei Navalny, considerato nel resto del mondo l’unico vero oppositore di Putin ma quasi sconosciuto in patria, il 25 dicembre 2017 è stato eliminato dalla corsa elettorale. La Commissione elettorale ha giustificato la decisione adducendo che il candidato è stato condannato per appropriazione indebita, condanna che il Consiglio d’Europa e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno sempre considerato politicamente motivata.

Escluso dalla possibilità di concorrere alle elezioni, Navalny ha chiamato al boicottaggio. Lo scorso 26 gennaio il suo partito ha organizzato una serie di manifestazioni nelle maggiori città russe che hanno riscosso un successo inaspettato, richiamando subito alla memoria le proteste del 2012. Secondo l’Espresso, decine di migliaia di persone hanno preso parte a questi assembramenti non autorizzati, sfidando pacificamente la polizia russa.

Il dato più interessante è stata la grande partecipazione di giovani al di sotto dei 20 anni.

Intere scolaresche si sono radunate in punti specifici della città, senza sfilare in cortei, ma lanciando un messaggio forte al Cremlino: i giovani russi sono stanchi dello Zar.

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Ksenia Pakhomova del team di Navalny, Kemerovo 2017 [dayonline.ru]
Secondo la rivista online Russia Beyond, la cosiddetta Generazione Z, cioè quella dei ragazzi nati dopo il 1995, è una generazione di «capitalisti benestanti e isolati». Cresciuti nel benessere degli anni Duemila, i “Centennials”, senza alcuna memoria dell’epoca sovietica o della crisi degli anni Novanta, sono abituati al consumismo più sfrenato. Mentre i genitori vivevano il trauma della scomparsa del sistema sovietico, i giovani russi crescevano con gli occhi incollati a uno smartphone.

Secondo una ricerca finanziata dalle agenzie Pbn H+K e Magram, più della metà di loro preferisce Youtube alla televisione.

Dalle statistiche risulta che il 7% dei fermati alle manifestazioni organizzate nel marzo 2017 dal partito di Navalny aveva meno di 18 anni. Non è un caso se si pensa che il video che sta alla base di queste proteste, in cui Navalny accusa il primo ministro Medvedev di corruzione, è stato visualizzato più di 10 milioni di volte. In un articolo pubblicato il 7 dicembre scorso da The Guardian, il giovane capo della campagna elettorale di Navalny nel Kemerovo sostiene che sia stato proprio questo video a spingerla ad interessarsi alla politica.

I giovani russi «hanno respinto la politica ufficiale o semiufficiale, ma si sentono politicamente coinvolti», afferma Elena Omelchenko dell’Università Nazionale di Ricerca dell’Alta Scuola di Economia. Su questo nuovo soggetto politico, poco interessato ad elezioni nelle quali nessuno in Russia crede davvero, il discorso pro giustizia e democrazia espresso attraverso un canale a cui sono abituati fa presa più facilmente rispetto alla politica tradizionale.

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Alxei Navalny detenuto dalla polizia a Mosca il 26 febbraio 2018. [AP]

Subito dopo l’arresto, Navalny ha twittatoSono stato detenuto. Questo non significa nulla. Non state manifestando per me, ma per voi stessi e il vostro futuro.”.

Conscio del proprio carisma e della propria abilità nel mobilitare il dissenso, l’attivista utilizza questa popolarità internazionale per spostare i riflettori su questa generazione di giovani che ha deciso finalmente di entrare in politica.

Non tutti concordano però che questa stagione di protesta sia destinata a durare. Il politologo Valerij Solovej, docente dell’Università Statale di Mosca, interpreta questa partecipazione di massa come un fatto generazionale, più che una vero fenomeno di politicizzazione. «Si tratta più che altro di un fatto di età. Come in ogni parte del mondo, anche in Russia i ragazzi sono più attivi e dinamici dei loro genitori, e sono pronti a protestare, semplicemente perché sono più irrequieti e meno timorosi delle conseguenze» afferma Solovej.

Nonostante l’affluenza, tuttavia minore rispetto alle proteste dell’anno scorso, il Cremlino non ha commentato la manifestazione del 26. Navalny dovrà presentarsi nuovamente in tribunale per aver violato le leggi sulle manifestazioni e forse scontare 30 giorni di carcere. In ogni caso, l’establishment russo sembra essere sicuro di aver neutralizzato il nemico, che difficilmente riuscirà a influire sull’esito delle elezioni.

Senza dubbio è riuscito nell’intento di attirare l’attenzione internazionale sull’inquietudine della gioventù russa. Adesso non rimane che aspettare il risultato delle elezioni, sperando che l’attivismo di quest’ultima non si riveli un fuoco di paglia.

Claudia Tatangelo

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