I telegiornali di tutt’Europa sembrano polarizzati ultimamente su un argomento ben preciso: nella tanto chiacchierata Ungheria si sono tenute le elezioni presidenziali nella giornata del 12 Aprile. A far così tanto chiacchierare però è proprio il risultato di tali elezioni, che avrebbe finalmente spodestato l’ormai ultra decennale Viktor Orban in favore del leader dell’opposizione Peter Magyar. In questo articolo verrà approfondita la sua figura e le sue idee politiche. Assisteremo veramente a un cambiamento nel paese e nell’Unione?
Chi è Peter Magyar
Nato a Budapest il 16 marzo 1981 e laureatosi presso la facoltà di legge dell’Università Cattolica di Budapest, Magyar ha iniziato relativamente presto la sua carriera politica, diventando membro tesserato di Fidesz dopo la sconfitta di Viktor Orban nel 2002. Dopo aver ricoperto il ruolo di rappresentante permanente dell’Ungheria presso l’Unione Europea per quasi un decennio, ha fatto ritorno in patria avendo un ruolo di grande prestigio e potere strettamente legato al sistema orbaniano. Il presunto punto di rottura definitivo sarebbe arrivato nel 2024 con il rilascio di un audio riguardante il coinvolgimento di un membro del governo in uno scandalo; nell’audio si sentirebbe la sua ormai ex moglie ed ex Ministra della Giustizia Judit Varga parlare della faccenda.
Tale scandalo avrebbe riguardato la concessione di grazia a un dirigente scolastico di un istituto statale condannato a circa tre anni di carcere nel 2018 per aver aiutato a coprire abusi sessuali su minori, perpetrati dal preside della scuola stessa che a sua volta sarebbe stato condannato a dieci anni per aver abusato di circa dieci bambini tra il 2004 e il 2016. L’avvenimento provocò proteste in tutto il paese, e i cittadini chiesero a gran voce le dimissioni di Orban e di Antal Rogan il capo di gabinetto del primo ministro.
Questo avvenimento avrebbe segnato l’inizio della sua carriera nell’opposizione, costruita su una forte critica e lotta alla corruzione interna al sistema politico ungherese. Quando questo 12 Aprile Magyar ha messo fine al regno di Orban nelle aule di Bruxelles è stato tirato un enorme sospiro di sollievo, considerando il turbolento rapporto tra l’ormai ex primo ministro e l’Unione Europea. Ma è forse troppo presto per celebrare?
Rapporti con l’Unione Europea
Come dichiarato da EuropaToday, le priorità del neoeletto Primo Ministro riguardano principalmente i fondi comunitari congelati a causa delle accuse di alterazione dello stato di diritto, come espresso nella Risoluzione del Parlamento Europeo C/2024/5742. Parliamo di fondi che fanno parte del NextGenerationEU, fondi stanziati dall’Unione per la ripresa economica post pandemica: 10,4 miliardi del totale sono parte dei fondi del cosiddetto Resilience and Recovery Fund; per poter essere usati dal governo devono essere completati i cosiddetti ‘’27 Supermilestones’’ – cioè i traguardi obbligatori pendenti in capo all’Ungheria imposti dal Consiglio dell’Unione Europea – entro il 31 agosto.
Per quanto riguarda la situazione ucraina, Magyar ha più volte ribadito la posizione di vittima dell’Ucraina nell’attuale conflitto, garantendo la sua posizione di sostenitore dell’integrità territoriale e della sovranità del paese. Nonostante ciò però è stata smentita più volte una totale inversione di rotta rispetto al predecessore: come riportato da Euronews infatti si è opposto alla velocizzazione dell’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, ma allo stesso tempo afferma di non essere contro l’adesione in generale. Uno dei temi più cari alla nuova amministrazione era il blocco dell’oleodotto di Druzhba, obbiettivo di un attacco russo che ne aveva compromesso il funzionamento. Orban in precedenza, insieme alla Slovacchia, aveva già esercitato il diritto di veto sull’invio di un pacchetto di aiuti di 90 miliardi da parte dell’Unione verso l’Ucraina – insieme al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa. In data 22 Aprile però l’oleodotto ha ufficialmente ripreso a funzionare; di conseguenza entrambi i veti sono decaduti.
Per quanto riguarda Israele e in particolare la situazione di Netanyahu, Magyar ha deciso di prendere una posizione differente rispetto al predecessore. Sul primo ministro israeliano pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale dal Novembre 2024 per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il nuovo Primo Ministro avrebbe dichiarato, secondo Skytg24, che in caso di ingresso in suolo ungherese Netanyahu sarebbe punibile di arresto. Una netta rottura rispetto all’atteggiamento di Orban, il quale aveva addirittura invitato il primo ministro israeliano a Budapest lo scorso novembre. Questo gesto, oltre al riposizionamento ungherese nei confronti di Israele, è particolarmente rilevante per la considerazione che ha nei confronti della Corte Penale Internazionale. Durante il “regno di Orban’” il ruolo della corte era stato messo in discussione a tal punto da iniziare l’iter per l’uscita dell’Ungheria. Tale processo implicherebbe il disconoscimento della corte, il quale ha conseguenze notevoli perché significa anche, e soprattutto, che lo Stato non è tenuto all’estradizione di sospetti criminali; attualmente circa quaranta paesi non riconoscono la Corte, tra cui – ironicamente – Stati Uniti, Russia e Israele.
Anna Montalti















































