
Il 19 giugno 1944 nacque ufficialmente il Corpo Volontari della Libertà (CVL), una struttura militare creata con un obiettivo tanto ambizioso quanto vitale: unificare, coordinare e dirigere le diverse brigate partigiane impegnate nella dura lotta contro l’occupazione nazifascista.
Istituito dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), il Corpo Volontari della Libertà rappresentò la naturale evoluzione del precedente Comando militare per l’Alta Italia. La sua creazione rispondeva a una necessità stringente: trasformare i vari e spontanei gruppi di resistenti in un vero e proprio esercito organizzato.
Il coordinamento delle brigate e i vertici del Comando
In meno di un anno, il Corpo Volontari della Libertà riuscì nell’impresa di coordinare oltre cento formazioni, garantendo loro un fondamentale sostegno sul piano militare, logistico e politico. Questo enorme sforzo organizzativo lo rese, in tempi rapidissimi, un autorevole interlocutore riconosciuto sia dal neonato Governo italiano sia dalle Forze Alleate.
Al vertice del Comando Generale sedevano figure di spicco che rappresentavano le diverse anime politiche della Resistenza: Ferruccio Parri (per gli azionisti), Luigi Longo (per i comunisti) ed Enrico Mattei (per i democristiani). Ad affiancarli c’erano Antonio Stucchi, Mario Argenton e il generale dell’esercito regio Raffaele Cadorna, figura di garanzia scelta come comandante militare anche per rassicurare gli anglo-americani sulla tenuta istituzionale del movimento.
Il ruolo del Corpo Volontari della Libertà nel 25 Aprile
Il ruolo del Comando Generale si rivelò determinante nelle fasi finali del conflitto e nella Liberazione del Nord Italia. Fu proprio da questi vertici che partì l’ordine di coordinare e guidare l’insurrezione generale del 25 aprile 1945 nelle principali città settentrionali, liberandole e prendendone il controllo prima dell’arrivo delle truppe alleate.
Il culmine simbolico di questa lotta si ebbe pochi giorni dopo, il 6 maggio 1945, quando i membri del comando aprirono a Milano la grande sfilata partigiana. Un evento storico che celebrò la vittoria definitiva della Resistenza e la ritrovata libertà del Paese dopo gli anni bui della dittatura.
Dalla Medaglia d’Oro all’eredità della Fondazione
Il valore e il sacrificio di queste formazioni non tardarono a essere ufficialmente riconosciuti. Nello stesso giorno della parata milanese, la bandiera dei Volontari della Libertà venne decorata dal generale statunitense Willis D. Crittenberger con la Medaglia d’Oro al Valor Militare (conferita in precedenza con Decreto Luogotenenziale del 15 febbraio 1945). Oggi quel glorioso vessillo è gelosamente custodito nel Museo Sacrario delle Bandiere al Vittoriano, a Roma.
Successivamente, nel 1958, il valore istituzionale del Corpo Volontari della Libertà fu definitivamente sancito dal riconoscimento giuridico come «Corpo militare organizzato, inquadrato nelle Forze armate dello Stato». Un prestigio confermato anche dal fatto che fu proprio uno dei comandanti, Mario Argenton, il primo partigiano a prendere ufficialmente la parola nella Consulta nazionale.
Per non disperdere questo immenso patrimonio morale, il 18 luglio 1947 nacque a Milano la Fondazione Corpo Volontari della Libertà. Istituita con lo scopo di assistere i partigiani e le famiglie dei caduti, la Fondazione è diventata un baluardo per la preservazione e la valorizzazione della memoria. Oggi il suo sito web rappresenta un archivio documentale di inestimabile valore e una preziosa fonte di studio. Perché, in fin dei conti, scoprire questa Storia significa scoprire le radici stesse della Resistenza italiana.
Gabriele Bartolini















































