Il Movimento Cinque Stelle compie 10 anni: l'anti-politica è diventata èlite
Fonte immagine: pagina Facebook di Luigi Di Maio

Il Movimento 5 Stelle compie dieci anni e festeggia a Napoli con l’evento “Italia 5 Stelle” nel complesso fieristico della Mostra d’Oltremare. Sul palco dell’Arena Flegrea si alternano i leader del Movimento: il capo politico Luigi Di Maio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il presidente della Camera Roberto Fico e anche, introdotto da un video in cui indossa la maschera di Joker, Beppe Grillo che parla di caos, democrazia e identità.

Tutti i leader sono d’accordo nell’affermare che il Movimento non è più quello delle origini: ora è una forza di governo, è all’interno delle istituzioni e ha bisogno da un lato di rinnovamento e dall’altro di più organizzazione, che è necessaria a ogni tipo di gruppo che nel tempo diventa più grande.

Il cambiamento del Movimento passa per una nuova organizzazione

L’evento “Italia 5 Stelle” a Napoli, oltre che per celebrare, serve anche per fare il punto della situazione, capire in che direzione il Movimento stia andando. Dieci anni fa era definito anti-politica perché dura era la sua lotta alle élite e al vecchio modo di fare politica, ma dopo dieci anni è all’interno delle istituzioni, seguendo l’evoluzione naturale di un movimento che si fa partito e riconosce che, nonostante vi siano diverse modalità di azione, ci sono delle strutture che non hanno colore politico e all’interno delle quali si inseriscono tutte le forze, soprattutto se di governo, perché essere élite non necessariamente è sintomo di corruzione, quanto piuttosto di responsabilità.

Il cambiamento del Movimento passa per una nuova organizzazione: ora gli iscritti di Rousseau avranno la possibilità di aprire un profilo pubblico con informazioni personali, biografia e propria storia nel Movimento e ognuno potrà fare una proposta di miglioramento su un particolare tema perché la «riorganizzazione non serve a parlamentari ed eletti, ma al cittadino che se ha un problema, non sa con chi parlare del Movimento». Agli iscritti sarà data la possibilità di decidere chi debba rappresentarli a livello nazionale per ogni tema e chi a livello regionale, per creare una nuova classe dirigente.

La filosofia è decisamente diversa: in questo rinnovamento c’è più organizzazione territoriale ma più gerarchia, nonostante la composizione sia ancora molto legata alla base, alla spontaneità e alla partecipazione attiva, dato che tutti i profili dei futuri responsabili saranno oggetto di votazione sulla piattaforma.

Da un lato, quindi, c’è la debolezza di un Movimento 5 Stelle che proprio nel momento in cui festeggia i suoi primi dieci anni si ritrova a dover legittimare un’alleanza di governo costruita con quello che un tempo sarebbe stato il suo nemico: un partito che incarna lo spirito tradizionale di organizzazione, di nomine e d’élite, dato il suo scarso radicamento nelle periferie; dall’altro c’è il tentativo di ribaltare questa narrazione, di fare propria la debolezza e rilanciare con una nuova organizzazione che al centro ha sempre i propri membri, per radicare la propria base e ampliarla con nuovi soggetti, per dare nuova linfa a un Movimento che comincia a scontrarsi con le sue correnti interne proprio come un vero partito. Fare propria la debolezza e legittimare il legame dell’anti-politica con la politica attraverso quello che Di Maio definisce “la prova dei voti”, il fatto cioè di restare in questo governo fino a quando vi sarà la possibilità di fare quello che è positivo per i cittadini.

Il futuro dei 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle riconosce la necessità di un’organizzazione che «non può più permettersi di non avere» e nello stesso tempo fa in modo di attrarre nuove persone pronte a mettersi in gioco. In questa nuova visione si parla di futuro, di spinta verso il futuro, con lo stesso slogan “Io sono Futuro” a metà tra la personalizzazione dei suoi leader e il corteggiamento del singolo cittadino che può fare la differenza.

Il futuro prospettato dal palco di Italia 5 Stelle è quello di una forza politica che pur avendo sempre rifiutato l’etichetta di partito di fatto ne sta assumendo le sembianze per organizzazione, territorialità e base. Un futuro basato su una riorganizzazione che ha come modello quello di una struttura tradizionale, nonostante le forme di partecipazione siano più innovative. Come ci hanno dimostrato le campagne elettorali degli ultimi anni negli Stati Uniti, infatti, certe forme di partecipazione e mobilitazione politica, nonostante sfruttino infrastrutture digitali moderne, sono basate su un modo di fare politica risalente forse agli anni ’50 dove la politica era territorio, volantini e incontri di quartiere.

Il progetto del Movimento 5 Stelle, presente o futuro, si distingue però per una cosa fondamentale che invece è quella che solitamente differenzia i partiti in un asse immaginario, molto spesso non reale, tra destra e sinistra. Il Movimento sfrutta ancora una volta questa ambiguità, puntando sui temi e non sulle categorie, perché come afferma Di Maio «favorire l’ambiente è di destra o di sinistra? Una legge anticorruzione è di destra o di sinistra? Secondo me, è una novità».

Questa strategia di non definizione, di sottrazione, molto spesso ha pagato, perché riesce a conciliare più esigenze come spostare l’attenzione dalle etichette ai temi e attrarre porzioni diverse di elettorato che nel mondo moderno faticano a definirsi di destra o di sinistra. Però è la stessa strategia che permette a una forza politica di allearsi nel giro di un anno con un partito di destra e subito dopo con uno di centro-sinistra, secondo delle logiche che non sono propriamente estranee a quelle della politica tradizionale e che in una prospettiva a lungo periodo potrebbero portare a numerose altre, nuove definizioni.

Il Movimento Cinque Stelle quindi, dieci anni dopo si presenta come il più classico del rivoluzionario imborghesito, un movimento nato per abbattere il sistema che non solo ora rappresenta il sistema stesso, ma che lo fa tenendo insieme sia le opportunità che esso fornisce che, soprattutto, le sue contraddizioni.

Sabrina Carnemolla

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