
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sta portando avanti il suo ambizioso progetto di riforma per il primo ciclo di istruzione, annunciato nel gennaio del 2025. L’11 marzo ha pubblicato una bozza del testo, predisposto dalla Commissione Perla, delle nuove Indicazioni Nazionali per scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado, consultabile sul sito del MIM. La Commissione, composta da studiosi di area pedagogica, è stata coadiuvata nei lavori da singole Commissioni di esperti di area disciplinare commissione di cui fanno parte, tra gli altri, lo storico Ernesto Galli Della Loggia e il musicista Uto Ughi.
Possiamo definirle positive in merito allo scenario scolastico attuale, oppure no? Analizziamo le principali novità, i pro e contro.
Le principali novità
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 introducono aggiornamenti ai contenuti disciplinari, ai campi di esperienza e alle metodologie didattiche. Da un lato, alcune sezioni restano in continuità con le Indicazioni del 2012, dall’altro emergono elementi che richiamano un modello di scuola che valorizza il recupero del passato e delle tradizioni.
Tra i punti salienti della riforma troviamo:
• Maggiore attenzione alla letteratura e scrittura: verrà dato maggiore spazio alla letteratura fin dall’infanzia e primaria. È previsto anche un rafforzamento della scrittura, ritenuta una competenza in crisi. Lo studio dell’epica sarà ampliato, includendo non solo i classici come Omero e Virgilio, ma anche saghe moderne come Percy Jackson. La letteratura viene quindi vista come strumento di crescita personale e sociale.
• Storia e cultura: la storia tornerà a essere centrale sin dalla scuola primaria, anche attraverso testi di epica classica e della Bibbia. Si darà particolare attenzione alla storia italiana, europea e occidentale, con l’obiettivo di rafforzare l’identità culturale degli studenti.
• Latino nella scuola secondaria di primo grado: il latino sarà inserito come una materia opzionale a scelta delle famiglie, a partire dalla seconda classe della scuola di I grado.
• Memorizzazione di poesie e filastrocche: si reintrodurrà lo studio mnemonico di testi poetici, considerato utile per lo sviluppo delle capacità linguistiche e cognitive.
• Matematica: viene dato spazio a nuovi ambiti, totalmente assenti nelle indicazioni del 2012. La matematica, in questo nuovo documento, viene vista come linguaggio universale, in dialogo con le altre discipline, sia STEM che umanistiche. Viene introdotta l’informatica già dai primissimi anni di scuola primaria e viene sottolineata la necessitò di riferire l’insegnamento della matematica ai contesti reali e con didattica laboratoriale.
Reazioni e dibattito pubblico
Come prevedibile, le proposte del Ministro Valditara hanno acceso il dibattito tra educatori, storici e opinione pubblica. Da un lato, alcuni elogiano la riforma per il tentativo di recuperare elementi tradizionali della formazione culturale. Secondo Valditara, il nuovo approccio migliorerà la padronanza della lingua e rafforzerà la conoscenza delle radici storiche del Paese.
Antonio Affinita, direttore generale Moige, Movimento italiano genitori afferma: “Riteniamo positiva la scelta di dare maggiore spazio alla letteratura, anche quella per l’infanzia; e di potenziare l’insegnamento della grammatica. L’idea di introdurre sin dalla prima elementare letture e attività che stimolino il piacere della lettura e il gusto per la scrittura è un passo importante per coltivare il pensiero critico e la creatività negli studenti. E’ essenziale che i ragazzi comprendano fin da subito l’importanza della correttezza linguistica, della chiarezza e dell’ordine nella comunicazione. Inoltre, l’intenzione di riprendere quella ‘grande scuola della memoria’, che da sempre ha caratterizzato la tradizione educativa italiana. La memoria, infatti, non è solo un esercizio mnemonico, ma un veicolo di valori e di identità culturale”.
Dall’altro lato, critici e associazioni studentesche hanno espresso perplessità. Ad esempio, così si sono espressi gli esponenti M5S in commissione cultura alla Camera e al Senato:
“Mentre la scuola pubblica soffre i tagli agli organici previsti dalla manovra, le discriminazioni tra regioni dovute al dimensionamento e mentre il paese va verso lo spaccamento del sistema scolastico nazionale con le autonomie leghiste, Giuseppe Valditara non trova di meglio che proporre l’abolizione della geostoria e lo studio della Bibbia. Questo ministro continua a perpetrare una visione retrograda dell’istituzione scolastica, che anziché accompagnare gli studenti nel nuovo millennio sembra proiettarli direttamente agli anni ’50. Quale sarà la prossima mossa? Rimettere le tv in bianco e nero negli istituti? Dividere le classi in sezioni maschili e femminili? Con Valditara la scuola pubblica sembra condannata ad una edizione de ‘Il Collegio’, in cui gli studenti devono vivere come facevano i loro genitori o i loro nonni. E se si azzardano a dire qualcosa le scuole potranno segnalare i loro nomi. Respingiamo questo disegno repressivo e privo di visione. Se alcune misure possono essere condivise, altre sono da rispedire al mittente. Attendiamo di leggere nel dettaglio le misure ma dalle dichiarazioni ci sembra chiaro il suo disegno reazionario, propagandistico e nostalgico. Saremo al fianco degli studenti e dell’intera comunità scolastica contro il progetto di riportare la scuola indietro di ottant’anni”
Infine, in particolar modo sui social, molti ritengono che sarebbe stato più utile introdurre discipline moderne, come l’educazione finanziaria, invece di reintrodurre il latino. Si legge;
“Cominciate ad insegnare ai ragazzi come si fa una dichiarazione dei redditi e come leggere la propria busta paga in futuro, altro che poesie a macchinetta o il latino. La scuola dovrebbe oltre alla cultura , preparati anche a vivere una vita consapevole da cittadino”.
“Invece di potenziare le materie scientifiche, concentrarsi sull’educazione digitale, lavorare per ridurre le ripetizioni che portano a rifare gli stessi argomenti a ogni ciclo scolastico, Valditara pensa di reintrodurre il latino e le poesie a memoria. Salvate la scuola!”.
Insomma, c’è chi vede nella riforma un ritorno a metodi superati e chi, invece, la considera un’opportunità per rafforzare le basi della conoscenza. Se l’obiettivo del Ministro Valditara era di aprire un dibattito nazionale sulle nuove linee guida per l’insegnamento relativamente al Primo ciclo di istruzione, questo è stato pianamente raggiunto. Le modifiche pongono sicuramente interrogativi importanti sulla loro applicazione pratica, sulle implicazioni didattiche e sull’idea di scuola di oggi e domani.
Il futuro della riforma
Il Ministro Valditara ha sottolineato che le Nuove Indicazioni Nazionali non introdurranno programmi rigidi, ma offriranno linee guida flessibili, nel rispetto dell’autonomia scolastica. Ad ogni modo, rimaniamo in attesa del decreto attuativo, atteso entro la fine di marzo 2025, che definirà con maggiore precisione le modifiche previste e le modalità di attuazione.
Nel frattempo, il dibattito tra esperti, dirigenti scolastici e rappresentanti del mondo dell’istruzione prosegue, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e proposte per affinare il testo definitivo che – nelle intenzioni di Valditara – andranno a sostituire dall’anno scolastico 2026/2027 quelle adottate nel novembre 2012. In questi giorni il ministero ha dato il via alle consultazioni delle scuole statali e paritarie per infanzia e primo ciclo, attraverso la compilazione di un questionario. Sarà quindi fondamentale seguire da vicino l’evoluzione di questo confronto, che potrebbe portare a significative innovazioni nel panorama educativo. L’esito delle consultazioni e il contributo delle scuole saranno determinanti per definire linee guida più aggiornate e adeguate alle esigenze attuali della didattica.
Elisabetta Vinci

















































