Il fascismo non ritornerà perché non è mai andato via

In quest’ultima parte di campagna elettorale si sta assistendo a un vero e proprio sdoganamento dell’ideologia fascista da più parti politiche. Per fare ciò non serve dichiararsi apertamente fascisti, basta dire che il fascismo è morto o che non esiste.

Dopo Macerata, la tensione nel Paese è diventata sempre maggiore. Durante i giorni seguenti uno strano fenomeno mediatico avveniva: vietato usare la parola “fascista” associandola all’attentatore. Gli aggettivi utilizzati sono stati molteplici: pazzo, maniaco, squilibrato, folle. Guai però a parlare di fascismo; non importa che dopo il gesto l’esecutore si sia avvolto in una bandiera tricolore e mentre lo ammanettavano facesse il saluto romano.

Da allora e da più parti si ripete un unico mantra: il fascismo è morto e i fascisti non esistono. Movimenti neofascisti come Casapound o Forza Nuova trovano spazio nelle cronache degli ultimi giorni.

Casapound, in particolare, è una forza politica che si dichiara apertamente fascista: il leader della formazione dei “Fascisti del terzo millennio”, Di Stefano, definisce il partito come: “naturale erede del fascismo, il solo che prende il testimone da quello che una volta era il Movimento Sociale Italiano”.  (https://www.youtube.com/watch?v=Mz4d1Ocnb4k)

Ha proprie sedi in tutta Italia ed è presente tra le liste in corsa per accedere al Parlamento italiano alle elezioni del 4 marzo; è invitata ai dibattiti e considerata da alcune formazioni politiche come una normale espressione democratica, nonostante, come si apprende dal testo dell’art. 1 della Legge Scelba, le organizzazioni che si ispirano al fascismo sono da considerarsi da sciogliere.

Art 1

« quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. »

Di recente ha poi fatto discutere la sentenza della Corte di Cassazione la quale ha stabilito che “Non è reato il saluto romano se ha intento commemorativo e non violento: in questo senso, può essere considerato una libera «manifestazione del pensiero» e non un attentato concreto alla tenuta dell’ordine democratico”.

Secondo tale sentenza, i due imputati sono da ritenersi non colpevoli in quanto, per il giudice, non vi era «alcun intento restaurativo del regime fascista» nel gesto dei manifestanti.

E torniamo all’art. 1 della legge Scelba (645/1952), dove si fa riferimento a “finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”

Non essendoci stata violenza esplicita nel gesto del saluto, ma un intento commemorativo, gli imputati non possono essere giudicati colpevoli, ma anzi sono garantiti dall’art. 21 che stabilisce, appunto, la libertà di espressione.

Resta da chiedersi cosa ci sia da commemorare del ventennio fascista, rappresentato nel suo gesto simbolico più forte, se non la morte della democrazia e la soppressione delle libertà garantite oggi da una Costituzione nata dal sangue di coloro che il fascismo l’hanno subito e combattuto dando la vita.

Questa sentenza appare come l’ennesima legittimazione di un qualcosa che si credeva lontano, che fino a poco fa era nascosto nell’ombra e che oggi torna alla luce del sole, con un volto nuovo ma portando dentro lo stesso sentimento. Basta, pare, la motivazione della libertà d’espressione a consentire che il fascismo continui a essere presente attivamente nella scena politica italiana.

Al di là della sentenza, il perché di questa legittimazione è da ricercare nella combinazione tra il periodo di profonda crisi sociale, il malcontento che serpeggia tra la popolazione, e l’accendersi di una campagna elettorale tra le più povere di contenuti e ricca invece di demagogia e promesse.

Infatti, anche per altre formazioni politiche, seppur moderate, il richiamo a tematiche sociali incentrate su razzismo, paura, orgoglio nazionale, può rappresentare la chiave per attingere a un serbatoio di voti in vista della imminente prova elettorale.

Il pensiero fascista porta voti a chi sa conquistarli.

Ma l’avanzata populista e fascista è anche colpa di una Sinistra non più in grado di comprendere i reali bisogni delle persone, che ha dimenticato le periferie e il rapporto con quella che una volta era la propria base oggi abbandonata a sé stessa. Lo sdoganamento dell’ideologia fascista parte da lontano. Dalla fine del Comunismo, in particolare nell’ultimo decennio, si è insistito sul superamento delle ideologie in politica: né destra, né sinistra esistono più, valgono solo le idee.

Se non esiste distinzione, se non esiste ideologia, è lecito credere che non esista più nemmeno il fascismo. Questo ha portato però allo svuotarsi del senso dei partiti, che da corpi intermedi e portatori di una visione della società, si sono trasformati in contenitori liquidi, in cui è possibile tenere tutto e il contrario di tutto.

Fascismo e populismo oggi sono più che mai presenti proprio grazie all’incapacità della classe politica di fornire risposte che sappiano accontentare le fasce della popolazione che maggiormente hanno subito gli anni della crisi. Parlare alla pancia delle persone è semplice, dare risposte alle loro paure indicando i nemici e aizzando l’odio insegnando dogmi è quanto mai facile.

Dire che il fascismo è morto è simile ad affermare che la mafia non esiste: chi di noi saprebbe identificare un mafioso? Potete con estrema certezza dire di averne mai visto uno? Allora hanno ragione quelli che dicono che la mafia non esiste.

Il fascismo, come la mafia, non ha bisogno di una divisa: esiste in ogni scelta che facciamo, nelle nostre decisioni e nei nostri comportamenti.

È fascista discriminare una persona per qualsiasi differenza.

È fascista pensare puramente agli interessi personali.

È fascista girare la testa dall’altra parte.

È fascista giudicare gli altri basandosi sui pregiudizi.

È fascista compiere violenza.

È fascista non ascoltare gli altri.

È fascista credere che l’unica opinione che conti sia la propria.

È fascista credere che il mondo finisca con la porta di casa propria.

È fascista sentirsi migliore degli altri.

È fascista compiere qualsiasi atto che giovi alla criminalità organizzata.

È fascista picchiare e torturare un uomo, anche se è un fascista.

È fascista qualsiasi forma di limitazione della libertà altrui quando questa non reca alcun danno ad altri.

Quindi hanno ragione quando dicono che il fascismo non tornerà, perché non è mai andato via.

Tenendo bene a mente questo, l’unica soluzione appare quella di compiere dei “piccoli atti di antifascismo” quotidianamente, provando a incominciare da noi stessi, difendendo la libertà nostra e degli altri. Il primo atto da compiere sarebbe proprio iniziare a chiamare le cose con il loro nome, senza paura: il fascismo è tale in qualsiasi modo si presenti.

Anche Funari, in una sua trasmissione, diceva: “Se uno è stronzo non lo posso chiamà stupidino, se crea delle illusioni, je devi di’ stronzo!”

Salvatore Gennaro Boccarossa