covid-19 crisi
Fonte: La Retaguardia

Furono quattro gli anni che intercorsero tra la crisi di Wall Street del 1929 e l’ascesa – democratica – di Hitler al potere del 1933. Quattro anni che sgretolarono il sistema internazionale preesistente, dimostrando tutta l’incapacità previsionale e gestionale delle grandi potenze dell’epoca che spianarono la strada ad uno dei più brutali periodi storici che la storia dell’umanità ricordi. Oggi tutto sembra ripetersi: la crisi economica, sanitaria e sociale scatenata dal Covid-19 sembra aver fatto crollare tutti i paradigmi che la società capitalista nella sua declinazione neoliberista ci ha propinato come se fossero leggi fisiche immutabili.

Torniamo alla fine della Prima Guerra Mondiale: la vittoria tedesca nella guerra franco-prussiana del 1870-71 era finalmente vendicata e il sentimento francese di revanche (“rivincita”) era stato soddisfatto. La Francia aveva vinto e il Trattato di Versailles del 1919 andava a sostituire quello di Francoforte del 1871.

Il Presidente degli USA Woodrow Wilson aveva provato con i suoi famosi 14 punti ad indicare una via alternativa che potesse andare oltre i vecchi risentimenti nazionali: autodeterminazione dei popoli, creazione della Società delle Nazioni per risolvere le controversie internazionali, il ritorno dell’Alsazia-Lorena alla Francia – che era stato uno dei principali motivi di attrito con la Germania – erano alcuni dei punti che Wilson propose alle altri grandi potenze per favorire una distensione del clima che potesse favorire pace e, dunque, prosperità economica. Al multilateralismo della Società delle Nazioni si affiancò parallelamente la politica unilaterale dell’esecuzionismo francese, cioè di rigidità ed intransigenza verso le indennità di guerra stabilite nel Trattato di Versailles che la Germania doveva rispettare.

Nonostante questo “doppiogiochismo” francese, la Società delle Nazioni arrivò – non senza fatiche – fino al 1929, anno della Crisi di Wall Street. La crisi, che ebbe una portata globale, travolse le economie di tutti i principali Paesi che si ritrovarono a dover affrontare un evento drammatico e del tutto inaspettato, esattamente come oggi con il Covid-19. Nonostante la situazione d’emergenza, il sistema internazionale derivante dal Trattato di Versailles non venne mai messo in discussione; la crisi globale mise in evidenza tutte le contraddizioni interne al sistema con gli egoismi nazionali che entrarono in netto contrasto con il multilateralismo promosso dalla Società delle Nazioni.

La crisi, dunque, non portò ad alcun rinnovamento del sistema, anzi si cercò addirittura di risolvere i problemi con il vecchio strumento delle Conferenze di stampo ottocentesco che già aveva dimostrato tutti i suoi limiti, sopratutto a causa del differente peso decisionale che i Paesi avevano al suo interno. I problemi economico-finanziari, allora come oggi, avevano la priorità sul resto. Gli USA lavoravano per una nuova stabilità economico-finanziaria europea: senza di essa, i crediti maturati durante la Prima Guerra Mondiale non sarebbero mai più rientrati.

Ma il vero grave errore di quel momento storico fu quello di non dare il giusto peso all’importanza della stabilità politica, condizione necessaria per arrivare ad una stabilità economica. La Francia, nel momento di crisi, non fece altro che chiudersi nella sua politica unilaterale di sicurezza nazionale, continuando con estrema rigidità ed intransigenza a pretendere dalla Germania il rispetto delle condizioni di Versailles; la Germania, stremata, andava sentendosi sempre più oppressa e isolata a causa del miope comportamento francese. Hitler iniziava pertanto a prendere piede con le sue tesi di rottura e rifiuto delle indennità di guerra: il sistema internazionale aveva dimostrato di non poter essere riformato pacificamente e diplomaticamente nonostante la crisi avesse esternato in maniera chiara il bisogno di un cambio di sistema.

Ed ecco che con l’arrivo del Covid-19 il parallelismo con le miopi politiche economiche dell’Unione Europea diventa più che immediato. È dal 1992 infatti, che con l’adozione del Trattato di Maastricht l’UE ha deciso di intraprendere una strada ben precisa, quella del neoliberismo. Ancor più specificamente, con l’adozione del Trattato di Lisbona nel 2007, sono emersi chiaramente i pilastri dell’Unione Europea: libertà di circolazione di beni, persone, servizi e capitali, accompagnati da un sempre più marginale ruolo statale che avrebbe dovuto semplicemente garantire la concorrenzialità interna al mercato, in linea con l’ideologia ordoliberista di stampo tedesco. L’economia si è man mano trasformata da strumento in mano alla politica a strumento di guida politica.

Coronabond-Europa
Ursula von der Leyen e Giuseppe Conte a colloquio. Fonte: agenpress.it

Proprio questa insistenza nel credere assiduamente al sistema dei prezzi come “principio ordinatore” del mercato – a tratti simile a una cieca fede religiosa – ha prodotto negli ultimi 30 anni un esponenziale aumento del malcontento tra le fasce popolari degli Stati europei, soprattutto quelli dell’area mediterranea, a causa dell’aumento delle disuguaglianze sociali dovute in prima istanza allo smantellamento dei welfare state e alle privatizzazioni in tutti i settori principali dell’economia. 

Tutto quello che per questi anni ha rappresentato il paradiso delle libertà individuali e del principio della libera iniziativa economica, si è palesato essere, con la crisi globale intersettoriale prodotta dal Covid-19, un inferno per le classi subalterne maggiormente esposte ai problemi di carattere economico e sociale. Da un momento all’altro lo Stato si è reso conto di aver perso tutti gli strumenti necessari per poter fronteggiare tali questioni, mentre l’UE si sta dimostrando essere ostaggio dello stesso ideale economico che ne ha determinato la nascita. Il neoliberismo ha gettato le basi per la nascita dell’UE, ed è lo stesso che oggi ne sta scavando la fossa

I Paesi europei in difficoltà oggi chiedono flessibilità per accedere ai fondi del MES così come la Germania del primo dopoguerra chiedeva flessibilità riguardo le indennità di guerra. La miopia economica e gli egoismi nazionali di Germania, Olanda e Austria non sono diversi dalle posizioni della Francia nel ’29: il Covid-19, come la crisi di Wall Street, lascia emergere tutte le contraddizioni economiche dell’unione e i nazionalismi che fino ad ora erano rimasti più o meno celati sotto una non sempre chiara “solidarietà europea”.

Ora, l’immediato futuro ci pone di fronte a due alternative abbastanza chiare: o l’Europa finalmente si fa archiviando il neoliberismo e le conseguenti politiche di austerità indotta e completando dunque l’unione fiscale, giudiziaria, di bilancio con una reale democratizzazione degli organi istituzionali e con una lotta serrata al Covid-19, alla disoccupazione e alle diseguaglianze sociali, oppure l’Unione Europea è destinata ad autodistruggersi. E quest’ultimo scenario porrebbe un grosso punto interrogativo su quelli che saranno i futuri assetti geopolitici in un mondo che tornerebbe ad essere, molto probabilmente, bipolare: USA e Cina attendono alla finestra.

Nicolò Di Luccio

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