Economia circolare: cos’è e come può salvare il pianeta

«L’economia mondiale è oggi un gigantesco casino». Come dare torto all’ex Presidente del Consiglio di Stato cubano Fidel Castro? È ormai chiaro che la crescita della società moderna, basata sul fenomeno economico sociale consumista, sta portando il pianeta al collasso. Ma il consumo vistoso altro non è che il frutto di un modello economico lineare, ovvero un’economia che governa la vita di ogni prodotto di consumo. Secondo il report Circular by design – Products in the circular economy redatto dall’EEA, i prodotti in questione rappresentano la fonte della creazione del valore e i margini di profitto sono basati sulla differenza fra prezzo di mercato e il costo di produzione. La tecnologia punta a rendere in poco tempo i prodotti suddetti obsoleti e quindi a stimolare i consumatori ad acquistarne di nuovi. In poche parole, nell’economia lineare i prodotti di consumo seguono un semplice schema: produzione -> consumo -> smaltimento. Fortunatamente l’alternativa a tutto ciò esiste: ed è l’economia circolare.

Economia circolare o fallimento

Un sistema economico fondato su una crescita infinita in un sistema naturale finito qual è la nostra biosfera è inevitabilmente destinato al fallimento. Abbiamo quindi un urgente bisogno di un nuovo modo di pensare l’economia, nuove idee sul concetto di prodotto e processi di produzione a basso impatto ambientale. Necessitiamo di un sistema economico pensato per riutilizzare i prodotti di consumo in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation, per economia circolare s’intende «…un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In essa i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». Un sistema produttivo non più fondato sulla massimizzazione dei profitti e sull’iper sfruttamento delle risorse naturali ma che, come già detto, rielabori tutte le fasi di produzione e segua i 5 principi fondamentali individuati dalla Ellen MacArthur Foundation:

  1. ECO PROGETTAZIONE: progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita, quindi con caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio o la ristrutturazione;
  2. MODULARITÀ E VERSALITITÀ: dare priorità alla modularità, versatilità e adattabilità del prodotto affinché il suo uso si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne;
  3. ENERGIE RINNOVABILI: affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fonti fossili;
  4. APPROCCIO ECOSISTEMICO: pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti;
  5. RECUPERO DEI MATERIALI: Favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità.
Come funziona l’economia circolare?

Buone pratiche di bioeconomia

Dal recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale promosso nel territorio del Comune di Genova tramite il progetto di rete cittadino Ricibo, a Non dire vecchio!, un piano avviato dalla Città di Asti che ha come obiettivo il recupero e la trasformazione di oggetti destinati alla discarica in beni da poter riutilizzare e donare a famiglie in difficoltà. Nell’ambito delle buone pratiche numerosi sono i progetti riguardanti il sistema economico circolare soprattutto per quel che concerne il riciclo, l’ultimo gesto di quella serie di azioni pro ambiente che viene definita la “regola delle 3 R” (riduci, riutilizza, ricicla).

Il primo principio della circular economy mostra però quanto sia insufficiente la sola riduzione degli sprechi tramite il recupero di cibo e materiali. Ecco perché i processi di produzione dei beni di consumo devono passare per un’ecoprogettazione utile a risolvere il problema alla radice. A tal proposito sono tante le nuove startup nate con questo obiettivo, aziende innovative che utilizzano nuove tecnologie e che saranno senza dubbio i futuri attori del mercato dell’economia circolare.

Produrre materiali sostenibili per la bioedilizia tramite l’utilizzo di ingredienti naturali è il progetto di Mogu, un’azienda fondata nel 2014 dall’Ingegner Maurizio Montalti. Nella sede sita a Inarzo, piccolo Comune sul lago di Varese, ci si affida a funghi (micelio) e residui agricoli per la realizzazione dei materiali. Mille chilometri più a sud, a Catania, due giovani siciliane, Adriana Santonocito ed Enrica Arena, hanno fondato l’Orange Fiber, un’impresa che ha brevettato e che realizza tessuti sostenibili da sottoprodotti agrumicoli. La stoffa viene realizzata utilizzando quello che viene definito pastazzo d’agrumi, ovvero quella frazione umida di scarto che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi.

«Noi non viviamo la vita. Noi la consumiamo»

Recenti stime dell’Onu rivelano che nel 2050 la popolazione mondiale conterà più di 9 miliardi di individui. Questa crescita demografica comporterà un inevitabile aumento dei consumi e quindi dei rifiuti. Lo conferma il rapporto “What a Waste 2.0 : A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050” in cui si spiega come l’aumento della popolazione mondiale, la crescita economica e la rapida urbanizzazione porterà a un accrescimento della produzione di rifiuti del 70% in più rispetto ad oggi.

Non dobbiamo dimenticare che, come detto all’inizio dell’articolo, viviamo in una biosfera in cui le risorse non sono infinite e che l’estrazione di tali materie prime producono un elevato impatto ambientali in termini di consumo di energia ed emissioni di gas serra. Insomma, i motivi per cui è necessario passare da un sistema economico lineare a una economia circolare sono evidenti e sotto gli occhi di tutti.

Secondo i dati forniti dal Parlamento Europeo, grazie a progetti quali la prevenzione dei rifiuti, l’ecodesign e il riutilizzo dei materiali «… le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di €600 miliardi, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%». Oltre a una minore pressione sull’ambiente e a un notevole risparmio economico, un sistema economico circolare porterebbe ulteriori vantaggi, tra cui un nuovo impulso all’innovazione e alla crescita economica e soprattutto un incremento dell’occupazione non indifferente.

Verrebbe da chiedersi, come in quasi tutte le occasioni in cui si parla di tutela ambientale, cosa stiamo aspettando?

Marco Pisano

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