FaustIn And Out (fonte immagine: ilmattino.it)
FaustIn And Out (fonte immagine: ilmattino.it)

Al teatro Elicantropo va in scena FaustIn And Out di Elfriede Jelinek che prende in prestito la figura di Margherita dell’Urfaust di Goethe per raccontarci la storia vera di Elisabeth Fritzl e la condizione economica precaria delle donne contemporanee, con la regia di Carlo Cerciello.

fonte immagine: teatroelicantropo.com

La scenografia è di Andrea Iacopino: si entra una persona alla volta, la maschera con una torcia smista a destra e a sinistra. Ci sono delle sedie – 16 posti a sedere in tutto – e davanti a ogni sedia una cornetta telefonica di quelle vecchie dei telefoni a rotella. E davanti alla cornetta un vetro divisorio, una scatola trasparente che mostra il suo contenuto: 4 donne su 4 trespoli, donne come bambole, in vetrina, con un abito uguale per tutte, dal colore estremamente acceso, 4 donne che aspettano che qualcosa le attivi (o riattivi!) per narrare la loro storia, il loro punto di vista, la loro sofferenza, il dolore, la fame, la necessità di raccontare la loro unicità prima di donne e poi di vittime. Su un muro uno schermo manda immagini della tv mainstream, cartoni animati, televendite, spot pubblicitari, comici e soubrette: un lavoro sublime di video e musiche di Fabiana Fazio.

Una voce narrante, maschile, è il narratore onnisciente che ci introduce a queste donne e un po’ a tutte le donne: isteriche, ipocondriache, donne che non possono comandare, donne a cui andrebbe impedito di fare danni, donne malate di depressione che si affidano a un medico. E anche qui, la figura del medico vista non solo come colui che cura ma come colui al quale le donne ambiscono. E ancora, la mancanza di lavoro, i figli, il marito, non ci sono soldi: la donna per questi motivi è depressa. Uno stigma. La voce smette di essere solo una voce e diventa il padrone, il padre, il marito, l’amante, diventa tutti gli uomini di queste vite, una voce che emette sentenze con un linguaggio pomposo, un uomo che giudica la donna in quanto vittima presunta del seviziatore, quasi a voler dire che si sta lamentando troppo per una sciocchezza.

Così non è. E le attrici in scena ce lo dimostrano: Marina Bellucci, Mariachiara Falcone, Michela Galise e Serena Mazzei, quattro attrici, quattro donne belle, intense e potenti, di una potenza tale che quella parete divisoria – il muro tra noi e loro – la abbattono senza sforzo, con interpretazioni di una delicatezza struggente, e che in un climax ascendente diventano sempre più grida di aiuto. Quello che cercano di fare è di uscire dal ruolo di vittima della società per diventare la denuncia di un mondo che smette di farsi domande scomode, che ha smesso di chiedersi dove può arrivare la crudeltà dell’essere umano, che ha smesso di pensare agli altri – finché non mi tocca, non ci tocca da vicino.

La scena si attiva con le quattro donne che indossano parrucche bionde – e in questo momento il richiamo a Paris, Texas diventa evidentissimo -, davanti a telecamere a circuito chiuso, e da lì partono i loro monologhi. Tutto diventa grottesco e inquietante: sono Barbie, sono belle, sono curate, sono biondissime, ma stanno per raccontare storie atroci. Il loro volto si deforma, la voce si spezza, urlano, piangono. Chi guarda dall’esterno ha una doppia possibilità: guardare direttamente in faccia la donna che sta facendo il monologo, o guardare i volti di tutte e 4 da uno schermo in bianco e nero. Addirittura può anche solo ascoltare e continuare a guardare i video che passano in loop dallo schermo più grande posto sul fondo del corridoio. Scegliere chi o cosa guardare mentre ognuna di loro parte con la sua storia, e sono storie brutali, cattive, storie di violenza, storie di sopraffazione e di ferocia capitalista.

fonte immagine: lindiependente.it

Le Margherita di Elfriede Jelinek sono donne a cui è stata tolta la dignità e a cui sono stati tolti i diritti. In FaustIn And Out si racconta la storia di Elisabeth Fritzl, segregata e violentata dal padre per 24 anni, da cui ebbe 7 figli. Una storia vera e tristemente famosa, che abbiamo sentito per giorni in televisione, e che ci pone una prima, grande questione: possibile che nessuno sapesse? Nel monologo questa domanda echeggia, ma la risposta non arriva. Arriva però il ritratto di un uomo che abusa mentalmente e fisicamente della figlia, che si occupa di lei non prima di essersi occupato del cane, che ha una doppia vita, una vita sopra e una vita sotto, una vita “esemplare ” con la moglie – la prima famiglia – e una vita schifosa con la figlia, amante involontaria, amante suo malgrado (con la difficoltà di accettare il termine amante in un rapporto incestuoso), tenuta rinchiusa, nascosta, sporca e affamata. E poi ci sono i racconti di donne abusate, di donne vessate, donne vittime della violenza maschile, donne succubi di una società che fa di tutto per mantenere lo status quo.

Quattro corpi e quattro voci che riescono a fondersi per portare in scena una sola realtà: ognuna di loro sta raccontando una violenza. E per farlo parlano attraverso una cornetta: chi guarda alzerà quel telefono davanti a sé, sollecitato da una luce rossa lampeggiante, e da quel telefono passerà la voce della donna che si spoglierà di ogni timore per far arrivare la propria versione dei fatti. Sono figure singole e figure collettive contemporaneamente, sono donne impotenti, abusate dall’uomo (dal maschio) e dalla società neoliberista, donne costrette all’interno di uno scantinato/prigione che rappresenta il marcio, mentre l’esterno è l’apparenza, il bello, il buono, il bello e il buono che però è finto, artefatto, costruito ad hoc.

FaustIn And Out è uno spettacolo di una potenza sconvolgente, distruttiva: il regista Cerciello ha portato sulla scena tutta la cattiveria e la superficialità peggiore dell’essere umano, e le quattro attrici sono tutte bravissime nel dare corpo e voce a questa follia. Questo è uno spettacolo di pure verità.

Fino al 30 ottobre al teatro Elicantropo.

Valentina Cimino

Volevo studiare lettere e alla fine mi sono iscritta a giurisprudenza. Appassionata di libri, poesie e balletto. Proud to be nerd. Lavoro, scrivo, leggo, mangio. Dormo poco.

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