Emergenza rifiuti a Napoli, di nuovo
Fonte immagine: napoli.repubblica.it

Da un punto di vista della raccolta dei rifiuti, è un fatto evidente, già da qualche mese la città di Napoli ed i Comuni limitrofi vivono una chiara emergenza.

Cerchiamo da subito di essere pragmatici e di capire cosa accade nel capoluogo campano. I Comuni delle corrispettive Regioni, come noto, si occupano di raccogliere i rifiuti attraverso gli autocompattatori, i quali provvedono poi a depositare i vari rifiuti all’interno degli Stir: in questa sede avviene una vera e propria lavorazione del rifiuto, tuttavia ciò che non può essere differenziato diventa combustibile derivato da rifiuto, attraverso altri impianti piuttosto dubbi in quanto a effetti sulla salute umana. Per cui l’obiettivo ideale da raggiungere, naturalmente, è un buon livello di differenziata, in modo tale da non dover ricorrere né agli inceneritori né ai termovalorizzatori.

Cosa sta accadendo a Napoli e nei Comuni limitrofi?

Gli autocompattatori di Asia, nonché quelli di altri Comuni, trascorrono più di 10 ore in fila presso i vari Stir del territorio, in particolare a Giugliano. Questa lunga attesa rallenta la raccolta dei rifiuti urbani, poiché i vari autocompattatori risultano impegnati e di conseguenza i rifiuti restano per strada. Senza dimenticare che tale dinamica accentua altri problemi per la raccolta di ingombranti abbandonati illegalmente e nelle zone in cui non avviene alcuna differenziata, poiché il personale è impegnato nelle attese verso gli Stir, per cui gli autocompattatori risultano indisponibili.

Perché gli Stir sono bloccati?

  • Guasti che, a seguire, creano uno smaltimento a singhiozzi;
  • Impianti eccessivamente carichi;
  • Stir di Giugliano sovraccarico;

Cosa succederà a settembre?

La Regione tace. Mentre la stagione estiva si affretta a terminare, incombe sulla Regione Campania ed in particolare sul suo capoluogo una scontata profezia: l’emergenza rifiuti non si arresta, ed anzi si fa velocemente spazio un altro problema che dovrà essere affrontato a settembre, quando l’impianto di Acerra chiuderà parzialmente per manutenzione. Nonostante le rassicurazioni del vicepresidente Fulvio Bonavitacola, si prospetta uno scenario drammatico, con un termovalorizzatore funzionante a singhiozzo, gli Stir in affanno e una moltitudine di autocompattatori in attesa di smaltire, e i rifiuti potrebbero invadere le strade del capoluogo napoletano. Emergenza anche ad Acerra, Giugliano, Caivano e in tutte le zone limitrofe. A soffrire maggiormente sono e saranno i Comuni in cui il livello di racconta differenziata è basso, e a seguire, un altro problema che presto bisognerà prendere in considerazione è la evidente assenza di alternative, e cioè di impianti di lavorazione dell’umido in tutta la Regione.

Mentre i rifiuti invadono le città e nasce intolleranza legittima tra la cittadinanza, il presidente Vincenzo De Luca invita i Comuni a provvedere in questi due mesi a dei possibili e provvisori siti di stoccaggio. Se da una parte si rende necessario considerare un’alternativa il prima possibile affinché non si prospetti il peggio, dall’altra emerge un dato evidente: la gestione dei rifiuti merita una attenzione prioritaria, strumenti e soluzioni sostenibili per l’ambiente e per la salute umana. Non è accettabile che la Regione Campania resti ancora indietro con l’impiantistica e avalli solo impianti provvisori, emergenziali o suscettibili di inquinamento; grave colpa e negligenza che si trascina da tempo, questa incapacità di prevenire emergenze del genere.

Un sistema di smaltimento dei rifiuti ancora troppo fragile

Ma la nuova emergenza che si prospetta a Napoli, e che lascia le sue prime tracce in città, ci permette di porre ampie riflessioni. In particolare su quanto il sistema di smaltimento dei rifiuti risulti ancora troppo fragile e su come le precedenti emergenze – nonché le riflessioni ambientali di questi tempi – non abbiano attecchito nei cuori e nelle menti dei nostri rappresentanti istituzionali. In molti ricordano la prima emergenza rifiuti affrontata dalla Campania: il periodo emergenziale andò dal 1994 al 2002, tra commissariamenti vari e giunte di sinistra e di destra, aperture e chiusure di discariche ed evidenti fallimenti dei Piani Regionali per lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Poiché la storia insegna ma non ha scolari, come diceva il buon Gramsci, risulta inverosimile che ogni anno, nel particolare, la Regione Campania si ritrovi a fronteggiare criticità nello smaltimento dei rifiuti. Questo dato dimostra che gli impianti di riferimento non riescono a sopperire e lenire le necessità di smaltimento territoriale ed è evidente, dunque, la necessità di un lavoro sinergico a livello istituzionale affinché si progettino nuovi impianti e alternative con il minor impatto ambientale possibile e, condizione imprescindibile, un deciso rafforzamento della differenziata: è necessario porre gli enti locali nelle condizioni di poter progettare e garantire una efficiente raccolta differenziata distribuendo risorse in maniera equa, e soprattutto evitando favoritismi da tifoseria partitica.

L’assenza di impianti industriali di trattamento della frazione organica con compostaggio, digestione anaerobica e produzione di biometano rallentano notevolmente la differenziata, ma anche l’assenza di una governance locale del ciclo dei rifiuti è causa di rallentamento sia per i Comuni “ricicloni” che non. Basti pensare che il 91% dell’organico differenziato in Campania, oggi, finisce fuori regione, secondo i dati di Legambiente.

Tra i capoluoghi di provincia solo Benevento, con il 66%, supera la quota del 65%; segue Salerno con il 61% e Caserta con il 52%. Chiudono Napoli e Avellino con, rispettivamente, 34% e 31% di raccolta differenziata.

A Napoli, tuttavia, gli ultimi dati pervenuti riguardo la raccolta differenziata prevedono un incoraggiante 38%, per cui è probabile – ed auspicabile – che per fine anno la città raggiunga dopo tanto lavoro la soglia del 40%. Un lavoro pianificato può condurre, e conduce, verso obiettivi ragguardevoli, ma è ancora più evidente la necessità di un lavoro ininterrotto di collaborazione e l’individuazione di impianti all’avanguardia per scongiurare altre emergenze, e soprattutto per fronteggiare il disastroso inquinamento globale.

Bruna Di Dio

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