L'oro del Ghana ai ghanesi entro il 2026: ultimatum alle multinazionali
John Dramani Mahama, Presidente del Ghana (Wikimedia Commons)

Il Ghana, principale produttore d’oro del continente africano, ha tracciato una linea rossa. La Minerals Commission, l’ente regolatore del settore estrattivo, ha lanciato un ultimatum definitivo ai colossi minerari internazionali: le operazioni di estrazione dovranno essere trasferite hanno entro dicembre 2026 ad aziende locale ghanesi. Il governo di Accra accelera quindi sulla “nazionalizzazione soft”. Chi non si adegua rischia la chiusura dei siti.

La fine delle proroghe

Nel mirino del regolatore ci sono giganti come l’americana Newmont, la sudafricana AngloGold Ashanti e la cinese Zijin Mining. Secondo Reuters queste società hanno richiesto proroghe, citando complessità tecniche e obblighi di governance, ma la Minerals Commission del Ghana ha respinto le richieste. In particolare, Newmont avrebbe chiesto di posticipare la scadenza al 2027, ma la richiesta è stata rifiutata poiché altre società quotate, come Gold Fields, hanno già ottemperato alla normativa.

L’obiettivo politico è chiaro: passare dal semplice impiego di manodopera locale alla proprietà dei processi. Come dichiarato dall’Amministratore Delegato della Minerals Commission, Isaac Tandoh: «L’occupazione non è la stessa cosa della proprietà. Il lavoro non è la stessa cosa del controllo», che poi continua: «la nostra gente lavora nelle miniere, d’accordo, ma possiede forse le miniere?». Insomma le miniere Ghanesi ai Ghanesi, si direbbe da queste parti.

Le nuove regole del gioco

La nuova normativa distingue nettamente tra i due principali metodi estrattivi, imponendo che le miniere a cielo aperto siano gestite esclusivamente da aziende possedute al 100% da cittadini ghanesi, mentre per le miniere sotterranee, tecnicamente più complesse e costose, viene richiesta una partecipazione locale di almeno il 50%, aprendo così la strada a joint venture paritarie tra multinazionali e operatori nazionali.

Un trend continentale

La mossa del Ghana non è isolata, ma si inserisce in un diffuso risveglio del cosiddetto nazionalismo delle risorse in Africa. In un contesto di prezzi dell’oro ai massimi storici, che all’inizio del 2026 hanno superato i 4.000 dollari l’oncia e toccato brevemente i 5.000 dollari, trainati dalle tensioni geopolitiche e dagli acquisti delle banche centrali, i governi africani chiedono una fetta più grande della torta.

Il Mali ha concluso all’inizio del 2026 una disputa durata quasi due anni con Barrick Gold, riuscendo a imporre il nuovo codice minerario che aumenta le tasse e la quota statale nei progetti auriferi, portandola fino al 35%. Il Burkina Faso ha nazionalizzato due importanti miniere d’oro nell’agosto 2024 per circa 80 milioni di dollari: Boungou e Wahgnion, dopo che l’acquirente Lilium Mining non aveva onorato i pagamenti.

Per il governo ghanese guidato da John Dramani Mahama, questa è una battaglia per la sovranità economica. Oltre alla gestione delle operazioni, Accra sta portando avanti una pulizia radicale del settore: più di 300 licenze per la piccola estrazione sono state revocate per irregolarità e il fenomeno del “fronting”, l’uso di prestanome ghanesi da parte di entità straniere, è ora punibile penalmente.

Rischi e opportunità: il Ghana al bivio

Se da un lato la borsa e gli investitori internazionali guardano con preoccupazione a questa stretta, il Ghana scommette sulla crescita delle proprie competenze industriali. Tuttavia, la riforma non è priva di critiche: il sindacato nazionale dei minatori, che rappresenta circa 14.000 lavoratori, ha minacciato proteste e scioperi, denunciando che le imprese locali pagano salari inferiori e offrono meno tutele rispetto alle multinazionali, con differenze salariali che possono arrivare al 50% in meno.

Il messaggio inviato ai mercati è ambivalente: il Paese resta aperto agli investimenti, ma con la chiara condizione che questi diventino partner di uno sviluppo che rimanga, concretamente, in mani ghanesi. La sfida per il 2027 sarà verificare se le aziende locali avranno la capacità tecnica e finanziaria per gestire operazioni così complesse senza far crollare la produzione nazionale.

Per ora, il governo non sembra intenzionato a guardarsi indietro: la sovranità, nell’Africa del 2026, passa anche per i giacimenti d’oro.

Giuseppe Alessio

Giuseppe Alessio
Appassionato di tutto ciò che è politica internazionale, fermamente convinto che in un mondo sempre più interconnesso anche ciò che avviene lontano ci riguardi da vicino. Ritengo che il viaggio sia uno strumento ideale per la conoscenza di sé stessi, ma che le proprie radici vanno coltivate e difese. Think Local. Act Global.

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