campagna elettorale immigrazione consenso

Tra mirabolanti promesse, argomentazioni poco credibili e bizzarre coalizioni, il 4 marzo si sta pericolosamente avvicinando. La campagna elettorale è entrata nel vivo senza particolari soluzioni, portandosi dietro una disperata corsa al consenso. E rimandando, almeno per il momento, quelle «Proposte adeguate, realistiche, concrete», auspicate dal presidente Sergio Mattarella.

Nel dibattito politico, soldi, tasse e pensioni sovrastano giovani e immigrazione, temi scomodi e non abbastanza funzionali alle coalizioni. I primi, troppo poco “interessati” al voto per attirare l’attenzione dei partiti: secondo le previsioni di Demopolis quasi il 50% degli under 25 non andrà a votare. Il perché non è importante nella dinamica del potere, meglio rilanciare direttamente sul consenso degli elettori più vecchi e fidati.

Campagna elettorale immigrazione consenso

L’immigrazione, invece, centrale in tutti i programmi politici, in campagna elettorale resta nelle retrovie. Ci volevano le ultime sconcertanti dichiarazioni sulla «razza bianca» del candidato leghista Attilio Fontana, per risollevare le polemiche –  e mai un dibattito costruttivo.

In Italia, il barometro delle percezioni sulla questione immigrazione pende verso il malcontento: il 30% degli italiani sente gli immigrati come una minaccia per la sicurezza, per la cultura, per l’occupazione, e voterebbe volentieri la linea dura anti-migranti. Ecco perché, in campagna elettorale, è un argomento ultrasensibile, che punisce molto e premia poco, soprattutto a sinistra, dove gli unici a puntare ancora su accoglienza e integrazione sono Liberi e Uguali e Potere al Popolo.

Non vale lo stesso per il PD che, grazie agli ormai celebri decreti Minniti, è riuscito a compiacere anche Salvini: dai 181.436 sbarchi del 2016, si è passati ai 119.247 nel 2017 con un decremento del 34%, registrato soprattutto da luglio a dicembre. Con quali accordi sia stata possibile questa riduzione non è importante: da “sinistra” a destra, Minniti è diventato l’eroe per eccellenza della crociata democratica nell’emergenza migranti.

Un eroe che in queste ultime settimane è rimasto sullo sfondo, quasi come se anche le sue imprese fossero diventate un tabù per il consenso, insieme all’immigrazione.

In ogni caso, il programma della coalizione di centro-sinistra (PD, Insieme, +Europa, Civica Popolare) resta tacitamente sulla stessa linea di fine mandato, strizzando l’occhio a destra, ma non troppo: introduzione dello ius soli temperato, miglioramento del sistema di accoglienza, più controlli alle frontiere, rigorosa applicazione delle leggi su ingresso e soggiorno, Migration Compact europeo, velocizzazione dell’iter per i richiedenti asilo, riduzione delle partenze.

Dopo aver mostrato una, nessuna, centomila posizioni a riguardo, nel suo programma “obiettivi sbarchi zero”, il Movimento Cinque Stelle definisce l’immigrazione “il più grande fallimento dei partiti”, spaziando dall’irreale pretesa di separare immediatamente i clandestini dai rifugiati politici, fino all’abolizione della Bossi-Fini e l’introduzione dello ius soli e ius culturae.

Poi, c’è la coalizione di centro-destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia), che del sentimento anti-migranti e della linea dura contro quel «mezzo milione di immigrati che devono delinquere per vivere» ha fatto il suo cavallo di battaglia, soprattutto al nord: ripresa del controllo dei confini, rimpatrio di tutti i clandestini, blocco degli sbarchi, abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, riduzione dei costi dell’accoglienza.

Un programma che piace a molti e che sfrutta il sentimento anti-immigrazione per guadagnare sempre più consensi: ad un mese dal voto, i dati dei sondaggi e le reazioni della rete danno il centrodestra come favorito. Secondo YouTrend, sommando i numeri del proporzionale a quelli dell’uninominale, la coalizione di Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbe conquistare fino a 137 collegi, contro gli 80 del centrosinistra e i 78 del M5S. Sui social, Matteo Salvini è il personaggio politico italiano più seguito e la popolarità di Silvio Berlusconi è in costante crescita.

La linea dura verso l’immigrazione, quindi, sembra essere la chiave vincente. Vincente per guadagnare consensi in campagna elettorale, ma non per comprendere e affrontare un fenomeno complesso, tutto fuorché emergenziale. Sarebbe cruciale comprendere quale sia la migliore strada verso la pacificazione sociale, verso la valorizzazione degli immigrati come risorsa e non come leva di consenso. Sarebbe strategico concentrarsi sui problemi reali, come l’insicurezza e la precarietà del nostro futuro. E sarebbe importante restare umani, privilegiando le persone più che le statistiche. Ma, finché si tratta di campagna elettorale, meglio non parlare di analisi complesse. Per il momento, la buona politica può aspettare.

Rosa Uliassi