Eugenio Colorni
fonte immagine: personale

Il 30 maggio 1944 i fascisti uccidono a Roma Eugenio Colorni. Intellettuale raffinato e militante politico, figura meno nota al grande pubblico rispetto ad altri protagonisti dell’antifascismo ma centrale nella nascita del pensiero federalista europeo, Colorni rappresenta – assieme ai suoi compagni di detenzione a Ventotene – il punto di incontro più tangibile tra resistenza partigiana e sogno di una Europa Libera e Unita.

Eugenio Colorni, la storia

Nato a Milano nel 1909 in una famiglia ebraica, si forma in ambito filosofico, avvicinandosi inizialmente al socialismo e sviluppando un pensiero aperto, critico, attento al rapporto tra libertà individuale e trasformazione sociale. La sua opposizione al regime fascista lo porta presto all’impegno clandestino e quindi all’arresto, fino alla condanna al confino sull’isola di Ventotene, dove entra in contatto con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. In quel contesto di isolamento forzato, nel 1941, contribuisce in modo decisivo alla stesura (e soprattutto poi alla diffusione) del Manifesto di Ventotene, il testo fondamento del progetto di un’Europa federale.

Se Spinelli ne fu il principale ispiratore politico, Colorni svolse un ruolo essenziale nel chiarirne i contenuti e nel trasformarlo in uno strumento di mobilitazione, capace di parlare non solo agli intellettuali ma anche ai militanti.

Liberato dopo la caduta del fascismo, Colorni torna immediatamente all’attività politica nella clandestinità romana, partecipando alla Resistenza e impegnandosi nella ricostruzione di una rete socialista e federalista in un paese ancora attraversato dalla guerra. Fu tra i principali promotori della diffusione del pensiero europeista nel centro Italia, lavorando perché l’idea di una federazione europea non restasse confinata agli ambienti teorici ma diventasse parte integrante del dibattito politico del dopoguerra, e operando in una città occupata dalle truppe naziste e segnata da rastrellamenti e violenze quotidiane.

Il 30 maggio 1944, a pochi giorni dalla liberazione di Roma, Colorni fu colpito a morte da militi fascisti della banda Koch mentre si trovava in strada; morì poco dopo per le ferite riportate. La sua scomparsa privò il movimento antifascista e federalista europeo di una delle sue menti più lucide, proprio nel momento in cui le sue idee iniziavano a trovare spazio nella realtà politica. A differenza di altri protagonisti del federalismo Colorni non ebbe il tempo di vedere gli sviluppi del progetto europeo, ma comprese con straordinaria lucidità come la crisi dell’Europa potesse essere superata solo attraverso un progetto comune capace di andare oltre i nazionalismi.

La sua eredità resta inscritta non solo nel Manifesto di Ventotene, ma nell’idea stessa che la libertà e le democrazie europee siano il risultato di un impegno condiviso. Da costruire ogni giorno.

Gabriele Bartolini

Gabriele Bartolini
Gabriele Bartolini (Roma, 2003) studia Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. È presidente della sezione ANPI di Trastevere e membro del Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma. Fa parte del gruppo dell’ANPI Nazionale che lavora sulle giovani generazioni. Cura per Patria Indipendente una inchiesta sul tentativo di riscrittura della Storia tramite le intitolazioni di vie e spazi pubblici a Giorgio Almirante.

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