“Il canto sulla polvere”
“Il canto sulla polvere” (fonte: Ufficio stampa del Campania Teatro Festival)

Martedì 1 luglio al Teatro Tedér – Teatro del Rimedio di Napoli, Alessandra Chieli ha portato in scena Il canto sulla polvere: invocazione a Ingeborg Bachmann, uno spettacolo che celebra l’amore come pratica rivoluzionaria. L’evento rientra nel programma del Campania Teatro Festival 2025, diretto da Ruggero Cappuccio, che si svolge dal 13 giugno al 13 luglio sotto il titolo di Battiti per la Pace.

Quest’edizione del festival anima diversi luoghi della città con un programma ricco di teatro, cinema, letteratura, musica e progetti speciali, proponendo l’arte come strumento per ritrovare armonia interiore e promuovere la pace. Anche lo spettacolo Il canto sulla polvere, dedicato a Bachmann, si è trasformato in un momento di intensa riflessione sul potere della parola e sulla capacità della cultura di unire le persone oltre ogni confine.

Locandina dell’evento “Battiti per la pace”
Locandina dell’evento “Battiti per la pace” (fonte: Ufficio stampa del Campania Teatro Festival)

Da Il buon Dio di Manhattan a Il canto sulla polvere

Come si legge nella presentazione ufficiale dello spettacolo:

«Il canto sulla polvere è un’invocazione all’amore come pratica rivoluzionaria contro l’ordine del mondo. È un viaggio profondo nella parola poetica, esatta e immaginifica di Ingeborg Bachmann. È un’invocazione all’arte come scelta di vita.

Un processo surreale in cui Dio è chiamato a rispondere del dolore e dell’amore, mentre due giovani — Jennifer e Jan — rivivono, tra flashback e visioni, la loro storia. Tra poesia, interrogatori, scoiattoli messaggeri e stanze d’albergo, si consuma un atto d’accusa contro l’oblio e l’indifferenza. Un tributo alla scrittura radicale e visionaria di Ingeborg Bachmann, dove la lingua è fuoco e ferita, sogno e resistenza.»

Copertina del libro “Il buon Dio di Manhattan” di Ingeborg Bachmann
Copertina del libro “Il buon Dio di Manhattan” di Ingeborg Bachmann (fonte: adelphi.it)

La trama di Il canto sulla polvere è ispirata al radiodramma Il buon Dio di Manhattan di Ingeborg Bachmann: «Siccome nel Buon Dio di Manhattan tutte le questioni si risolvono nell’unica questione dell’amore tra uomo e donna, che cosa sia quest’amore, come si svolga, e quanto piccolo, o quanto grande possa essere, si potrebbe dire: ma questo è un caso limite… Ora, però, in ogni situazione amorosa più quotidiana, si cela il caso limite… perché in tutto quello che facciamo, pensiamo e sentiamo, talvolta vorremmo andare fino alle estreme conseguenze.»

La storia mette in scena un processo surreale: il Buon Dio viene chiamato a giudizio per rispondere del lato sovversivo dell’amore, ritenuto pericoloso per l’ordine del mondo. Secondo lui, l’amore vero e totalizzante deve essere punito con la morte.

Davanti al Giudice si intrecciano le vicende di due giovani amanti, Jennifer e Jan, che vivono un amore assoluto, senza paura né riserve. Sono pronti a stare insieme fino all’ultimo giorno, anche se sanno che presto Jan dovrà partire su una nave. Vivono in stanze d’albergo nella caotica Manhattan, immersi in un’euforia ingiustificata, come se ogni istante fosse l’ultimo.

Accanto ai protagonisti, ci sono figure simboliche come il Giudice, il Buon Dio – qui trasformato in un giustiziere – e persino due scoiattoli messaggeri, incaricati di compiere il lavoro sporco per conto di Dio. Ma qualcosa va storto: il Buon Dio ha sbagliato i calcoli e le sue sentenze non si realizzano come previsto. Jan, infatti, sopravvive e torna nel suo paese, lasciandosi alle spalle la donna amata. Perché, in fondo, la vita è fatta di tempo che scorre e di attimi che sfuggono.

Temi come identità, amore, solitudine e condizione umana percorrono tutta l’opera di Bachmann. Lo spettacolo Il canto sulla polvere ha portato in scena questa scrittura radicale e visionaria, mostrando come il Buon Dio venga chiamato a rispondere del dolore e dell’amore in un’atmosfera surreale.

L’uomo e la donna, Jennifer e Jan, vivono il loro amore tra ironia e cinismo, perché anche questi sentimenti fanno parte della condizione umana. Gli scoiattoli sono lì per eseguire un disegno superiore, ma neppure Dio è infallibile: l’amore non salva, la morte non ha rispetto dei sentimenti e il dolore non risparmia nessuno.

I grandi amori nella storia e nella letteratura finiscono spesso tragicamente: Romeo e Giulietta, Orfeo e Euridice, Tristano e Isotta, Paolo e Francesca, Eloisa e Abelardo… e anche Jennifer e Jan si inseriscono in questa lunga tradizione.

Non c’è consolazione definitiva. Resta solo l’invito ad abbandonarsi alla vita, come suggeriva la stessa Bachmann in Verrà un giorno:

«E chi non spera e chi non vive e chi non ama e chi non spera… per me non è un essere umano.»

Nell’opera, l’amore spinge gli amanti così in alto – simbolicamente fino al 57° piano di un hotel di Manhattan – che la vita quotidiana sotto di loro appare piccola e insignificante. Ed è proprio per questo che il Buon Dio decide di far esplodere una bomba e ucciderli: il loro amore mette in discussione l’ordine del mondo. Ma Jan si salva comunque. La bomba esplode, segnando la tragedia finale.

Scheda dello spettacolo

Il canto sulla polvere: invocazione a Ingeborg Bachmann è scritto, diretto e interpretato da Alessandra Chieli, con l’assistenza alla regia di Emma Tramontana. Le musiche originali sono di Michele Mandrelli e Toni Virgillito, mentre il disegno sonoro è firmato dallo stesso Mandrelli insieme ad Alessandra Chieli. La cura del movimento è affidata a Julianne Ricciardi, i costumi sono di Armida Kim e la supervisione tecnica luci e scene è di Stefan Schweitzer. La comunicazione è a cura di Sofia Tarfanelli.

Lo spettacolo è realizzato con il sostegno di Teatro Macondo e di C.A.P.I. – Teatro di Anghiari – Residenza della Toscana (Armunia – CapoTraveKilowatt), ed è stato finalista al Premio Dante Cappelletti 2023.

Valentina Cimino

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