La nuova legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole introduce regole diverse in base all’età di studenti e studentesse: divieto assoluto nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, previa autorizzazione scritta nelle scuole medie e superiori.
La legge
Il Senato ha approvato il ddl Valditara sul consenso informato a scuola. L’obbiettivo è quello di regolamentare l’insegnamento dei temi legati all’educazione sessuo-affettiva. La norma pone un netto confine tra l’autonomia educativa scolastica e il diritto delle famiglie di decidere, anticipatamente, su questi temi.
La legge introduce regole diverse, in base all’età, e fa riferimento sia ad attività curriculari che extracurriculari.
Nelle scuole dell’infanzia e primaria il divieto è assoluto: non c’è possibilità di svolgere progetti, laboratori o attività che possano trattare la sessualità – anche se tenuti da persone esperte.
Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado qualsiasi attività che abbia come argomento sessualità, affettività e identità di genere prevederà il consenso scritto dei genitori (o dellə studente, se maggiorenne). Prima di iniziare un progetto la scuola dovrà consegnare alle famiglie il programma del corso, chi saranno gli esperti e le esperte coinvolti, quali sono gli obbiettivi che si vogliono raggiungere.
Il ministro dell’istruzione e del merito Valditara ha dichiarato: Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni. In questo applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri.
Ha poi aggiunto che non è vero che con questa legge non si potrà fare educazione affettiva: il governo per la prima volta ha reso stabilmente obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia; e ancora: non è vero che non si farà l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola.
il ministro ha di fatto complicato – se non proprio reso impossibile – qualsiasi tipo di attività a scuola volta all’educazione sessuale e affettiva. In una società sempre più colpita da rigurgiti machisti e patriarcali, in una Italia dove quasi ogni giorno abbiamo notizie di donne ammazzate dal compagno o ex compagno, di donne stuprate, di donne, bambine e bambini postati online, questa è una legge che non protegge ma, anzi, lascia libero arbitrio su un argomento complesso.
Non tutte le famiglie hanno gli strumenti per poter affrontare in serenità certi argomenti. Non tutte le famiglie hanno lo stesso background sociale e culturale. E questo mette bambine e bambini, adolescenti, in pericolo.
Teoria Gender: un gigante o un mulino a vento?
Non c’è alcuna teoria gender da combattere e contrastare; è un termine scorretto con cui ci si riferisce agli studi di genere, dandone una versione distorta che va a fomentare odio e discriminazione.
Non c’è alcuna evidenza empirica sulla teoria gender, ma sappiamo cosa sono i Gender Studies: si occupano dei significati socio-culturali legati all’identità di genere e ai ruoli di genere. Il termine gender (genere, in italiano) fa riferimento al concetto di identità di genere, permette quindi di parlare di femminilità e mascolinità andando oltre la differenza sessuale biologica.
Questi studi, dagli anni ’50 a oggi, hanno ridefinito il concetto di genere; è necessario, a questo punto, fare una distinzione tra identità di genere – cioè come ciascuna persona si sente, ruolo di genere – che è definito culturalmente e socialmente, e orientamento sessuale – l’attrazione sessuale verso un genere o verso entrambi.
Questi studi hanno dimostrato come stereotipi, sessismo, omofobia e pregiudizi si apprendono nei primi anni di vita, e vengono trasmessi attraverso la socializzazione, la comunicazione mediatica, il linguaggio, le norme sociale e le pratiche educative.
Lontani dal negare quelle che sono le differenze di genere, questi studi vogliono comprendere meglio le varianti della sessualità e del genere.
Chi opera nelle scuole occupandosi di progetti che fanno riferimento agli studi di genere mira a promuovere innanzitutto la non discriminazione, avendo ben saldo come obbiettivo quello di favorire il benessere dell’alunno e dell’alunna.
Questa legge ostacola anche il discorso su quelli che sono i confini e il rispetto delle parti del corpo; bambine e bambini che iniziano ad avere le prime curiosità sul loro corpo e sulla sessualità non sempre trovano risposte all’interno del nucleo famigliare, e crescendo cercheranno quelle risposte in maniera autonoma navigando in internet: l’accesso a certi contenuti è sempre più precoce, e perciò estremamente pericoloso.
Un percorso all’interno del sistema scolastico su argomenti quali manipolazione corporea, confini, vicinanza di una persona adulta, darebbe a queste bambine e questi bambini strumenti utili per riconoscere situazioni a rischio, e a comunicarle.
Parlare di questi temi, fornire alle giovani persone informazioni, allontanare il tabù, va a tutelare quello che è il periodo più fragile: quello della crescita. Un adulto competente e formato, che non va a indottrinare (come ciancia qualcuno) ma va a educare e spiegare, servirà a creare un contenitore in cui riporre domande, dubbi, o anche curiosità.
In tantissimi paesi europei l’educazione sessuo-affettiva è curriculare. L’Italia continua a essere il fanalino di coda.
Valentina Cimino
















































