Referendum cittadinanza (fonte immagine: Thor_Deichmann - Pixabay)

I giorni 8 e 9 giugno 2025 si vota per 5 referendum abrogativi; un quesito chiede la modifica delle norme sulla cittadinanza, mentre gli altri quattro quesiti riguardano il lavoro.

Cosa cambierebbe se passasse il sì al referendum sulla cittadinanza?

L’attuale normativa italiana sulla cittadinanza: la legge 91/1992

Il termine cittadinanza indica il rapporto tra un individuo e lo Stato; è uno status – civitatis – cui l’ordinamento giuridico ricollegala pienezza dei diritti civili e dei diritti politici. In Italia la concezione moderna di cittadinanza nasce al momento della costituzione dello Stato unitario. Attualmente la cittadinanza è disciplinata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91.

La cittadinanza italiana si acquisisce iure sanguinis, per chi nasce o per chi viene adottato da una coppia di genitori italiani; esiste una possibilità residuale – una possibilità che rimane dopo che altre possibilità sono già state considerate o escluse – di acquisto della cittadinanza iure soli, se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi, o se i genitori sono ignoti, o se i genitori non possono trasmettere la cittadinanza al figlio secondo la legge dello stato di provenienza.

fonte immagine: ArtsyBeeKids – Pixabay

Secondo la legge corrente la cittadinanza può essere richiesta anche dalla persona straniera che risiede in Italia da almeno 10 anni e che sia in possesso di determinati requisiti: avere redditi sufficienti al sostentamento, non avere precedenti penali, assenza di motivi ostativi per la sicurezza della Repubblica.

La cittadinanza italiana si può acquisire anche tramite matrimonio; la “cittadinanza per matrimonio” è riconosciuta dal prefetto della provincia di residenza della persona richiedente.

La legge prevede anche casi in cui può venire meno lo status di cittadino italiano; la cittadinanza italiana si può riacquistare su domanda.

Il D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con legge 1° dicembre 2018 n. 132 ha introdotto all’art. 10 bis della legge 5/02/1992, n. 91 l’istituto della revoca della cittadinanza nei casi espressamente previsti dall’art. 10 bis della citata legge n. 91/1992.

Art. 10-bis 1. La cittadinanza italiana acquisita ai sensi degli articoli 4, comma 2, 5 e 9, è revocata in caso di condanna definitiva per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del codice di procedura penale, nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2, del codice penale ((, a condizione che l’interessato possieda o possa acquisire un’altra cittadinanza)). La revoca della cittadinanza è adottata, entro ((dieci)) anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati di cui al primo periodo, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno.

Cosa comporterebbe la vittoria del sì al referendum sulla cittadinanza? Una vittoria del sì porterebbe dei cambiamenti strutturali perché, nonostante i limiti della natura abrogativa dello strumento referendario, verrebbero dimezzati i tempi per la presentazione della domanda di cittadinanza e si sbloccherebbe la situazione per quasi un milione e mezzo di persone.

Cosa cambierebbe per le persone straniere con il sì

Sarebbero 1 milione e 420 mila i cittadini e le cittadine non comunitari/e che beneficerebbero della riforma della cittadinanza cui mira il referendum dell’8 e 9 giugno.

Il quesito referendario chiede l’abrogazione della disposizione contenuta nella legge 91/1992 (art. 9) in base alla quale un cittadino straniero può acquisire la cittadinanza italiana per naturalizzazione dopo 10 anni di residenza continuativa nel Paese, riportando così il limite a 5 anni, come era già previsto nella legge precedente (varata nel 1912 e rimasta in vigore per 80 anni).

Per meglio comprendere la portata del quesito referendario abbiamo intervistato Malick Fall, dell’Associazione Senegalesi di Napoli.

Ci puoi raccontare la tua esperienza – sia personale sia come attivista?

Credo che il racconto della mia storia possa essere, in un certo qual modo, riconducibile al bisogno di lasciare la mia terra e, dunque, di emigrare per ragioni, legate prettamente allo studio o almeno, inizialmente, è stato così. Desideravo studiare all’estero per vivere un’esperienza di arricchimento culturale, sociale e umano, entrando in connessione con una cultura di matrice occidentale. È ciò che mi ha spinto a raggiungere Parigi, dove mi sono laureato in Scienze Politiche. L’ Italia, almeno all’inizio, non era nei miei programmi, mi sono ritrovato per puro caso, nel momento in cui ho raggiunto Bologna per far visita a dei miei parenti, dopodiché mi sono spostato a Napoli da altri
miei familiari, e lì ho deciso che mi sarei trattenuto per un periodo pressoché limitato. Quando sono arrivato a Napoli, nel 2013, sono stato colpito dal calore della città, dall’apertura delle persone verso l’altro, mi sono sentito a casa e ho iniziato pian piano a entrare in contatto con la
Comunità dei senegalesi, in un reticolato intrecciato che mi ha permesso di allargare la rete dei contatti e attivarmi in prima persone per temi inerenti alla sfera dell’immigrazione, in riferimento in particolare alla dimensione dei diritti.

Com’è cambiata la percezione della cittadinanza negli ultimi anni?

La cittadinanza, come ben sappiamo, rappresenta un dualismo intrinseco, perché mentre da un lato denota una barriera, dall’altro, invece, costituisce un corpus di opportunità, che potrebbero favorire una mobilità sociale, strettamente connessa alla sfera socio-politica, nonché alla
dimensione concernente il lavoro, e dunque, la dignità umana. Nel mio caso so che pur essendo un cittadino, in quanto lavoratore e dunque contribuente, non posso esercitare il diritto al voto nel paese in cui vivo, le cui politiche influenzano inevitabilmente la mia condizione di vita sociale, e allo stesso tempo, neanche progredire professionalmente – in base alle mie competenze acquisite
durante il percorso di studi universitari – in quanto, se volessi, non potrei candidarmi alle elezioni, o partecipare a un concorso che mi consentirebbe di soddisfare le mie aspettative e di realizzare i miei sogni.


Ci puoi illustrare la disciplina normativa in oggetto, chi sono i soggetti a cui si
applica e quali sono le condizioni per ottenere la cittadinanza?

I criteri per l’ottenimento della cittadinanza riguardano gli stranieri e alludono alla residenza, di almeno 10 anni, di cui gli ultimi tre, esenti da cambiamenti, gli ultimi tre CUD, assenza di precedenti penali, nonché l’acquisizione di un attestato che certifichi le competenze linguistiche,
superiori a un livello A2.


Quali cambiamenti fondamentali si spera di ottenere con l’approvazione di questo
referendum e come pensi che potrà trasformare il panorama della cittadinanza in
Italia?

Penso che in caso di approvazione del Referendum ci sarà una svolta significativa che favorirà la mobilitazione di risorse umane, che potranno offrire il loro contributo all’Italia, in tutti i settori che la attraversano.


La richiesta referendaria è sufficiente? Può essere un’occasione per una riforma
organica della cittadinanza?

Credo che sarebbe una grande tappa che magari potrà essere concepita come un tassello verso ulteriori cambiamenti trasformativi.

Il al referendum sulla cittadinanza è un voto per dare diritti a chi oggi non li ha, ma è anche un voto per contrastare il declino orrendo dell’Italia.

Valentina Cimino

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