
Ogni quattro anni, lontano dai riflettori del grande pubblico, la matematica vive il suo momento più alto. Non ci sono red carpet né dirette televisive globali, ma nella comunità scientifica l’attesa è la stessa delle grandi occasioni. Stiamo parlando del momento in cui viene assegnata la Medaglia Fields, un riconoscimento raro premia i matematici che riscrivono i confini del sapere, di fatto un premio che non è un Nobel, ma che per molti, vale quanto un Nobel. In particolare quanto quel Nobel mancante.
La scena è quella del Congresso Internazionale dei Matematici, l’appuntamento più importante per chi lavora in questo campo. Qui, tra teoremi e dimostrazioni, emergono i nomi di chi ha cambiato il modo di pensare la matematica. La Fields, istituita nel 1936, viene assegnata a studiosi sotto i quarant’anni: una scelta insolita, che non guarda al punto di arrivo ma al percorso ancora in divenire. Non celebra solo ciò che è stato fatto, ma ciò che potrebbe ancora accadere. Ed è proprio questa tensione verso il futuro a renderla unica.
A questo punto la domanda sorge spontanea: perché non esiste un Nobel per la matematica?
La risposta, come spesso accade, è meno misteriosa di quanto si racconti. Le ipotesi più accreditate sono quelle che supportano l’ipotesi che Alfred Nobel avesse in mente premi legati a discipline con ricadute immediate sulla vita delle persone: la fisica, la chimica, la medicina. La matematica, più astratta, meno direttamente applicabile secondo i criteri dell’epoca, rimase fuori. Esistono naturalmente versioni più romanzate, ovvero presunti dissapori personali con matematici, ma gli storici le considerano poco credibili. Qualcuno parla addirittura di una presunta storia d’amore tra la moglie di Alfred Nobel e un matematico. Tra queste speculazioni, però, ci piace pensare che semplicemente, per i criteri dell’epoca, la matematica non era vista tra le priorità da esplorare o supportare per la ricerca, in quanto astratta.
Nel tempo, il vuoto è stato almeno in parte colmato. Oltre alla Medaglia Fields, nel 2002 è stato istituito il Premio Abel, dal governo norvegese, premio che viene assegnato ogni anno e premia l’intera carriera di un matematico, con un riconoscimento economico simile a quello dei Nobel. Eppure, nonostante questo, la Medaglia Fields continua a esercitare un fascino particolare. Forse perché è un premio “giovane”, che intercetta il talento nel momento in cui è più creativo, più rischioso, più innovativo. Anche l’Italia compare in questa storia, ma con una presenza rara. Solo due matematici italiani hanno conquistato la Fields : un numero piccolo, ma significativo, se si considera il livello di competizione globale.
Il primo è Enrico Bombieri, premiato nel 1974. Formatosi alla Scuola Normale di Pisa, Bombieri ha lavorato sui numeri primi e su problemi al confine tra geometria ed equazioni differenziali, lasciando un segno profondo nella disciplina. Da quell’anno, la sua carriera si è sviluppata all’Institute for Advanced Study di Princeton, uno dei luoghi simbolo della ricerca mondiale. Per oltre quarant’anni, il suo è rimasto un caso isolato.
Poi, nel 2018, qualcosa è cambiato. Alessio Figalli, romano, classe 1984, ha riportato l’Italia sul palco della Fields. Anche lui passato dalla Normale di Pisa, ha bruciato le tappe accademiche fino a ottenere il dottorato in tempi record. A soli 34 anni è stato premiato per i suoi studi sul trasporto ottimale: un campo che, in apparenza astratto, ha applicazioni concrete che spaziano dalla meteorologia alla fisica, fino all’intelligenza artificiale. Oggi insegna al Politecnico federale di Zurigo.
E adesso? L’assegnazione della Medaglia Fields è prevista proprio per questo 2026. Il Congresso di quest’anno però, previsto a Filadelfia, avrebbe dovuto segnare un ritorno negli Stati Uniti dopo quarant’anni. Invece, si è trasformato in un caso internazionale. Oltre 2.400 matematici, provenienti da quasi 80 Paesi, hanno firmato una petizione per boicottare l’evento. Al centro della protesta, le difficoltà legate ai visti e alle politiche migratorie, percepite come un ostacolo alla partecipazione libera e globale della comunità scientifica. Tra i firmatari ci sono anche vincitori passati della Fields e intere società matematiche, quindi numerosi esponenti di rilievo nell’ambito. L’Italia, in particolare, è tra i Paesi più rappresentati. Per ora, l’Unione Matematica Internazionale non ha modificato la sede del congresso, ma il dibattito resta aperto.
Non è un episodio isolato. Nel 2022, il congresso fu spostato dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Anche allora, la comunità matematica fu chiamata a prendere posizione. Oggi quel precedente pesa, e viene citato da chi chiede coerenza.
Nel frattempo, fuori da queste dinamiche, la matematica continua a guadagnare spazio nel mondo reale. È il linguaggio dell’intelligenza artificiale, il cuore della crittografia, lo strumento con cui si modellano i cambiamenti climatici. Sempre meno invisibile, sempre più centrale.
E forse è proprio questa centralità crescente a rendere più evidente un’assenza storica: quella di un Nobel per la matematica.
Ma, in fondo, la Medaglia Fields continua a svolgere quel ruolo, a modo suo. E, in fin dei conti, ai matematici piace essere unici, con un premio che è solo per loro! Perché, anche senza un Nobel, la matematica resta uno dei luoghi in cui il futuro prende forma, spesso in silenzio, ma con effetti, a volte nascosti, ma che arrivano ovunque.
Elisabetta Vinci

















































Grazie mille! Interessante conoscere la storia del “Nobel” della matematica.
A. Biffi
La matematica è la scienza più affascinante e normale di tutte le scienze.
Affascinante perché un semplice espressione se scritta in modo lineare può essere considerata come una sinfonia di Beethoven.
Normale perché ci sono regole che è sufficiente applicarle.